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Busto Arsizio | 27 febbraio 2021, 09:39

Busto, la rabbia di ristoranti e bar: «Basta subire»

Con la zona arancione stop anche ai pranzi nel locale ed è disperazione. Gino Savino: «Sconfortato come i colleghi. Noi del "Capri" abbiamo perso 800mila euro in un anno, ci hanno dato 30mila euro di ristori. E ci fanno pagare pure 3mila euro per le tv. Da settimana prossima tutto il mondo lavorerà tranne noi»

Gino Savino, titolare del ristorante pizzeria "Capri"

Gino Savino, titolare del ristorante pizzeria "Capri"

«Un'altra volta chiusi». I dipendenti del "Capri" di Busto Arsizio ieri sera subito hanno espresso tutto il loro sconforto a Gino Savino. E lui è altrettanto demoralizzato, come tutti i colleghi che in queste settimane di zona gialla si erano addirittura affidati alla speranza di poter riaprire la sera: macché e intanto da lunedì si cambia colore: stop ai pranzi nei locali, solo asporto e domicilio.

Zona arancione, ma è nero il morale. Tanti ristoratori avevano soppresso il riposo per poter lavorare almeno a pranzo tutti i giorni, anche perché la gente aveva questo desiderio di tornare al ristorante. Anche chi andava al lavoro, invece di mangiare il panino in auto, poteva avere un sollievo, un luogo sicuro e accogliente.

Molti sforzi, per che cosa? «Siamo stanchi di subire - esclama Savino, che come referente Fipe raccoglie l'amarezza di tanti colleghi -  Anche solo lavorare a pranzo era qualcosa, dava una continuità».

La rabbia e la disperazione crescono: «Abbiamo sempre mantenuto un certo stile, non siamo mai scesi in piazza. Forse è ora di cambiare dopo un anno in queste condizioni».

Al Capri, Gino Savino non ha problemi a mostrare i conti: «Abbiamo perso 800mila euro. I ristori? Sono arrivati fino a novembre, 30mila euro». La differenza è dolorosamente chiara. Con ulteriori pesi che fanno perdere la testa, suonando come paradossi per usare un eufemismo: «Tra il canone Rai e i televisori con la Siae, ci fanno pagare circa 3mila euro». E i rifornimenti effettuati, per affrontare i prossimi giorni: che fine faranno? Altre risorse buttate.

Non ne possono più, titolari e dipendenti.

Che cosa chiedono i ristoratori? Di ripensarci o di aiutarli, ma sul serio: «Almeno ci diano i ristori, ma davvero - sostiene Savino - Anche se è meglio lavorare. È passato un anno ormai, non ci si può trovare in queste condizioni. Da settimana prossima tutto il mondo lavorerà, tranne noi».

 

 

Marilena Lualdi

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