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Scuola e ricerca | 26 febbraio 2021, 20:31

Samaden conquista i ragazzi: «Cogliamo le persone che vengono poste sul nostro cammino»

Dalla droga a una nuova vita per gli altri grazie all'incontro con Muccioli: il dirigente scolastico si racconta a Busto e sprona alla responsabilità

Il dottor Federico Samaden dialoga con le scuole Rezzara di Busto

Il dottor Federico Samaden dialoga con le scuole Rezzara di Busto

Federico Samaden, dalla comunità per disintossicarsi alla dirigenza di una scuola: «Quando abbiamo bisogno, incontriamo persone che vengono poste sul nostro cammino e dobbiamo coglierle».

Le scuole Rezzara di Busto Arsizio hanno organizzato un incontro via web intitolato “Sono forse io il custode di mio fratello? Essere adulti responsabili di fronte alla seduzione degli stupefacenti?”, con il dirigente di un grosso istituto professionale di Trento: Federico Samaden appunto, che deve la sua svolta di vita a San Patrignano.

L'allarme droga

L’incontro è stato introdotto dal preside del liceo scientifico Pascal, Gianni Bianchi. Che ha spiegato: «Il fenomeno delle sostanze stupefacenti ha subìto in questi ultimi anni un incremento esponenziale dovuto a vari fattori, non ultimo, i vari livelli di legalizzazione di queste varie sostanze».  Ma quello che l’ha colpito maggiormente è che da un sondaggio è risultato che circa il 70% degli adulti era a conoscenza del problema. Ha proseguito chiedendosi: «Cosa può fare un adulto davanti a questo? Innanzitutto cercare di capire e maturare un giudizio e avere gli strumenti per fare una proposta, ci si rivolge sempre alla libertà dei ragazzi, ma avendo delle ragioni e qualcosa per cui valga la pensa giocare una responsabilità e una libertà».

Successivamente, ha introdotto il dottor Samaden, che ha raccontato il suo percorso di vita: «Io mi drogavo e facevo quello che volevo, nella lucidità stavo male ma era poca, perché ero sempre sotto effetto di qualcosa. Quelli che soffrivano erano mia mamma e mio papà, che mi conoscevano anche per le caratteristiche positive, fino a quando a 28 anni sono arrivato a un punto che ricordo». Una memoria nitida e terribile: «Alla sera andavo a letto e speravo di non alzarmi, non avevo il coraggio di suicidarmi, ma speravo fortemente di morire».

Poi la svolta: «È arrivato un uomo, Muccioli, che mi ha detto pochissime cose. Mi ha chiesto se era vero che volevo continuare a vivere e che volevo disintossicarmi, io gli ho risposto: sì».

Da lì ha iniziato la sua esperienza in comunità, dove pensava di rimanere per qualche mese, invece ci è rimasto per 11 anni: non più per disintossicarsi, ma per aiutare gli altri a farlo. 

Il mondo della scuola

Nel 2009 diventa dirigente dell’istituto alberghiero di Trento. Secondo lui «abbiamo tutti bisogno di solidarietà, senza quella diventiamo vittime della nostra difficoltà di accettarci – racconta - Quindi immagino la scuola un ambiente del genere, da 11 anni cerco di costruire, una comunità di adulti e di ragazzi prima che una scuola. Antepongo la crescita dei giovani alle verifiche disciplinari, discuto con i miei docenti quando partecipo ai consigli di classe».

Serve un cambiamento. Vede questo anche nei genitori: «Una parte in cassintegrazione educativa, che non ne vuole sapere, il figlio fa di tutto per fargli vedere che esiste e loro si girano e guardando dall’altra parte. Sono genitori che hanno iniziato ad anteporre altre cose all’educazione che invece è la cosa più importante che noi abbiamo».

Federico Samaden sta controllando l’utilizzo del cellulare dei suoi studenti tramite un’applicazione e risulta che lo usano circa 7 ore al giorno: «La vita è diventata sempre più frenetica, però i nostri figli hanno bisogno di tempo. Più accelerano, più noi pretendiamo che crescano presto, ed è questo che dobbiamo combattere perché l’uso di droga nasce da lì. Ogni società ha tanti tossici quanti se ne merita perché la droga non è una malattia, è la fuga dalla vita. La risposta vera è l’inno alla vita».

I segnali 

C’è chi gli ha chiesto se si possono individuare dei segni anticipatori sulla droga.  Lui ha risposto: «Solitamente inizia con le canne, c’è una parte di mondo adulto che a un certo punto ha iniziato a definirla come droga leggera e i ragazzi ci sono cascati in pieno e quindi spesso minimizzano questa cosa. Però, quando cominciano a usarla, loro sanno che fanno qualcosa di sbagliato rispetto all’educazione ricevuta».

Una raccomandazione: «Se notate che vostro figlio comincia ad essere irascibile, maleducato, insofferente, che quando vuole uscire sembra che sia una cosa di cui non può fare a meno, quelli sono segnali».

Poi c’è l’effetto chimico: si scorge cioè che studia meno e c’è una via di fuga che inizia a prendere.  Qualcuno poi potrà avere un incidente di percorso: «Bisogna parlargli dell’importanza del valore della vita e trasmetterglielo, rassicurarlo attraverso l’unità del nucleo famigliare ».

Importante è puntare sulla responsabilità: «Dicendo chiaramente che a 15 anni non sono ancora maggiorenni ma si stanno allenando alle scelte. Che quelle che loro fanno hanno un impatto».  

Michela Scandroglio

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