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Attualità | 16 gennaio 2021, 10:00

Protesta pacifica di baristi e ristoratori. «Ci hanno messo in croce e non si capisce il perché». «Che almeno ci aiutino in maniera congrua»

Busto Arsizio. L'alba del giorno dopo per quanto riguarda la “protesta pacifica” di baristi e ristoratori. Perché in città di questo si è trattato, di una protesta rispettosa delle regole

Protesta pacifica di baristi e ristoratori. «Ci hanno messo in croce e non si capisce il perché». «Che almeno ci aiutino in maniera congrua»

Busto Arsizio. L'alba del giorno dopo per quanto riguarda la “protesta pacifica” di baristi e ristoratori. Perché in città di questo si è trattato, di una protesta rispettosa delle regole, proposta dai locali del circuito “Schiariamoci le idee”. Rispettosa e silenziosa, come le sale vuote dei locali, a luci accese e saracinesche alzate, ma non per questo meno sentita. Perché richieste, preoccupazioni e difficoltà sono comuni.

Fateci lavorare!

Dopo i sentimenti che abbiamo raccolto ieri tra baristi e ristoratori di Busto e Valle Olona (LEGGI QUI e QUI), un'altra voce che si leva alta nel coro di malcontenti è quella dei gestori dell'Osteria dul Tarlisu di via Foscolo: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Lo dice l'articolo 1 della nostra Costituzione. Non vogliamo essere polemici, ma siamo stanchi.

Ci avete fatto chiudere, abbiamo speso soldi per adeguare i nostri locali alle regole, abbiamo dimezzato i tavoli, ci siamo adattati all'asporto (che per alcune realtà come noi non è semplice), abbiamo ricevuto aiuti miseri che neanche bastano a pagare affitto e spese fisse (eh si perché non hanno sospeso nulla... le spese fisse ci sono, eccome!)».

La richiesta è unanime («fateci lavorare seguendo regole e normative») e soprattutto condivisa sentendo i vari ristoratori e baristi in questi giorni: «Noi come le palestre, le piscine, i bar... abbiamo bisogno e diritto di lavorare. Non siamo noi gli untori! Come altri hanno la possibilità seguendo regole e normative (negozi, centri commerciali, parrucchieri...) anche noi vogliamo lavorare!».

«Ci hanno messo in croce»

Tra i 15 locali che hanno creato il circuito cittadino di “Schiariamoci le idee” c'è anche lo storico Bar Franco. «Ci hanno messo in croce, e non si capisce il perché – dice Renato Bozzetti, titolare del bar di corso XX Settembre a Busto Arsizio – Siamo tutti preoccupati, anche io ho paura di prendere il virus... ma non è giusto che siamo gli unici costretti a tenere chiuso. Chiediamo di poter lavorare in sicurezza e nel rispetto delle regole. Abbiamo dimostrato di poterlo e saperlo fare».

«Almeno aiutateci in maniera congrua»

Apre il capitolo “ristori” Riccardo Escalante, titolare del Ristorante “Flora” di via Rossini a Busto Arsizio. «Che almeno ci aiutino in maniera congrua, se proprio vogliono tenerci chiusi – sottolinea Escalante – Così non è possibile andare avanti. Con tutte queste fasce (rossa, arancione e gialla) non si capisce niente. C'è poca chiarezza e ci mettono in difficoltà».

Insomma, in un quadro così cupo, l'importante è non perdersi d'animo. Come lo chef Massimiliano Correale del Ristorante Les Lumières di via Milazzo (zona Sant'Edoardo) a Busto Arsizio, anche lui tra i sostenitori e gli aderenti alla protesta pacifica: «E comunque ricordiamo a tutti che se siamo ancora qua è solo grazie a voi... giovedì cazzuola con prenotazione entro mercoledì, non dimenticatelo».

Alessio Murace

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