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Calcio | 26 febbraio 2021, 08:21

Turotti a Stadio Aperto: «Questa Pro Patria mi stupisce, un lavoro che parte da lontano»

Il ds fa l'identikit della squadra e parla del Como, ma anche del calcio dopo la pandemia: «Il prossimo sarà l'anno più difficile. Come ci mancano i tifosi». I giovani e lo studio, con Sara Ciapparella (liceo Pantani), e il ragazzino Sandro che giocava in difesa

Sandro Turotti con Marilena Lualdi e Sara Ciapparella durante il talk show Stadio Aperto

Sandro Turotti con Marilena Lualdi e Sara Ciapparella durante il talk show Stadio Aperto

La Pro Patria di oggi? Lo stupisce molto, «in positivo perché sta andando oltre le nostre più rosee aspettative». A “Stadio Aperto” il direttore sportivo biancoblù Sandro Turotti racconta i tigrotti e anche un po’ se stesso, l’alchimia di un progetto e le preoccupazioni per il futuro del calcio con la pandemia. Nonché la mancanza degli applausi e anche dei fischi, quel rumore sempre buono dei tifosi.

E proprio per i tifosi è pensato il talk show televisivo dell’Informazione online, in questo momento in cui non possono entrare allo stadio e anche quando sarà possibile per vivere più intensamente il mondo del pallone.

La serata è stata condotta dalla direttrice Marilena Lualdi e con la collaborazione del Liceo e Istituto professionale sportivo Pantani di Acof: è intervenuta la responsabile Sara Ciapparella.

Un modo di comportarsi 

Ha parlato il direttore sportivo fiero di una società come la Pro e della presidente Patrizia Testa, il ragazzino che «giocava in difesa e ai miei tempi si giocava a uomo» e da interista amava Mazzola. E se gli si chiede un identikit di questa squadra, arrivata quinta a 42 punti e pronta ad accogliere il Como sabato 27 febbraio, ricostruisce: «Io penso che il lavoro parta da lontano, si è cercato soprattutto di dare continuità al lavoro e alle persone. Quando ciò avviene per anni  come con l’allenatore Ivan Javorcic e la proprietà, è un po' più facile. È un modo di comportarsi». Che rivela una doppia scommessa: i giovani e il territorio.

Certo, questo è stato l’anno scosso dal virus. Marilena Lualdi ricorda poche settimane prima dello stop un'insolita sfuriata di Turotti in sala stampa ai suoi tigrotti dopo la sconfitta con l’Albinoleffe: il capitano Riccardo Colombo, autore di uno splendido gol, quasi si scusò di aver segnato.La squadra riprese a trottare. Sulla caduta di domenica scorsa contro la Pergolettese (LEGGI QUI), invece, il ds non ha niente da ridire. In un campionato anomalo, giocando tantissime partite insieme, non era semplice dal punto di vista mentale prima che fisico.

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In vista del Como, lo spirito è spoglio di paura: «Lo affronteremo con la nostra identità, una squadra molto attenta e giovane».

Il pensiero torna alle ripercussioni del virus: «L’anno è stato molto difficile soprattutto per il presente, portare avanti una società in serie C in questa stagione significa accollarsi quasi tutte le spese». Niente incassi. E niente presenza di tifosi, che a volte carica, spinge per una reazione, ha un peso determinante.  

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Che ne sarà del calcio dopo la pandemia? Turotti consegna una riflessione a questo proposito: «Penso che il prossimo anno sarà il più difficile». GUARDA IL VIDEO

Con Sara Ciapparella si innesca un dibattito sui valori dei giovani, sull’importanza dello studio che la Pro Patria caldeggia – ha assicurato Turotti – tra i suoi giovani. La responsabile del Pantani lo incalza sui primi passi nell’ambiente calcistico e sull’importanza di quel piano B (in realtà spesso A, per il lavoro e la vita) che è un diploma, di cui ha parlato recentemente anche l’ex alunno Gabbia al Pantani (LEGGI QUI). 

Arriva una domanda del collega Andrea Confalonieri, direttore di VareseNoi: come fa la presidente a convincerlo a rimanere ogni anno? Turotti ride, ribadisce che si è creato un ottimo rapporto e la presidente «ha una grande dote, lascia fare a chi sa fare il suo mestiere, responsabilizza molto». E al direttore sportivo, questa parola – responsabilità – piace molto.

Cerca di trasmetterla a tutti, con la sua serietà che si scioglie però di fronte a un ricordo o una battuta. Come quando il supertifoso Daniele De Grandis scrive: «Caro Sandro Turotti, ti voglio bene, andiamo in serie A, perché in serie C ci sono tanti gufi». Come dargli torto. Anche quando il giovane si lamenta che cercare di vedere su internet la partita non sia proprio rose e fiori: «Fammi entrare allo stadio sabato contro il Como, grazie». Daniele schietto come Sandro e grida quello che sentono dentro tutti i tifosi. E se fosse per il direttore tutte quelle porte saranno spalancate. Ma bisogna tenere duro ancora.

Intanto, per un'ora, abbiamo provato ad aprirle noi e continueremo ogni quindici giorni: prossima tappa, l’11 marzo.

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Redazione


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