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Storie | 08 aprile 2021, 08:20

«Vaccinata e "imprigionata" all'estero. Ma orgogliosa dell'ospedale di Busto»

Una bustocca racconta come è stata affrontata la pandemia nel Regno Unito, ma anche il dolore di non poter raggiungere la mamma: «Mi ha fatto rabbia che un Paese meraviglioso come l'Italia non abbia subito aiutato i più vulnerabili»

La lettrice vive nel Cheshire in Inghilterra (qui un'immagine della natura vicino a casa)

La lettrice vive nel Cheshire in Inghilterra (qui un'immagine della natura vicino a casa)

I confini sono diventati pesanti con il Covid. In questa lettera una bustocca, che si è trasferita nel Regno Unito, racconta le differenze nell'affrontare la pandemia. Anche la delusione, lenita in parte dalla premurosa assistenza garantita dall'ospedale di Busto a sua madre, di fronte al ritardo nella campagna vaccinale nel nostro Paese.

Sono cresciuta a Busto Arsizio e nell’anno 2000 mi sono trasferita in Gran Bretagna. Oggi scrivo perché mi sento come imprigionata qui, mentre mia mamma è in ospedale a Busto Arsizio nel reparto Covid.

Quando sono arrivata in Inghilterra un pacco di pasta, se si trovava, costava cinque sterline. oggi vent’anni dopo, si trova non solo la pasta 0,20 € ma anche la passata Cirio, i succhi di frutta, la colomba e il panettone. È tutta un’altra vita. Ma quello che voglio raccontare di questo Paese non è tanto la disponibilità di cibi italiani che certo aiuta, ma il fatto che durante questi ultimi 12 mesi di pandemia gli inglesi hanno lavorato tutti insieme e si sono dimostrati una comunità molto forte.

Anche qui come in Italia pub ristoranti uffici negozi hanno dovuto chiudere e il governo ha pagato una cassa integrazione dell'80% degli stipendi a chi non poteva lavorare. Io sono stata una di quelle fortunate che continuano a lavorare da casa a tempo pieno. La cosa che mi è piaciuta molto di questi inglesi è che quando il nostro Primo Ministro ha lanciato l’invito a registrarsi come volontari, circa 3 milioni di inglesi si sono registrati per diventarlo: in realtà più volontari di quanto servissero.

Queste persone in cassa integrazione, quindi pagate dallo Stato, si sono date da fare per portare la spesa le medicine accompagnare la gente all’ospedale quando necessitava e altro fin dall’aprile scorso. Mi è piaciuto questo spirito di comunità, il fatto che tutti insieme si siano dati da fare in modalità diverse.

Un altro esempio. Durante il periodo primaverile la pagina Facebook del nostro villaggio ha iniziato a scambiare le piante di verdura e frutta. Molti hanno iniziato a dedicarsi al giardinaggio questo è un hobby che aiuta  molte persone ad aumentare la capacità di sopravvivere a questi momenti difficili. Un piccolo giardino, un balcone, una cassetta riciclata di legno. Questa cosa è servita per vedere crescere qualcosa da un seme. Peperoncino, un pomodoro e perfino le melanzane.

La campagna vaccinale è iniziata in dicembre ed è stata come una manovra militare. Hanno iniziato in ordine di età dai più anziani e vulnerabili e senza dimenticare nessuno, hanno vaccinato tutti. Io a 52 anni ho ricevuto il mio vaccino lunedì. È stato un momento emotivo un senso di liberazione la speranza di poter finalmente essere più vicina ai miei genitori.

Per questo sono grata a questo Paese che, responsabile dei propri cittadini, se ne prende cura. Questo Paese non è perfetto certo, anzi, ma qui mi sento sicura e protetta e so che la mia salute è una priorità.

Mi ha fatto fa così tanta rabbia che un paese meraviglioso come l’Italia non potesse offrire a lungo quel vaccino ai più vulnerabili. Sono felice che la situazione sia migliorata ma i miei genitori, che si sono trovati positivi a un certo punto, verranno dimenticati?

Poi certo il successo della campagna vaccinale non cancella il dramma dei contagi , le morti sono stati dei numeri orribili, una gran vergogna per un Paese come questo. Non ci sono dubbi e sono stata orgogliosa dell’Italia e della abilità degli italiani di seguire le regole, di rispettare gli ordini e le leggi date per aiutarsi uno con l’altro. Oggi sono particolarmente orgogliosa dell’ospedale di Busto Arsizio, che si prende cura di mia madre con professionalità e gentilezza.

lettera firmata

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