Ieri... oggi, è già domani | 30 gennaio 2021, 11:31

...a mèerla e ...san Biasu

Mentre con la Gioeubia si "brucia l'inverno" col suo freddo e con tutte le negatività del caso, nei "tre giorni della merla" si dà risalto al freddo intenso

...a mèerla e ...san Biasu

Due "feste" nella Tradizione: i "tri dì dàa merla" (29-30-31 gennaio - i tre giorni della merla) e "San Biasu" (San Biagio - il 3 febbraio). Per la prima ricorrenza, si può ben dire che è il prolungamento della Gioeubia (che in molti, sbagliando, scrivono Giobia o Giubiana - i "padri" della Lingua Bustocca scrivono Gioeubia e da lì non si scappa).

Mentre con la Gioeubia si "brucia l'inverno" col suo freddo e con tutte le negatività del caso, nei "tre giorni della merla" si dà risalto al freddo intenso che ....più freddo non si può. Invece, come si può riscontrare in questi tempi, per "colpa" del surriscaldamento della terra, in questi tre giorni, si e no, il freddo è attinente alla stagione ....ne più e ne meno degli altri giorni dell'inverno.

La Tradizione, in questo campo, ha differenti "versioni" (ne parlo anche col Giusepèn che me ne offre di motivi - nei vari Rioni cittadini, c'era sempre il vecchietto (dice proprio così, Giusepèn) che la raccontava alla sua maniera....ed ecco una delle molteplici versioni).

Si dice che una merla dal piumaggio bianco e dal becco cenerino, vagava infreddolita lungo la campagna, cosparsa di stoppie, dentro le zolle dure per il gelo, incontrando scheletri di alberi, senza foglie tra i rami, che consentissero un riparo, vide in lontananza del fumo che esalava al cielo da un camino acceso. Si affrettò, la merla a raggiungerlo, per trovarvi riparo; quantomeno per riposare un po'. Si appisolò, la merla, mentre il fumo ....faceva il suo corso. Passati i tre giorni, la merla uscì dal suo giaciglio e proseguì il suo volo. Quando si adagiò per bere, vicino a un rivolo d'acqua, la merla si accorse con vivo stupore che il colore del suo piumaggio era diventato nero e il becco aveva pure lui mutato colore ....era diventato giallo.

Non se ne fece un cruccio, la merla. In fondo, con la nuova livrea e con quel "trucco" sul becco che le dava tono, non si dispiaceva. Così, mantenne il nuovo "look" (a quei tempi, "look" non si usava, ma si diceva in dialetto "vistì (vestito - che comprendeva il tutto) e lo mostrava con orgoglio.

La "morale" era...."candu al fà fregiu, quertas pulidu e stà al coldu" (quando fa freddo, copriti bene e stai al caldo) e....più di una "morale" anche allora, doveva sembrare una ....logica. Tuttavia, il vero significato di quella "morale" (soprattutto per i giovani, era "non fare il gradasso ad affrontare il freddo con spavalderia; copriti e difenditi dai rigori invernali che il 29-30-31 gennaio erano rigidi più degli altri giorni dell'inverno).

Ed eccoci a San Biagio che ricorre ogni 3 febbraio. Conosco due "tiritere" per quel giorno: una nel mio Dialetto "a San Biau, ga gèa a guta sutà'l nasu" (a San Biagio gela la goccia sotto al naso) e una di Frate Indovino: San Biagio pazzerello, vai in giro con l'ombrello. Quest'ultima sembra un vero e proprio "ammonimento" nel segno della pioggia in agguato; quindi, per non bagnarti, prenditi questa ....precauzione. La versione dialettale, invece ha un altro ammonimento. Siccome si è reduci dai "tre giorni della merla" (quelli più freddi dell'inverno), anche a San Biagio "non si scherza" col freddo, visto che gela la goccia sotto il naso; quindi stai ben coperto.

Per un'informazione impeccabile ed esaustiva a più non posso, è bene spiegare qual è la "goccia" che "gela sotto il naso" e da dove proviene. Non è che fosse pioggia o acqua di fonte. Siccome quei bimbi non erano avvezzi ad avere il fazzoletto (in dialetto "pezzeau" piccola pezza) in tasca oppure facevano "fatica" a toglierlo dalla tasca, spesso vedevano colare dal naso, la "goccia" (il muco) e quel proverbio ha "immortalato" il tipo di goccia in esame e, addirittura ne ha evidenziato l'aspetto pratico, tramutando (quasi) la goccia in una specie di stalattite "ante litteram".  Giusepèn che mi legge, approva il mio scritto. Sorride, compiacente, ammicca, mi fa un buffetto. Ciao, alla prossima.

Gianluigi Marcora

Leggi tutte le notizie di IERI... OGGI, È GIÀ DOMANI ›

Leggi anche

venerdì 26 febbraio
... Tri pruèrbi...
(h. 06:00)
martedì 23 febbraio
domenica 21 febbraio
giovedì 18 febbraio
martedì 16 febbraio
sabato 13 febbraio
mercoledì 10 febbraio
domenica 07 febbraio
venerdì 05 febbraio
martedì 02 febbraio
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore