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Busto Arsizio | 17 febbraio 2021, 22:34

I lavoratori di Accam: «Siamo depressi, basta cambiamenti di opinione a ogni elezione»

La nota mandata dai lavoratori: «Siamo in 70, con famiglie e mutui. Se si chiuderà l'impianto, saranno danni pesanti al territorio»

L'inceneritore Accam: grido di allarme dai lavoratori

L'inceneritore Accam: grido di allarme dai lavoratori

«I lavoratori di Accam sono depressi e ne hanno le scatole piene».

Usano toni carichi di esasperazione in una nota, sottolineando: «Noi siamo dipendenti e lavoriamo per i “comuni soci” non per i sindaci, ma, purtroppo, ad ogni cambio di giunta, o avvio di campagna elettorale, ci troviamo puntualmente un neo sindaco che vuole chiudere l’impianto Accam, e onestamente non abbiamo ancora capito realmente quale sia la motivazione, se logica o se politica».

E continuano esponendo la loro situazione drammatica: «Siamo comunque 70 dipendenti con famiglie e mutui, angosciati ad ogni elezione comunale pregando e sperando che il sindaco eletto sia in grado di capire il valore aggiunto di un impianto come il nostro per i cittadini della provincia di Varese e di Milano, cittadini che si chiedono dove i Comuni investono i soldi incassati con la Tari».

In caso di chiusura dell'impianto, affermano, si procurerà un danno alle società di servizi di raccolta, anche di diversi milioni di euro perché bisognerà «riprogettare la raccolta e lo smaltimento verso altri impianti fuori territorio, sottolineato anche nella manifestazione d’interesse di Amga».

Ma l'inquinamento?  Un pretesto, per loro: «Durante il lockdown di marzo e aprile i livelli, come registrato dalle centraline di Arpa nella zona attorno al termovalorizzatore, sono diminuiti, mentre Accam ha lavorato a pieno regime per smaltire l’enorme mole di rifiuti sanitari che gli ospedali producevano e che continuano a produrre a causa del Covid».

Di qui l'appello agli amministratori pubblici ad affrontare veramente la situazione. Non va giù la mossa di Legnano, «l’atto d’indirizzo (LEGGI QUI)  con allegata una mozione che non tiene conto di tutti i passaggi che in questi ultimi mesi sono stati compiuti in un’ottica di responsabilizzazione della gestione del ciclo integrato dei rifiuti del nostro territorio». 

Che cosa fare allora? Secondo i dipendenti, la soluzione del problema è sui tavoli delle società di raccolta Amga e Agesp, ma non la si vuole vedere: «La creazione di un ciclo integrato dei rifiuti con la nascita di una società che lo gestisca, progetto sul quale le società interessate credono e hanno profuso tempo e impegno, è la lungimiranza delle persone che vedono un futuro di benefici per il territorio, anche a discapito dell’immediato tornaconto politico». 

Redazione

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