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Busto Arsizio | 03 maggio 2021, 21:11

Busto, l'arcivescovo a San Giuseppe: «Che emozione usare il calice di don Isidoro»

Monsignor Delpini: «Nel compleanno di questa parrocchia vogliamo ringraziare di questo tempo virtuoso e continuare la missione». Il richiamo all'uso delle parole, poi ai diaconi: «I discepoli non possono tacere il fondamento delle loro speranza». Prima nel Varesotto la visita a Cassano

Busto, l'arcivescovo a San Giuseppe: «Che emozione usare il calice di don Isidoro»

I trent'anni della parrocchia di San Giuseppe, ma anche i 20 della casa di don Lolo e un analogo compleanno degli Amici di San Giuseppe. Ricorrenze che a Busto nel 2020 l'emergenza sanitaria aveva impedito di celebrare adeguatamente con monsignor Mario Delpini.

In questa primavera che vedeva sempre la parrocchia e il quartiere traboccare di gioia e presenze per la festa patronale, la visita dell'arcivescovo di Milano è stata dunque più importante e  incoraggiante più che mai. Una celebrazione intensa e anche suggestiva, organizzata nei minimi dettagli e con grande affetto, quella che si è svolta stasera, alla presenza anche dei parroci della città, a partire da quello di San Giuseppe, don Giuseppe Tedesco, e dieci diaconi. Erano presenti il sindaco Emanuele Antonelli e l'assessore Laura Rogora. All'appello anche gli Amici di San Giuseppe, naturalmente, esercito del bene e della solidarietà in questo tempo più che mai.

Un ricordo anche per don Isidoro Meschi, ucciso trent'anni fa: «Che emozione usare il suo calice» ha detto monsignor Delpini nel chiudere la celebrazione.

Durante l'omelia ha richiamato l'analogia del numero trenta, all'inizio dell'omelia, con la figura di Gesù nelle Scritture: «Aveva all'incirca trent'anni quando ebbe inizio il suo ministero ed era figlio di San Giuseppe». Poi l'arcivescovo si è soffermato sulle parole, che oggi più che mai sembrano non funzionare più, essersi come consumate. Apparentemente si parla solo di pandemia, lockdown, colori di zone «Quando si dice speranza, risorto, sembrano scatenarsi i pregiudizi, i luoghi comuni - ha detto - ma i discepoli non possono tacere il fondamento delle loro speranza, l'esperienza che ha fatto ardere il loro cuore... Devono parlare di Dio per dire che è padre del nostro Signore Gesù Cristo. Che c'è una sola via che permette di andare oltre la morte, quella di Gesù».

I cristiani oggi - ha proseguito monsignor Delpini - sono spesso oggetto di giudizi severi, quando così si palesano, a scuola, sul lavoro, in ogni ambito. «Nel compleanno di questa parrocchia - ha detto ancora - vogliamo celebrare il grazie di questo tempo virtuoso e continuare la missione».

Poi ha indicato i dieci diaconi presenti: «Non sono di qui - ha detto sorridendo - sarà meglio che questa parrocchia susciti qualche vocazione anche per il sacerdozio ministeriale».

Durante la giornata, monsignor Delpini era stato anche a Cassano Magnago. Dove il sindaco Nicola Poliseno l'ha ringraziato perché ci ha lasciato un prezioso contributo per comprendere il senso del cammino della nostra comunità».

 

Ma. Lu.

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