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Busto Arsizio | 13 febbraio 2021, 08:22

Trent'anni fa la morte di don Isidoro Meschi: «Oggi ci invita ancora a non chiudere mente e cuore»

Un ragazzo gli tolse la vita il giorno di San Valentino a Busto, lunedì la messa con l'arcivescovo Delpini. Augusta Daverio (Amici di don Isidoro): «Ha capito il problema della droga e cercato soluzioni». La professoressa Lucia Marrese e l'ultima conversazione con lui: «Lui non camminava, correva, ma quel giorno mi ha trattenuta come se avesse un presentimento»

Don Isidoro Meschi morì a 45 anni: nato a Merate, è stato un riferimento per tanti bustesi

Don Isidoro Meschi morì a 45 anni: nato a Merate, è stato un riferimento per tanti bustesi

Dopo un anno che sembra senza tempo nella sua drammaticità, Busto Arsizio si trova a vivere un anniversario così netto e carico di significati: trent’anni sono trascorsi dalla morte di don Isidoro Meschi.

La sua vita fu spezzata da un ragazzo problematico, che cercava di aiutare, come ricorda l’associazione Amici di don Isidoro, il 14 febbraio 1991, ma il suo ricordo «è nitido, vivo, ancora palpitante, come lo sono le sue parole, così capaci di trasmetterci quell’amore smisurato per il suo maestro Gesù e per tutti coloro che vivono il dramma della marginalità sociale».

Il San Valentino di 30 anni fa

Lunedì 15 febbraio alle ore 20 sarà l’arcivescovo di Milano Mario Delpini a celebrare una messa nella basilica di San Giovanni. Per chi non potrà essere presente fisicamente, il canale Youtube della parrocchia offrirà comunque la possibilità di seguire e condividere il rito. Aveva 45 anni, don Isidoro: aveva profetizzato anche questo, che non avrebbe raggiunto l’età in cui si era spento suo padre (46 anni).

Ricordi, emozioni, consapevolezza si intrecciano in questo momento e le persone che l’hanno conosciuto direttamente o tramite i suoi scritti e l’opera svolta dall’associazione, riconoscono il cardine del suo pensiero: «Davanti a qualsiasi fratello abbiate il coraggio di non chiudere né mente né cuore; Gesù ce ne rende capaci e ci fa avere il Suo Centuplo».

La morte di don Isidoro è un evento che ha segnato profondamente Busto. In molti si ricordano esattamente dove fossero nell'apprendere la terribile notizia, come tutto si sia fermato in quel momento. Uno sgomento, che ha lasciato il posto a una determinazione sempre più forte: i valori, l’impegno che lui aveva affidato, andavano portati avanti e diffusi. Don Isidoro era insegnante di religione al liceo Crespi, educatore all’oratorio, membro del consiglio presbiterale diocesano, direttore del settimanale diocesano “Luce”  nell’edizione Alto Milanese. Da San Giovanni, fu destinato a San Giuseppe per aiutare la parrocchia.

«Vide il problema della droga»

Fu però anche colui che di fronte al problema della tossicodipendenza, assillante allora in città, si prodigò e mobilitò forze che portarono alla nascita della Comunità Marco Riva (leggi qui). «Lui ha capito il problema della droga – ribadisce la presidente dell’associazione “Amici di don Isidoro” Augusta Daverio -  e ha subito cercato di capire come trovare soluzioni. È riuscito a leggere la situazione oggettiva e a costruire percorsi che fossero d’aiuto». Per i ragazzi, per i genitori. In lui c’erano una freschezza e una lucidità che non si lasciavano appiattire da alcuna situazione, ricorda.

Considerando la pandemia, bisogna attendere tempi meno pesanti perché il Classico possa proporre il consueto concerto dedicato al sacerdote. Ma la messa e la riflessione che offrirà, costituiscono un’occasione preziosa di ritrovarsi attorno a un ricordo che è presenza nella vita di tante persone. Don Isidoro è qui, in questi tempi difficili un riferimento più che mai, un invito a pensare sempre agli ultimi.

«Come se non volesse lasciare la scuola»

Lucia Marrese, professoressa, collega e amica del sacerdote, ricorda l’ultimo incontro con lui, a scuola. «Lui aveva sempre fretta, non camminava, correva – racconta – Eppure quel giorno si è fermato per dirmi cose normali… Normali, non banali: non le diceva mai. È come se avesse avuto un presentimento e non volesse lasciare la scuola quella mattina». Come se intendesse salutare con le parole e lo sguardo gli amici.

La mattina dopo, alle sette, la professoressa Marrese riceve una telefonata drammatica. Non si andò a scuola ma direttamente in chiesa: «Nessuno poi riuscì a fare lezione quella mattina. La disperazione dei ragazzi era incredibile, e quelli più disperati erano coloro che non si erano avvalsi dell’insegnamento della religione, come se avessero capito in quel momento ciò che avevano perso».

I funerali di don Isidoro furono celebrati dal cardinale Carlo Maria Martini. Si spera nella sua beatificazione perché rappresenterebbe un esempio, un'ispirazione importanti. Ma intanto Busto si ferma e si raccoglie lunedì sera, in un tempo ancora così oscuro per l'umanità, eppure senza paura, perché sa di avere un amico che in questi trent’anni non ha mai distolto lo sguardo.  

Marilena Lualdi

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