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Busto Arsizio | 22 febbraio 2021, 16:26

Roberto Lachin con le Cuffie colorate: «Il judo mi ha chiamato, ho sempre voluto fare sport»

Dialogo in rete tra l'atleta, cintura nera di judo alla Federazione italiana sport paraolimpici ciechi e ipovedenti, e i ragazzi dell'associazione. Con tante domande e una storia che dà energia

Roberto Lachin ha dialogato con i ragazzi delle Cuffie Colorate

Roberto Lachin ha dialogato con i ragazzi delle Cuffie Colorate

Non si fermano le “Cuffie colorate”, associazione impegnata per i ragazzi con disabilità attraverso le attività ludico-sportive a Busto Arsizio.

Tramite dirette Facebook e live su Youtube, continua l'attività e si sta insieme  con interviste e giochi. Al loro incontro di domenica 21 febbraio ha partecipato Roberto Lachin, cintura nera di judo della Fispic (Federazione Italiana Sport Paraolimpici Ciechi e Ipovedenti).

«Quando ero bambino, mi era stata diagnosticata la retinite pigmentosa, che mi ha provocato un progressivo rimpicciolimento del campo visivo fino a perdere, quasi del tutto la vista – ha raccontato- Fin da piccolo volevo fare sport, giocare con i miei compagni di classe, ma erano evidenti i miei problemi di vista ed ero sempre escluso. Ho passato gran parte della mia giovinezza chiuso in cameretta a leggere fumetti giapponesi o guardare i cartoni animati giapponesi ed ero rimasto molto colpito dagli “anime sportivi” (ad esempio Mila e Shiro) che hanno aumentato quel desiderio di far parte di un gruppo sportivo. Ma dovunque andassi a chiedere venivo rifiutato».

Eppure non ha mai abbandonato questo sogno: «Poi mi sono laureato, mi sono sposato e ho avuto un figlio. Quando l’ho portato alla sua prima lezione di karate, l’aula era troppo piccola e hanno chiesto ai genitori di uscire, quindi con il mio cane guida, mi sono messo a cercare il bagno per dargli un po’ d’acqua e per sbaglio sono finito nell’aula di judo. Per la prima volta invece di essere rifiutato dallo sport venni accettato, mi invitarono a tornare il giorno dopo per provare. Da qui la mia storia con il judo è iniziata e non è più finita».

Un ragazzo delle "Cuffie colorate" gli ha chiesto: «Siccome è uno sport fisico, che diversità c’è tra il judo per i non vedenti e quello per i normodotati?». La risposta: «Bisogna dividere la parte di allenamento e quella della gara. Sicuramente la parte in cui ci sono maggiori differenze è quella dell’allenamento, nel senso che deve essere inclusiva. Nel judo si è sempre in due, ci sono Tori (quello che fa l’azione) e Uke (quello che la subisce) che si scambiano i ruoli. Quando inizio il mio allenamento c’è il mio Tori personalizzato e con lui quando c’è qualcosa di nuovo cerchiamo il modo di poterlo fare in maniera inclusiva». E ha fatto un esempio: «Se dobbiamo correre da una parte all’altra della palestra ci sono sempre due compagni ai lati del Tatami che mi battono le mani e così ho un feedback vocale. Nelle gare si combatte come i normo dotati, l’unica differenza è che si parte con le prese fondamentali (nelle gare tra normodotati si parte distanziati)».

Un altro ragazzo gli ha domandato se secondo lui si potesse combattere anche tra normodotati e ipovedenti: «Purtroppo ai non vedenti non è ancora permesso di fare gare con i normodotati, per quello che ho capito io, per motivi assicurativi, nel caso un non vedente si facesse male potrebbe avere più problemi. Io non la penso così perché mi alleno e combatto con i miei compagni che sono normodotati e non mi sono mai fatto grandi danni. Per questo cerco sempre di puntare a un judo totale, dove normodotati e non vedenti possono combattere assieme».

Come sono divise le categorie, gli è stato chiesto. Lui lo ha spiegato molto dettagliatamente: «Ci sono diverse categorie di peso, oltre che di sesso. Poi ci sono tre ulteriori sottocategorie, B1 (totalmente ciechi), B2 (ipovedenti gravi), B3 (ipovedenti). Di solito combattiamo tutti in queste categorie, però chi è B3 e B2 ha la possibilità di fare gare anche contro i normodotati. Invece nelle gare internazionali, quelle per disabili e non vedenti, se un B1 combatte con un B2 e vince guadagna il doppio dei punti».

Michela Scandroglio

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