Ieri... oggi, è già domani | 21 febbraio 2021, 06:00

..... Pupatria ...Pro Patria

"A idè a Pupatria l'ea 'n spetacùl" (vedere giocare la Pro Patria era uno spettacolo) e si riferisce (ovviamente) alla Pro Patria in serie A "candu ghèa Antoniotti e i so amisi"

..... Pupatria ...Pro Patria

Giuseppino è affascinato dal "vino di Busto". Ne aveva sentito parlare, ma ammette di non avere quella conoscenza specifica che abbiamo illustrato. Ne è felice. Poi, Giusepèn mi conduce in un mio "vicolo cieco" che riguarda la mia "carriera" di ....disegnatore. Meglio ammettere subito che, invece di un disegno, proponevo uno sbegàsciu che somiglia molto a uno scarabocchio e Giusepèn se la ride. "Te sei 'n asnèn cunt'ul disègn" (un somaro col disegno) ed io chino il capo in segno di assenso.

Poi, Giuseppino (per consolarmi) dice che gli piacciono i miei aneddoti e le storie di un tempo che lo videro protagonista. "A idè a Pupatria l'ea 'n spetacùl" (vedere giocare la Pro Patria era uno spettacolo) e si riferisce (ovviamente) alla Pro Patria in serie A "candu ghèa Antoniotti e i so amisi" (Antoniotti e i suoi amici - inteso come compagni). Lo stadio "l'ea gremì" (colmo di tifosi) "e guaia gni chi a usam'a dre" (non era lecito venire qui e fare il tifo contro).

Mi stupisce la mitezza odierna di Giuseppino, paragonata al "tifusu Giusepèn" ..."roba da strasciassi i mudandi" è un modo di dire, un'iperbole che mette in chiaro l'attaccamento del Bustocco alla "sua" Pro Patria. La traduzione "roba da strapparsi le mutande" è semplicemente letterale, ma dà la stura al valore del biancoblu messo in campo, di fronte ad altri colori.

Giusepèn la mette subito sul ....sorriso. Una "tèpa tème lu" (un ceffo come lui) rivolto a un amico ... tifoso "fuestu" (forestiero - che viene da fuori) "l'è mèi tegnil da là dul mùu" (meglio tenerlo lontano, oltre il muro), invece di averlo vicino (sottinteso).

Eccolo il carattere Bustocco; sempre pronto a difendere la Bustocchità e mai domo, di fronte a una critica (magari anche giusta) che possa nuocere a Busto Arsizio. Qui "va in onda" uno sproloquio su Legnano che è meglio non raccontare. Per fortuna, allora, si arrivava magari a una scazzottata fra tifosi, ma non a violente risse che (ahimè) oggi si riscontrano con fini deleteri. "Daghi cal cugnussu" (picchialo che lo conosco) si sentiva dagli spalti, a cui faceva seguito una sequela di improperi, del tipo "canagròn, sciguetòn, balurdu"che fanno parte del gergo locale...."canagròn" per tirchio - "sciguetòn" per civetta al maschile e "balurdu" per balordo.

C'era tuttavia una canzone....direi un inno che accumunava i tifosi Bustocchi, in casa e in trasferta "aprite le porte che passano ...i bianchi e bleu" ripetuto a squarciagola che faceva "tremare" i vetri dalle finestre e accomunava la gente di Busto come ...il Santuario di Santa Maria di piazza.

"Candu sei giuàn" ....Giuseppino evoca tempi andati "quando ero giovane" e si immalinconisce un po' e fatico un tantino a riportarlo sui ....binari dell'allegria. Ci riesco, dopo avergli ricordato le sue "viciùe" (feste) con gli amici e le scorribande, appena tollerate di scampagnate in bicicletta e gite al "Tisèn" (Ticino) magari col bagno incorporato.

"L'èa a nostra festa ....non sempar te ghèi in sacogia palanchi pand'à al cinema" (era la nostra festa; non sempre avevi in tasca soldi per andare al cinema), ma gli ricordo che "viòltar sin''dèi in di cà a balò" (vi radunavate in case private a ballare) e noto un pizzico di imbarazzo in Giusepèn che, dopo un po' ammette "ghèa sempar i gendarmi a cuatti;...a mèn, nà tusa, la brascieu su e le a la stea " qui Giuseppino fa una... "ammissione di colpa". Sentite un po': "c'erano sempre i gendarmi (familiari di chi ospitava la festa) a curarti .... io, una ragazza, la abbracciavo e lei restava lì (nel senso che lo gradiva)....poi " basta'n scì ....giuentù luntana" (basta così, gioventù lontana) e lo abbraccio con una sobrietà dolcissima che Giusepèn gradisce. "Ciapà, Giusepèn ...a lassal voi" e sa bene che parlo del Nocino....."prendi Giuseppino....a (il bicchierino zeppo all'orlo) lasciarlo vuoto) cioè, bevi!

 

 

Gianluigi Marcora

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