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Varese | 25 gennaio 2021, 10:26

Varese ricorda Giulio Regeni online. Una pagina per chiedere verità e giustizia

Nel giorno della ricorrenza della scompara del dottorando italiano, sequestrato il 25 gennaio del 2016 in Egitto, anche Varese si unisce ai cori che non smettono di chiedere che sia fatta luce sulla vicenda. Zanzi: «Un Paese che non chiede verità è un Paese senza onore»

Varese ricorda Giulio Regeni online. Una pagina per chiedere verità e giustizia

Un anno fa i varesini si radunavano fuori da Palazzo Estense per chiedere verità e giutizia per Giulio Regeni, il dottorando italiano sequetrato il 25 gennaio del 2016 in Egitto, torturato per giorni e ritrovato cadavere il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. 

«Quest’anno non possiamo ritrovarci in presenza per ricordare Giulio e allora abbiamo pensato ad una pagina dove tutti noi potremo lasciare una parola, una frase, un video, un audio, un disegno, un ricordo personale. Lo dobbiamo a Giulio, a Paola e a Claudio, i suoi genitori, ad Alessandra Ballerini, il loro avvocato, a tutti i consulenti in terra egiziana. Ma lo dobbiamo fare per continuare a sostenere quella forza, quella dignità, quella determinazione che rappresentano per tutti noi una vera e propria stella polare». 

La pagina Facebook si chiama Varese per Giulio Regeni«Non possiamo che restare accanto alla famiglia, cercando di alleviare, per quanto possibile, il ‘peso’ della storia di Giulio, e rafforzare l’azione che, ci auguriamo, prima o poi porti alla verità giudiziaria oltre che storica». 

Tra le prime testimonianze, quella del vice sindaco Daniele Zanzi: «Quella di oggi è una data da ricordare, brutta e infame, perché un Paese che non chiede verità è un Paese senza onore. Sono fiero che Varese abbia esposto uno striscione fuori dal Palazzo comunale per chiedere vertià e continueremo a fare pressione sul Governo perché ritrovi quella dignità che sembra calpestata. Siamo vicino ai genitori perché che si stanno battendo perché verità e giutizia emergano. E' un dovere di tutti».

 

 

 

Valentina Fumagalli

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