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Sport | 12 febbraio 2021, 11:35

Il professor Matteo Gabbia sale in cattedra al liceo “Pantani” di Busto: «Cercate sempre la felicità in quello che fate»

Il giovane difensore del Milan è tornato (virtualmente) nella scuola superiore che ha frequentato e completato prima di dedicarsi alla carriera di calciatore professionista. Ha incontrato gli studenti e dato loro qualche piccolo indirizzo per crescere e migliorare in ogni ambito

Il professor Matteo Gabbia sale in cattedra al liceo “Pantani” di Busto: «Cercate sempre la felicità in quello che fate»

Matteo Gabbia è tornato (virtualmente) al liceo dello sport “Marco Pantani” di Busto Arsizio, la scuola superiore che ha frequentato e completato prima di dedicarsi alla carriera di calciatore professionista. Matteo, di Fagnano Olona, ha trovato nel vicino liceo dello sport bustese la scuola adatta per combinare alla perfezione studio e la sua attività di calciatore, già ad alti livelli ai tempi delle superiori (Gabbia ha completato tutta la trafila giovanile nel Milan, fino alla prima squadra e al debutto in serie A un anno fa – 17 febbraio 2020).

Una bella emozione per Matteo Gabbia, che ha ricordato e rivissuto i giorni trascorsi al “Pantani” assieme alla professoressa Sara Ciapparella che ha condotto l'incontro. Allo stesso tempo, il giovane difensore del Milan ha fatto “sognare” i ragazzi che ora frequentano il liceo sportivo degli istituti Olga Fiorini. “Ce la posso fare anch'io”, in ogni ambito e sport (non soltanto nel calcio), avranno pensato alcuni degli studenti collegati via Zoom se, come sottolineato da Matteo Gabbia, «anche nei momenti difficili cerchi la felicità in quello fai. E a tutto ciò abbini sacrifici e fatica».

Matteo Gabbia ha appena superato il primo “scoglio” della sua carriera. L'infortunio nella gara casalinga del Milan contro il Parma gli ha fatto temere il peggio, proprio in un momento in cui aveva conquistato un ruolo importante nella squadra e stava giocando con continuità da titolare. Matteo ha ripercorso quel brutto momento di due mesi fa: «Mi sono messo a piangere perché pensavo di essermi rotto il legamento crociato del ginocchio. In quel momento ero molto agitato e preoccupato, anche perché avevo molto male. Poi, per fortuna, le cose si sono risolte per il meglio e dopo due mesi sono di nuovo pronto a scendere in campo».

E si ritorna alla costanza, al sacrificio e al lavoro per superare ogni difficoltà. Questione anche di “mentalità”, quella che Ibrahimovic ha portato a Milanello e trasmesso ai suoi compagni di squadra, soprattutto ai più giovani come Matteo Gabbia: «Arriva un'ora e mezza prima al campo e se ne va un'ora e mezza dopo l'allenamento. Se lo fa lui a 39 anni, dopo tutti i successi che ha ottenuto, perché non posso farlo io a 20? In questo senso Zlatan è un esempio. Dà sempre il massimo per ottenere il meglio. Principalmente ci fa capire che dietro ogni successo c'è sempre un duro lavoro».

Gabbia confessa che il «calcio mi ha cambiato la vita» ma è ben cosciente che «ci vuole poco per non riuscire a gestire questa fortuna».

Poi i ragazzi gli chiedono di rivivere le emozioni del suo esordio in serie A (Milan-Torino del 17 febbraio 2020, tre giorni dopo il debutto da titolare in Coppa Italia con la Spal). Kjaer si fa male a fine primo tempo e mister Pioli sceglie lui al posto del più esperto Musacchio. «È successo tutto talmente in fretta che non ho avuto la possibilità di pensare. Mi sono spogliato e sono entrato in campo a fare il mio lavoro. Piuttosto, ho realizzato a fine partita, quando l'adrenalina è scesa. Lì ho capito che avevo realizzato il mio sogno».

Un sogno che Matteo Gabbia ha coltivato fin dai primi calci a Fagnano Olona, inseguito sui banchi di scuola del “Pantani”, abbinando lo studio allo sport di alto livello, e che ora custodisce come un tesoro prezioso: «Non c'è mai stata un'età per rendermi conto di poter diventare un calciatore professionista. Ci ho sempre messo tanta passione e costanza. Anche oggi che sono arrivato ad alti livelli e mi sono tolto alcuni dei sogni che avevo da bambino, penso sia ancora importante e fondamentale mantenere questo punto di vista, nel mio lavoro come nella vita».

In bocca al lupo, “professor” Gabbia.

Alessio Murace

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