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Cronaca | 09 febbraio 2021, 09:20

Felicità è stare insieme attorno a un pallone: il ritorno dei ragazzi in campo

Riprendono l'attività le società di Busto Arsizio. All'Ardor occhi lucidi e sorrisi colmavano le distanze: «Non ci vedevamo da ottobre, per noi è un nuovo inizio». Grazie a genitori e allenatori, tutti uniti

I ragazzi del 2010 dell'Ardor hanno ripreso a giocare l'8 febbraio a Busto

I ragazzi del 2010 dell'Ardor hanno ripreso a giocare l'8 febbraio a Busto

Felicità è tirare un calcio al pallone, insieme: queste parole senza tempo acquistano una forza dirompente in questi tempi.

Lo sanno bene le società che stanno riprendendo gradualmente le attività con i bambini  e i più grandicelli a Busto Arsizio.

Gli occhi lucidi dei ragazzi ma anche degli allenatori  brillavano lunedì sera sul campo dell’Uc Ardor di Busto Arsizio. E  se non ci si può abbracciare, ci pensa il sorriso a colmare la distanza. Massimo rigore, massima emozione per il ritorno sul terreno di gioco di via Bergamo. nel quartiere di Sant'Edoardo: i ragazzi non si vedevano da metà ottobre. C’era la “Dad”, certo, anche qui la didattica a distanza è servita a mantenere i contatti e trasmettere fiducia.

Incontrarsi sul campo, un’altra cosa però, e i due metri di separazione sono parsi nulla. Il presidente Sandro Meraviglia lo sottolinea: «Sono tornati quasi tutti, ora mancano i più piccoli e rientreranno anche le ragazze  di Dairago questa settimana.  Il settore giovanile conta 248 ragazzi, arriviamo a 300 con gli agonistici. È un polmone importante per il quartiere e un momento prezioso per ritrovare un po’ di normalità. È una lunga strada, ma questo è l’inizio». Otto febbraio un nuovo inizio, grida anche il sito del gruppo.

E che inizio, perché il calore e il rispetto dei ragazzini avrebbero commosso il presidente Angelo Borri, fondatore accanto a don Valerio Sosio, e figure che hanno fatto la storia di questa società, come Giorgio Mutinelli.«Quando li vedi entrare in campo e distanziarsi – raccontato il responsabile del settore giovanile Alessandro Lavazza– ti si stringe il cuore. Ma superato l’impatto iniziale è fantastico… appena tolgono mascherina, si vede il loro sorriso ed è proprio vita. Ti raccontano cos’hanno fatto, cos’hanno mangiato».

Come se  fosse un giorno qualsiasi, come se non si vedessero dalla settimana prima. Si lavora con estrema sicurezza, protocollo meticolosamente seguito e con piccole bolle: cinque, sei bambini per gruppo per preservare tutti.  Il primo allenamento è scattato alle ore 18 per i gruppi 2013, poi 2010 e 2008.

Da martedì sera anche 2011 e 2012, poi hanno cominciato altri come la juniores. La parte agonistica sul campo di Santa Croce e riprende anche il progetto avvio. Anche con la prima squadra ci si è confrontati su orari e giorni ridotti.«Abbiamo chiesto un sacrificio a tutti e tutti l’hanno fatto» spiega la società.

Che ha compiuto un gesto nei confronti delle famiglie: «Fino al 30 giugno le famiglie non pagheranno nulla, se non la quota associativa di 25 euro che serve per il bilancio. Gli allenatori hanno accettato o quasi suggerito di lavorare gratis fino al 30 giugno».

Un supporto fondamentale viene proprio dai genitori che sono stati coinvolti, nella fase di triage. Per ogni bisogno, ci sono loro a bordo campo e possono intervenire lasciando all’allenatore il compito primario. 

Marilena Lualdi

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