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Economia | 28 aprile 2021, 12:44

Dispositivi di protezione, quanto è cresciuto l'import. Ma non la programmazione

L'allarme di Assosistema. Claudio Galbiati, presidente della sezione Safety: «Le aziende devono conoscere i fabbisogni». Solo le mascherine importate: (soprattutto dalla Cina) +1425%. Anche il 2021 conferma la crescita, pur minore

Il presidente della sezione safety di Assosistema Claudio Galbiati

Il presidente della sezione safety di Assosistema Claudio Galbiati

L'import di dispositivi di protezione non ha caratterizzato solo l'inizio della pandemia. Anzi, spicca il dato di giugno e luglio, quando cresceva - ma in misura ben diversa - anche l'export. Ciò che non cresce affatto, è la programmazione, la reale conoscenza dei fabbisogni. Così le imprese italiane che pur, anche nel nostro territorio si sono riconvertite in parte per poter dare una risposta a questa necessità, possono muoversi dando le giuste risposte. 

L'allarme, suffragato da una dettagliata ricerca a cura del Centro studi di Assosistema Confindustria, è stato dato oggi dal presidente della sezione afety Claudio Galbiati durante una conferenza stampa. Il caso clou è quello delle mascherine, per cui l'exploit è - anche - da legare all'autorizzazione a importare in deroga, data all'inizio della pandemia.

Indumenti di protezione

Sul fronte degli indumenti di protezione, tra gennaio e dicembre 2020 il nostro Paese ne ha importati per un valore totale di circa 595 milioni pari a + 127% sul 2019. Nel primo trimestre il volume di importazioni in questa categoria evidenzia un andamento similare all’anno precedente, non risentendo ancora dell’emergenza in arrivo. L’incremento totale del valore 2020 su quello del 2019 è solamente del 5%. Nel trimestre successivo,  l'impennata: + 263% rispetto al 2019, pari a 150 milioni di euro. Così nei tre mesi successivi, a parte agosto; quindi cala ancora tranne a novembre. Principale Paese che vende a noi questi dispositivi, la Cina (58,37%), seguita a considerevole distanza da Turchia e Spagna. 

L’export nazionale l'anno scorso è invece di poco inferiore ai 420 milioni di euro, -36% rispetto al 2019. Primo mercato, gli Usa.

Le mascherine

Ancora più dirompenti i numeri sulle mascherine. L'anno scorso ne sono state importate per un valore pari a 3.178.976.980 di euro pari a +1425 % rispetto al 2019 (circa 208 milioni di euro). Il volume di affari generato è quello che ha maggiormente risentito dell’impatto derivante dall’emergenza sanitaria.

Con i primi contagi in Italia a fine febbraio e con l’autorizzazione ad importare dispositivi validati in deroga (17 marzo 2020 DL Cura Italia), a marzo 2020 ecco il drastico aumento del 436% rispetto al mese precedente. Gli acquisti registrano un ulteriore aumento in aprile (+388% su marzo 2020).

Poi ecco la fine del lockdown, ma anche la ripresa delle attività produttive. Con la necessità di dover indossare mascherine anche in azienda.  L’import del secondo trimestre 2020 vale circa 1.700 milioni di euro rispetto ai 50 milioni dello stesso periodo 2019, segnando + 3362 %.

Nel corso del terzo trimestre  il divario tra i valori delle cumulate 2020 e 2019 raggiunge il massimo dell’anno: a luglio 2020 l’import raggiunge il +1930% rispetto al pari periodo del 2019. In agosto, le chiusure estive delle attività commerciali e la modifica della procedura di validazione in deroga per DPI importati che, dal 4 agosto 2020, diventa di competenza delle singole regioni , conducono a un calo (-85% su luglio 2020). Il terzo trimestre segna comunque una differenza significativa sullo stesso periodo del 2019 del +1603% (+ di 920 milioni di euro nel 2020 contro i 54 milioni del 2019). Nell'ultimo "solo" +680%. Primo Paese, sempre la Cina.

In questo caso, anche l'export è aumentato, del 111% rispetto all’anno precedente con un ammontare complessivo superiore a 200 milioni di euro. Primo mercato, la Francia. 

Infine, per quanto riguarda i guanti protettivi: + 62% sul 2019, per un valore complessivo pari a più di 500 milioni di euro. Ne vende da noi più della Cina solo la Malesia.  Intanto per quanto riguarda le maschere FFP importate, i primo quattro mesi hanno già visto un incremento del 123%.

«Con l’obiettivo di ottenere un mercato competitivo e sano abbiamo avviato un confronto con la struttura del commissario straordinario Figliuolo e con il Mise – conclude Galbiati – In particolare, abbiamo chiesto: l’abolizione del processo di autorizzazione in deroga dei Dpi non marcati CE; un quadro chiaro sui quantitativi dei dispositivi necessari al settore sanitario ed industriale per la gestione dell’emergenza ad oggi e per il dimensionamento delle scorte strategiche per il futuro e, infine, un coordinamento delle autorità di sorveglianza ed un rafforzamento dei controlli sui prodotti immessi. Siamo ora in attesa di risposte concrete».  

 

Ma. Lu.

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