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| 18 febbraio 2021, 11:26

«Il tavolo numero 16 sarà per sempre quello di Giancarlo. Entrava e chiedeva apposta una carbonara, sapendo che qui non la facciamo»

Il ricordo commosso di Luca del Gambero, il ristorante pizzeria di Casbeno dove Giancarlo Pignone era di casa: «Portava sempre un vassoio di sfogliatelle lisce da Napoli per la mia Patrizia. Non l'ho mai visto senza sorriso, a lui e alla compagna Franca servivo orecchiette con i broccoli». Sabato alle 10.30 l'ultimo addio nella chiesa parrocchiale del rione

«Il tavolo numero 16 sarà per sempre quello di Giancarlo. Entrava e chiedeva apposta una carbonara, sapendo che qui non la facciamo»

Il tavolo numero 16 del ristorante Al Gambero di Casbeno resterà vuoto anche se qualcuno dovesse occuparlo. «Giancarlo si è sempre seduto lì, con la sua Franca: arrivava e mi chiedeva "è libero il 16"?» dice Luca ricordando Giancarlo Pignone, scomparso ieri a 64 anni (leggi QUI e anche QUI: il funerale avrà luogo sabato alle 10.30 alla chiesa di Casbeno) lasciando un vuoto incolmabile in chi ne apprezzava l'umanità, la schiettezza e la straordinaria capacità di entrare in relazione con tutti.

«Non l'ho mai visto entrare senza un sorriso - prosegue Luca, che insieme a Patrizia gestisce il ristorante pizzeria di Casbeno - senza un'idea nuova, senza una battuta giusta delle sue. Era diventata un'abitudine, per lui, chiedermi "Luca, mi fai una carbonara?", sapendo benissimo che la risposta era sempre la stessa che gli diedi il primo giorno in cui me lo chiese: "Qui non si fa la carbonara"».

«Giancarlo non mangiava alla carta, gli piaceva fiutare il piatto: quando non andava su cotoletta o tagliata, con Franca ordinava le orecchiette con i broccoli» ricorda ancora Luca che poi, quasi si commuove davanti a questo pensiero, che racchiude tanto di Pignone: «Quando andava a Napoli, ritornava con un vassoio di sfogliatelle lisce che alla mia Patrizia, napoletana, piacciono tanto. Saliva in aereo con le sfogliatelle per portarle a noi, qui a Varese».

Pignone a Casbeno e al Gambero era di casa, «me lo ricordo in quelle cene dove si parlava di politica fino a tardi, tra mille aneddoti, con Alessandro Alfieri e poi con Calenda e Richetti. Ma lo ricordo anche quando si preoccupava di ciò che c'era o non c'era in cucina: “Se ti manca qualcosa, lo porto io”. Era una bella persona, ti metteva sempre a suo agio. Abitava qui sotto, veniva anche a prendere i piatti d'asporto».

«Varese è una piccola comunità - conclude Luca - e le persone belle come lui restano dentro, sembra sempre di averle con te anche quando non ci sono più».

Andrea Confalonieri

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