Ieri... oggi, è già domani | 28 aprile 2021, 06:00

... ul rasegusciu (la segatura)

Prima di proseguire nel discorso, vediamo di chiarire il tutto....quanto meno per i Cultori della Lingua Bustocca e di chi vuole comprendere sino in fondo, il senso del dialogo fra Maria e Giusepèn e ancora prima, quanto Giusepèn mi stava spiegando.

... ul rasegusciu (la segatura)

Mentre Giusepèn mi sta spiegando la "ramundua", si sente, dalla cucina, Maria (figlia di Giusepèn) borbottare, con un "va l'infernu" finale. "Sa ghe, Maria....sa ghe sucedu" e il viso di Giusepèn somiglia a quello di Eduardo nell' Oro di Napoli.

"M'è scapò 'l busciòn e u straecà u oli" risponde mesta Maria. Al che, Giusepèn propone la soluzione al problema....."dròa ul rasegusciu ....poeu oli da gomitu e i medòn i lusissàn".

Prima di proseguire nel discorso, vediamo di chiarire il tutto....quanto meno per i Cultori della Lingua Bustocca e di chi vuole comprendere sino in fondo, il senso del dialogo fra Maria e Giusepèn e ancora prima, quanto Giusepèn mi stava spiegando.

La "ramundua" è tutto ciò che fa parte della spazzatura.....gli avanzi, ciò che è inservibile, qualcosa che s'è rotto e che deve finire "in dul bidòn che i oman dùu Agesp i menàn via" (nell'apposito bidone che gli addetti di Agesp puntualmente ritirano). Quindi, "ramundua" per rifiuti e ....nulla più.

Il "va l'infernu" detto da Maria è facile da intuire. E' uno sfogo, un'imprecazione, una specie di rivalsa nei confronti dell'accaduto. "Vai all'inferno" detto contro al fatto e un pochino contro la propria sbadataggine. Giusepèn interviene e risponde alla "invocazione" di Maria: "cosa c'è....cosa è successo, Maria" e lo dice, Giusepèn quasi a consolare Maria che evidentemente è un tantino contrariata. La mimica di Giusepèn serve a smitizzare l'accaduto, come a dire ...."ghe sucedù naguta" (è successo nulla di grave).

Ora è Maria a rispondere, quasi a giustificarsi: "mi è scappato il turacciolo e ho rovesciato l'olio". Notare quel "busciòn" tipicamente francese....altra prova della "importazione" operata dai Liguri che poi hanno portato nella città poi divenuta Busto Arsizio. Giusepèn trova la soluzione al problema. Soluzione pratica, in uso allora nelle case di Busto e che andrebbe bene anche nelle case odierne. "Prendi la segatura...poi di buona lena, scopa i quadratoni  d'argilla (medòn) del pavimento che diventano bei lucidi".

Notate come "ul rasegusciu" utilizza l'articolo maschile "il", mentre la segatura utilizza l'articolo femminile.  Come si ottiene "ul rasegusciu?" ....dal falegname che pialla, sega, riduce a brandelli un legno qualsiasi dopo averne ricavato infissi, mobili e costruzioni artigianali varie, come tavoli e sedie.

Oggi, "ul rasegusciu" lo trovi nelle segherie, dove si spellano e si piallano i tronchi....con un piccolo segreto. E' Giusepèn che lo svela ed è come ....l'uovo di Colombo. "Questa segatura (ul rasegusciu) lo pressano, lo compattano e "fàn fòa" fanno fuori lastre di "legno" compattato "cunt'i fregui dul legn" (con le briciole del legno stesso).  "E ta lu vendàn par legn" (e te lo vendono per legno) catechizza Giusepèn, ironicamente.

C'è poi una giustificazione sull'uso del "rasegusciu", quando occorre. Spanderlo dove è caduto un liquido, si assiste a un evento semplice, ma importante. Il "rasegusciu" assorbe il liquido e, quando si tratta di olio, con una passata di "oli da gomitu" cioè ....fregare, spazzolare con intensità, si lucidano ben bene i "medòn" cioè i quadratoni simili al selciato che allora venivano usati al posto delle odierne piastrelle.

Racconto poi a Giusepèn del Lettore che l'ha apostrofato, in occasione del "pezzo" sul vaccino. "Ah, chèl cal t'à di s'à tan metù dentu ul Nocino o a Grapa?...." (quello che ti ha detto se ti hanno iniettato (al posto del siero) il Nocino o la Grappa Asperula?) ....al mio assenso col capo, taglia corto, Giusepèn ...."dighi a chèl li s'àl ga tacò 'l co duma pà...nda in dul barbè" ....dì a colui solamente se ha attaccato la testa solo per andare dal parrucchiere.  Sottile, Giusepèn....grandioso e sottile. "l'è ua dul Nocino, vegn scià" (è l'ora del Nocino, vieni qua) che è una versione differente del "vegn chi" che vuol dire sempre....vieni qui.

 

Gianluigi Marcora

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