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Busto Arsizio | 20 febbraio 2021, 15:09

«L'inceneritore non è un idolo, ma senza un'alternativa sostenibile spegnerlo avrà pesanti conseguenze»

Dopo il rinvio del bilancio in assemblea parla il presidente di Accam, Angelo Bellora: «Non è il forno di casa, che si possa accendere e spegnere. Se lo chiudiamo, sarà fallimento. Sui servizi essenziali come i rifiuti dev'essere il pubblico a fissare gli standard». Lo spettro dei costi e le 300 tonnellate di rifiuti ospedalieri

Angelo Bellora, presidente di Accam

Angelo Bellora, presidente di Accam

Spegnere l’inceneritore vuol dire far fallire Accam e le conseguenze saranno pesanti per il territorio: dopo il rinvio del bilancio 2019 in assemblea (LEGGI QUI), il presidente Angelo Bellora ribadisce il messaggio. Dicendo a proposito di questa partita delicata, e soprattutto complessa: «Da una parte ci si è concentrati sull’obiettivo spegnere l’inceneritore e si è persa la cognizione che in questo momento fare  questo senza far fallire Accam è praticamente impossibile. L’unica attività che svolgiamo in questa fase è il trattamento dei rifiuti con l’incenerimento».

È come dire a una società di trasporti «Lavora ma senza bus?», intende?

Ecco. Come dirle: i tuoi autobus sono grossi, danno fastidio, fanno rumore, li fermiamo: sposterai i passeggeri con veicoli ecosostenibili. Sì, ma prima dammi quei veicoli, altrimenti come li trasporto? La termovalorizzazione è il trattamento finale. Tenendo presente che questo discorso dell’economia circolare e rifiuti zero come obiettivo futuro non può prescindere dal cambio di tipologia della produzione dei beni e delle abitudini dei cittadini. Non abbiamo mai detto che il termovalorizzatore sia un Moloch, un idolo che va adorato a tutti i costi. Questo abbiamo e dobbiamo usare finché non abbia un’alternativa sostenibile. Possiamo migliorare quello attuale.

Invece, se si arriva al fallimento?

Non si capiscono le conseguenze di perdere una presenza societaria pubblica, gestita dai comuni, non perché si demonizzi il privato. Ma sui servizi essenziali dev’essere il pubblico a stabilire lo standard. Si perderebbe il controllo del ciclo di rifiuti, contenuta in un piano come quello della Newco, di ampliare il ciclo e avere una piattaforma ambientale.  Con fuori gioco Accam, le società dovranno limitarsi a fare raccolta ed elemosinare il trattamento dei rifiuti. Un esempio: a Sesto San Giovanni si è dovuto bandire una gara. Nella migliore delle ipotesi si dovrà andare dall’altra parte di Milano, come se i rifiuti di Busto dovessero andare a Como o altrove, con un prezzo aumentato. I nostri camini fanno paura, evocano chissà quali emissioni, ma noi siamo sempre nei limiti di legge. Ci si chiede dove andranno quegli oltre 100 veicoli che oggi fanno pochi chilometri per venire in Accam, una volta chiuso l’inceneritore? Nell’ipotesi migliore dall’altra parte della tangenziale. Mi sembra che per dire che il termovalorizzatore è superfluo, occorra partire con una rincorsa lunga.

C’è altro che la preoccupa particolarmente?

Noi trattiamo moltissimi rifiuti ospedalieri. Seguono anche loro l’andamento della pandemia, abbiamo visto l’impennata lo scorso anno, la discesa in estate. Anche in condizioni normali però arrivano quasi 300 tonnellate alla settimana, di quasi tutta la Lombardia. Non hanno altro destino che la termovalorizzazione. Si potrà trovare il modo di ridurli all’origine, magari tornando al vecchio camice e non a quello monouso… eppure anche ciò ha un costo e inquina. Il bilanciamento è molto complicato.

E se chiude l’inceneritore, dove andranno?

Noi abbiamo una richiesta di un altro impianto lombardo che si ferma per manutenzione. È Il cosiddetto mutuo soccorso, a cui avevamo fatto ricorso anche noi per l’incendio: in quel caso, quando ci fu un guasto, ci dissero di non mandare più nulla e abbiamo dovuto andare a suonare qualche campanello per chiedere di prenderli. La saturazione è vicina, quando c’è qualche fermo. Il vecchio piano regionale prevedeva la dismissione di due, tre impianti: quello nuovo non più. Se si vuole o si deve chiudere, non si viene precettati, certo. Ma ciò significa che a livello regionale si rendono conto che il sistema nominalmente ha sovracapacità, però in certi momenti viene saturata.

Presidente, la tensione è altissima, però. Tra Comuni, ma anche i toni fuori dalla politica sono ormai roventi.

Qualcuno dice: mettete in moto gli avvocati o fate le repliche anche dure di fronte a espressioni sgradevoli che lasciano feriti. Ma capisco che in molti casi c’è una non conoscenza di una materia complessa, o un furore ideologico. Mi piacerebbe che i comitati venissero qui a vedere come lavoriamo. I dati poi sono disponibili sul sito.

La storia delle 26 assunzioni lanciate e ritirate?

I bandi sono stati ritirati, ma li rimetteremo fuori con una nuova versione nei prossimi giorni: sono stati rivisti per valorizzare l’esperienza e il capitale umano. Ma quando erano usciti, la reazione è stata: sono già pronte le assunzioni degli amici degli amici… Oppure: stanno per fallire, e pensano alle assunzioni.

I dipendenti sono preoccupati per il futuro, intanto. E come si fa ad assumere con questa incertezza?

Noi abbiamo in tutto una novantina di persone che lavorano con Accam. Sui bandi: speriamo di assumere veramente. Come ho detto, non pensate che si possa spegnere e accendere, non è un forno di casa. È un po' come un altoforno dell'Ilva di Taranto: se lo spegni, lo spegni. Si degrada. Speriamo di riuscire a traguardare un periodo in cui intervenire e avere una resa energetico-ambientale migliore e poi con un percorso tracciato (speriamo con i soci o la Newco, quello che sarà) riuscire a fare anche un salto in avanti dal punto di vista ambientale.

Lei diceva che ci vuole più conoscenza della situazione, dell’impianto. Come però dialogare e confrontarsi, anche al di fuori della politica? C'è la vostra disponibilità? E quali sono le prossime tappe?

Sì, la scarsa conoscenza porta anche al rifiuto del confronto. Noi comunque siamo pronti a parlare, intervenire. Il 25 ci sarà una preassemblea con i consulenti incaricati, un esperto di diritto fallimentare e l’advisor finanziario.  Spiegheranno il piano di risanamento, gli strumenti tecnico-giuridici su cui si fonde, quali percorsi seguire e quali conseguenze, anche dal punto di vista patrimoniale e di responsabilità. Così i soci potranno avere contezza quando dovranno decidere.Il 2 marzo l’assemblea.

Intanto i consigli comunali: a Busto è atteso il 4 marzo.

Sì, e prima c’è la commissione, a cui siamo invitati a partecipare. 

Marilena Lualdi

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