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Busto Arsizio | 21 marzo 2021, 18:27

Busto, in piazza contro la dad. I bambini al sindaco: «Perché la scuola è chiusa e tanti negozi aperti?»

Manifestazione di genitori e bambini davanti al municipio. La richiesta è chiara: «Aprire immediatamente». Il sindaco Antonelli non ha nascosto la preoccupazione per il comportamento di alcuni giovani, ma ai più piccoli ha risposto che «se potessi aprirei subito le scuole». Foto e video

Busto, in piazza contro la dad. I bambini al sindaco: «Perché la scuola è chiusa e tanti negozi aperti?»

Genitori di nuovo in piazza contro la didattica a distanza. Anche Busto Arsizio ha aderito all’iniziativa lanciata dalla rete nazionale “Scuola in presenza”. Questo pomeriggio, un gruppo di genitori e bambini – numerosi ma attenti a mantenere le distanze – ha partecipato con zaini, cartelli e striscioni alla manifestazione organizzata dal comitato Prima a Scuola, ritrovandosi in via Fratelli d’Italia, davanti al municipio.

«Giù le mani dalla scuola», il messaggio urlato a più riprese. Anche il sindaco Emanuele Antonelli ha raggiunto i manifestanti: «Anche io riaprirei subito la scuola, ma non dipende da me», ha affermato, aggiungendo però che il comportamento di alcuni giovani rischia di essere pericoloso per la salute di genitori e nonni.

«Vogliamo la scuola in presenza – ha scandito al microfono Michela Luoni, tra le promotrici dell’iniziativa a cui hanno preso genitori e comitati del territorio –. Ci interessa un unico risultato: la scuola in presenza». «Aprire subito, prima di Pasqua», il grido che si è alzato dalla piazza.

Chiaro il messaggio indirizzato al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «La scuola non è finita adesso, abbiamo ancora dei mesi davanti e vogliamo che si torni in classe. La scuola è istruzione, libertà, e i nostri bambini ne hanno bisogno».

Luoni ha letto il messaggio che sta circolando sui social e nelle manifestazioni di tutta Italia, al centro anche della protesta dei genitori delle De Amicis di pochi giorni fa (leggi qui): «In nessuna galassia è accettabile avere i centri commerciali aperti e la scuola chiusa». E ancora: «Devono dimostrare che la scuola è meno sicura rispetto ai ragazzi in giro senza fare nulla. La scuola garantisce tracciamento e rispetto delle regole».

In piazza anche il segretario cittadino della Lega Francesco Speroni che, da nonno, ha evidenziato le difficoltà della dad: «Come soluzione temporanea andava bene, ma ora non è più accettabile. Nella vicina Svizzera le scuole sono aperte. Se la ragione della chiusura è quella sanitaria, non è convincente».

Enza Schillaci, educatrice, ha affermato che «se uno Stato chiude una scuola, rinuncia a costruire una società civile. Con la dad rischiamo di smettere di “imparare a imparare”: serve una scuola in presenza fatta di corpi docenti e discenti». Anche i più piccoli hanno detto la loro, tra chi non si sente pronto al passaggio in prima media e chi lamenta la mancanza «degli amici, delle maestre e dei lavoretti dell’asilo».

A un certo punto è arrivato anche il sindaco Antonelli: «Non voglio parlar male di chi è al governo, è un periodo molto difficile – ha affermato –. Io ho una paura pazzesca di questo virus. Mi piacerebbe che lasciassero fare ai sindaci dei territori, che conoscono molto meglio la situazione rispetto a chi sta in Regione o al governo. Purtroppo non ce lo permettono».

Per il sindaco «è inutile lasciare a casa i bambini da scuola, quando poi alle sei davanti ai bar ci sono mille ragazzi senza mascherina». E sulle responsabilità dei giovani c’è stato un battibecco con chi la vede diversamente. Ma Antonelli è rimasto della sua idea: «Nel primo lockdown i ragazzi sono stati bravissimi, adesso no e purtroppo poi il contatto con i genitori è pericoloso».

Alla fine, anche Antonelli si è unito al coro sulle riaperture e si è intrattenuto con i più piccoli. Ai bambini che gli chiedevano come mai le scuole fossero chiuse a differenza di molte altre realtà, Antonelli ha risposto che «se decidessi io, aprirei subito scuole e negozi, che tanto sono poco frequentati, chiudendo però bar e ristoranti e destinando a loro più soldi».

Riccardo Canetta

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