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Busto Arsizio | 07 aprile 2021, 15:16

Il giorno del rientro a scuola. Genitori e bambini «contentissimi»

Per Michela Luoni, promotrice della manifestazione contro la Dad davanti al municipio di Busto, è una «vittoria parziale», perché il rientro non coinvolge tutti gli studenti. La soddisfazione di Samuela Colombo, dopo uno stop di un mese difficile da sopportare per i suoi due figli. È stato un anno pesante anche per i bambini più piccoli, conferma Francesca Giannuzzi

Una protesta contro la didattica a distanza

Una protesta contro la didattica a distanza

Oggi è stato il giorno del rientro a scuola per centinaia di migliaia di bambini lombardi.
Anche in zona rossa, infatti, dall’asilo nido alla prima media sono riprese (o riprenderanno nei prossimi giorni) attività e lezioni in presenza. 

«Una vittoria solo parziale»

Michela Luoni è stata tra le promotrici della manifestazione contro la didattica a distanza tenutasi lo scorso 21 marzo davanti al municipio di Busto Arsizio, a cui era intervenuto anche il sindaco Emanuele Antonelli (leggi qui). «Sono felice, ma è una felicità personale – dice – perché ho una figlia piccola e quindi sono tra i “privilegiati”. È una vittoria parziale e, pertanto, è una vittoria amara. La normalità scolastica deve riguardare tutti, compresi gli studenti di seconda e terza media e quelli delle superiori».

Il 10 aprile, a Roma, si terrà una nuova manifestazione delle realtà aderenti alla rete nazionale “Scuola in presenza”. «Gli argomenti più spinosi non sono stati affrontati – evidenzia Luoni –. Penso soprattutto ai trasporti. L’attenzione mediatica si è un po’ spenta, perché le difficoltà dei bambini piccoli colpiscono di più, ma quelle dei ragazzi più grandi non sono da meno. Mi auguro ci sia la possibilità di aprire al più presto un tavolo di confronto, con un maggiore coinvolgimento e una maggiore presenza da parte dei dirigenti scolastici».

Un (ulteriore) mese di stop difficile da sopportare

«I miei figli sono molto contenti di tornare a scuola», racconta Samuela Colombo, mamma di un bambino di 4 anni iscritto alla scuola dell’infanzia Pontida e di una bambina che frequenta la prima elementare alle Marco Polo.


«Seppur più breve, i piccoli hanno sopportato molto meno questa chiusura rispetto a quella dello scorso anno, vissuta quasi come una vacanza, perlomeno inizialmente. Questa volta, invece, c’è stata maggiore insofferenza».

La più grande ha dovuto fare i conti per la prima volta con la didattica a distanza: «La scuola ha gestito molto bene le lezioni – sottolinea Samuela – e non abbiamo riscontrato particolari problemi tecnici. Mia figlia, però, ha fatto particolare fatica a entrare in relazione con i compagni e le maestre attraverso uno schermo. Lei è solitamente una chiacchierona, ma in queste settimane è rimasta molto sulle sue. Quando ha saputo che alcuni compagni con bisogni educativi speciali facevano lezione in classe, mi ha detto che anche lei aveva il “bisogno speciale” di andare a scuola».

La bambina, che rientrerà in classe domani, è stata anticipata dal fratello: «Pensavo che avrebbe fatto qualche storia, chiedendo di rimanere a casa anche lui. Invece era felice di andare a scuola per primo».

Colombo sottolinea anche che la chiusura delle scuole ha lasciato qualche “strascico”: «Rispetto a prima, mia figlia esce di casa meno volentieri. Il piccolo, invece, a volte mi chiedeva di aiutarlo a mangiare, cosa che quando andava alla scuola dell’infanzia non succedeva».

Insomma, il ritorno in aula è una buona notizia. Sotto tutti i punti di vista: «Ritrovarsi i figli a casa dall’oggi al domani è stato un problema. Mi auguro sia stata davvero l’ultima volta. Lo smart working e la didattica a distanza sono davvero inconciliabili».

Un anno pesante anche per i più piccoli

Anche per i più piccoli c’è stato un ritorno alla routine. «Questo mese di chiusura non ha lasciato particolari conseguenze – racconta Francesca Giannuzzi, coordinatrice della scuola dell’infanzia Pontida –. Oggi i bambini sono rientrati tranquillamente, senza pianti».

I bimbi hanno ormai imparato le nuove regole legate alla pandemia: «All’ingresso sanno che devono farsi misurare la temperatura, disinfettare i piedi e mettere il gel sulla mani».

Insomma, quello di oggi è stato un rientro “soft” rispetto all’esperienza dello scorso anno. «Il periodo di chiusura prolungato e la poca socialità, come notato anche dai genitori, avevano causato una “regressione” rispetto a pratiche o competenze già acquisite. A casa i bambini sono meno abituati a fare da sé. Così, a settembre abbiamo dovuto riprendere alcune azioni che avevano già appreso: dall’infilarsi le scarpe ai “comportamenti” a tavola o in bagno. Anche i tempi di attenzione erano diminuiti e i bambini non rimanevano più seduti durante la lettura di una storia. Ci è voluto un po' perché le cose tornassero come prima. Questa mattina, invece, non c’è stato nessun tipo di problema e i bambini erano tranquilli».

Riccardo Canetta

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