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Attualità | 17 aprile 2021, 20:30

I ristoranti e la possibile riapertura: «Chi non ha spazi aperti sarà penalizzato. E comunque troppa confusione»

Nei locali di Busto e Valle Olona la prospettiva di riprendere almeno con i dehors dal 26 aprile non risolve tutti i problemi. Tra incognite del meteo, scarsa chiarezza delle regole, discriminazione verso chi non ha questa disponibilità

Gino Savino del ristorante Capri

Gino Savino del ristorante Capri

Incertezza. Frustrazione. Delusione. È ciò che provano i ristoratori di Busto Arsizio e della Valle di fronte alla riapertura fissata per il 26 aprile. Un passo avanti rispetto ai soli asporto e consegna a domicilio. Ma che al momento sembra solo parziale.

«È difficile – si sfogano al Les Lumières, a Busto - stare dietro alle notizie. Si parla di riaprire solo con gli spazi all’aperto. Che noi non abbiamo. E comunque, se così fosse, ci sarebbe l’incognita meteo. Vero che tanti clienti sono motivati, c’è voglia di uscire. Ma con temperature basse o pioggia, come si comporteranno?». Le indiscrezioni si rincorrono, qualche voce sul possibile utilizzo anche dei locali trapela ma non trova conferme. «Nel caso – si dice ancora al Les Lumières – non si conoscono le regole. Quali distanze mantenere? Se ne sentono tante. E chiamano clienti confusi anche sulla data della ripartenza. Si diventa pazzi a lavorare così».

All’Osteria dul Tarlisu c’è rabbia: «Così ci portano alla fame. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per rispettare le norme, a partire da quelle sul distanziamento. E le regole non sono chiare. Mettiamo pure che riuscissimo a utilizzare uno spazio esterno. Come la mettiamo con i clienti che hanno necessità di andare in bagno, dunque di entrare? A monte, comunque, ci sentiamo discriminati. E abbiamo persone a cui dobbiamo dare lavoro. Qualcosa deve cambiare».

Non che ci si attendesse molto di più. «Onestamente – commenta Riccardo Escalante, dal Ristorante Flora – non mi aspettavo niente di diverso. La riapertura a queste condizioni sembra più che altro un contentino politico. Noi avremmo la possibilità di utilizzare un piccolo spazio esterno. Ma per quattro tavoli, probabilmente non ne vale la pena».

Al ristorante Menzaghi di Fagnano Olona si osserva: «Tra temperature e nostre abitudini non saprei quali sarebbero i riscontri. Non siamo nel Regno Unito o nel nord della Francia, dove è normale cenare all'aperto con 12 o 13 gradi. L'umore a volte è sottoterra ma siamo consapevoli che non bisogna mollare... sperando nei vaccini e augurandoci che Draghi conceda, a chi ne ha diritto, qualche ristoro in più».

Chi non ha dehors è penalizzato, ma non è che poter contare su spazi aperti risolva tutto. «Di confusione ce n’è – ammette Gino Savino, rappresentante Fipe, dal Capri – anche per quelli, come noi, che possono contare su uno spazio esterno e vivere questa fase con maggiore tranquillità. Ma sarebbe un’ingiustizia per gli altri». Senza contare ulteriori difficoltà. Perché un ristorante è un’attività complessa, articolata, un luogo in cui convergono energie, prodotti, servizi. Coinvolge interessi, clienti, lavoratori, indotto. «Pensate – fa presente Savino – a tutto ciò che serve per garantire la pulizia. O alle forniture di pesce. O al servizio di lavanderia».

La partenza è vicina. Lo starter ha chiamato ai blocchi. Ma, nel mondo della ristorazione, non è chiaro quanti potranno scattare e come potranno correre.

Stefano Tosi

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