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Busto Arsizio | 24 aprile 2021, 17:42

Una vita sospesa aspettando la vaccinazione domiciliare che non arriva. La testimonianza

La lettera di Salvatore Camodeca di Busto: «Come tante persone con disabilità grave, talvolta gravissima, l'attesa per ricevere il vaccino resta ancora indefinita». L’appello a non abbandonare i più fragili in fondo alla lista

Una vita sospesa aspettando la vaccinazione domiciliare che non arriva. La testimonianza

«Per i soggetti più fragili, tutto resta sospeso». Lo scrive Salvatore Camodeca, cittadino di Busto Arsizio che, come altre persone con disabilità o impossibilitate a uscire di casa, è ancora in attesa di ricevere il vaccino contro il coronavirus.

Camodeca spiega di essere passato attraverso tutti i canali a sua disposizione: si è rivolto al medico di base, si è registrato – quando è stato possibile – attraverso il portale online, ha scritto ad Ats. Ma una data, ancora, non c’è.

Così, ha deciso di raccontare la sua situazione in una lettera. «Senza alcun intento di suscitare polemiche né critiche sterili», premette.

«Riguardo all'attuale tema delle vaccinazioni è indubbio che il processo stia migliorando, ma anche che gli errori ci siano stati, poiché le priorità non ancora vengono ben rispettate e tutti hanno fretta di ricevere un siero per avere più tranquillità e libertà.
Risiedo nella zona di competenza ATS Insubria in Busto Arsizio, e come tante persone con disabilità grave, talvolta gravissima, dopo un percorso a ostacoli per potermi registrare sul portale istituzionale creato con una discutibile programmazione, per la quale gli invalidi certificati prima del 2010 non erano compresi nelle liste di priorità, finalmente dal 14 aprile è stato possibile registrarmi, tuttavia l'attesa per ricevere il vaccino resta indefinita fino ad oggi».

«Questo – prosegue – accade soprattutto proprio per chi è fisicamente più vulnerabile e ha dovuto richiedere la vaccinazione a domicilio, ovvero persone come me che abbiano patologie che richiedono l'utilizzo in casa di apparecchiature praticamente da rianimazione, e che non possono facilmente recarsi nei centri medici affollati, in quanto troppo deboli per correre qualsiasi rischio fuori dalla propria dimora. Anzi, a volte fuori dal proprio letto. Tutto resta sospeso per i soggetti più fragili ed è sospesa anche l'informazione, dato che nemmeno i responsabili indicati dalle amministrazioni sanno fornire tempi, dettagli o soluzioni, menzionando solo le innumerevoli variabili da cui dipende il lento sistema».

Le difficoltà incontrare fanno scaturire pensieri amari: «A volte ho il dubbio che manchi la volontà di proteggere i più deboli, perché qualcuno forse penserà che tanto chi comunque resta in casa e non lavora, o non fa vita sociale o non fa viaggi ecc., rischia poco e quindi è meglio fare il vaccino agli altri che potranno incrementare il Pil del paese, però ci si dimentica del fatto che palesemente una persona fragile difficilmente potrebbe superare una malattia come il Covid-19 rispetto a chi è sano e per fortuna il più delle volte la supera con sintomi leggeri. Inoltre non si accorgono che vivere non significa solo consumare, uscire ed essere fisicamente dinamici, ma significa mantenere relazioni, affetti, trasmissione di bei pensieri perché la serenità non ha una misura oggettiva ed è solo uno stato mentale individuale di cui tutti hanno diritto».

«Non posso però credere che la nostra società accetti totalmente tale pensiero – osserva Camodeca – perché è evidente lo sforzo che in questi mesi è stato fatto per la cura di tanti pazienti, quindi voglio sperare che si organizzi in fretta il personale adatto con gli strumenti idonei per praticare le vaccinazioni anche a domicilio di chi davvero è più a rischio e vuole soltanto poter vivere insieme agli altri.
Fortunatamente numericamente penso sia minimo il numero di persone con uno stato di gravità che necessiti un servizio simile, perciò penso che basterebbe impiegare piccole squadre mobili di operatori, ma lascio a chi di competenza le scelte migliori sperando solo che fra queste ci sia quella di non abbandonarci in fondo ad una lista».

Redazione

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