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Economia | 15 gennaio 2021, 11:47

L'Ordine dei Consulenti del lavoro di Varese: «Troppe incertezze sugli incentivi per l'occupazione femminile»

La presidente Vera Stigliano contesta interpretazioni restrittive e prevedibili ritardi: «Così diventa impossibile raggiungere l'obiettivo di reinserire le donne nel mondo del lavoro»

Vera Lucia Stigliano

Vera Lucia Stigliano

Recuperare il contributo fondamentale delle donne al mondo del lavoro è uno degli obiettivi dichiarati dell’ultima Legge di Bilancio «ma la mancanza di tempi certi per rendere operativi gli incentivi e la diffusione di autorevoli interpretazioni restrittive della norma rischiano di rendere inefficaci gli strumenti appena varati» spiega Vera Stigliano, presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Varese.

La crisi sanitaria ed economica in corso ha ulteriormente esasperato le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro. Già nel 2019 metà della popolazione femminile tra i 25 e i 64 anni non aveva un’occupazione retribuita, ma durante il 2020 il 56% dei posti di lavoro persi - oltre 470 mila impieghi - apparteneva a una donna (dati della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro). Per invertire questa tendenza la Legge di Bilancio 2021 ha introdotto degli incentivi per l’assunzione delle donne (articolo 1, commi 16-19) prevedendo l’esonero contributivo del 100%, fino a un massimo di 6mila euro all’anno, per le assunzioni del biennio 2021-2022 (per 12 mesi in caso di assunzione a termine e fino a 18 mesi se il contratto è stabilizzato). L’esonero inoltre si applica solo se l’assunzione comporta un incremento occupazionale netto (in base al tasso LULA, calcolato considerando la differenza tra il numero dei lavoratori di ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti). «Purtroppo molte delle interpretazioni in circolazione, anche di voci autorevoli, tendono a sommare il requisito dell’aumento di occupazione ai requisiti soggettivi di disoccupazione di lunga durata previsti dalla legge Fornero del 2012 – commenta Stigliano – Ma questa è una forzatura interpretativa che da un lato rende quasi inapplicabile la norma e dall’altro la snatura nell’obiettivo dichiarato nella Relazione tecnica di Bilancio, di reinserire nel mondo del lavoro le donne licenziate nei mesi scorsi, in seguito alla pandemia, e che quindi non presentano il requisito di disoccupazione di lunga durata».

Altro elemento di perplessità riguarda l’aumento di 50 milioni di euro del Fondo per le politiche della famiglia previsto sempre dalla Legge di Bilancio 2021 (artt 1, comma 23) per il sostegno e la valorizzazione delle misure organizzative adottate dalle imprese e favorire il rientro al lavoro delle collaboratrici madri dopo il parto: «Se non vengono al più presto specificati i modi di utilizzo di questo fondo, anche questa risorsa non otterrà alcun risultato – avverte Stigliano – Sarebbe un grave errore perché il mondo del lavoro, soprattutto ora, ha estremo bisogno del contributo delle donne». L’auspicio è quindi che arrivi più presto un’interpretazione ministeriale meno restrittiva e più coerente con gli obiettivi della Legge di Bilancio per quanto concerne gli incentivi all’occupazione femminile e che siano predisposti e specificati gli strumenti di accesso al Fondo per il sostegno al rientro delle neomamme al lavoro. «In linea generale la Legge di Bilancio 2021 prevede molti strumenti, ma nessuno di questi spendibile nell’immediato – conclude Stigliano – e in attesa che diventino operativi, aziende e mercato del lavoro rimangono in agonia per mancanza di ossigeno».

 

Redazione

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