Busto Arsizio | 04 maggio 2021, 06:00

... "a lassàl voei" (a lasciarlo vuoto ....)

Non tanto per la cronaca che "butta addosso" fatti incresciosi, ma contrariato per i "sintomi di invidia" che si avvertono ogni qualvolta si cerca di difendere le Tradizioni

... "a lassàl voei" (a lasciarlo vuoto ....)

"Scrial ....dighi a tuci che 'l mondu l'è bel, ma l'è vaiobal" (scrivilo....di a tutti che il  mondo è bello, ma è ... variabile) e, dentro quel "variabile", Giuseppino ci aggiunge un "avariato".  Lo si avverte a vista d'occhio che Giuseppino è contrariato. Non tanto per la cronaca che "butta addosso" fatti incresciosi, ma contrariato per i "sintomi di invidia" che si avvertono ogni qualvolta si cerca di difendere le Tradizioni.

Meglio fugare ogni dubbio. A Giuseppino avranno letto (o lui ha letto) di un commento "tai e medega" che un signore ha espresso inopinatamente nei miei confronti. A proposito, il "taia e medega" vuole dire (tra l'altro) "prima tagli e fai del male, poi tenti di medicare o di rimediare al male che hai prodotto".

Si tratta del Dialetto Bustocco che, ai giorni nostri, lo parlano in pochi. Per colpa di chi? Per quale recondito motivo? Fatto è che se non ci fosse "qualcuno" a difenderlo, nel giro di un ventennio (forse meno) anche il Dialetto Bustocco andrebbe dimenticato, cassato, cancellato. E ciò, intristisce assai, Giuseppino.

(Quant'è opprimente vedere un anziano "magonare"  - gli si vedono gli occhi tristi e si accentuano le rughe sul viso). "Ghe camura" (letteralmente "c'è camorra") per dire che la gente ama criticare, ma "di suo- proprio" fa poco o nulla. Ed è il caso acclarato della critica secondo cui"ci sono errori gravi" nel mio Dialetto a cui ho risposto semplicemente che il Dialetto è "parlato" più che scritto e che la "fonetica" delle espressioni è difficilmente traducibile. Importante è comprendersi!

Adesso, lo sguardo di Giuseppino è bonario e ....accondiscendente. Sa che non mi offendo e che faccio il possibile per "difendere" il Dialetto Bustocco al di là dei "soloni" (pochi in verità) che blaterano, ma amano solo criticare, invece di "produrre" qualcosa di concreto.

Lascio a Giuseppino il "finale" della discussione. "l'è 'n brusogiu" dedicato a chi pensa di essere un "luminare", mentre deve scontrarsi con la sua semplice caratteristica di essere ....allievo. Il "brusogiu" nell'etimologia della parola, significa "bruciore di stomaco" e ....dire a chiunque "brusogiu" vuole proprio accostare al ....bruciore di stomaco, il significato di ....indigesto.

Adesso comincia il giro in giardino, da Giusepèn. La lezione sulla semina e sulle "proese" (aiuole, pezzi di terra circoscritti e seminate) è iniziata ed è bello porvi attenzione....compreso l'immergere le mani nelle zolle, con la terra che profuma di fresco e che ....si è preparata a produrre in base alla semina.

Lo spazio per i sorrisi, Giuseppino lo trova con la narrazione sui "me tempi" (ai miei tempi) e ci mette, Giuseppino, aneddoti e storie d'un mondo antico, scomparso, forse... millantato, ma da tenere in debita considerazione. "S'à podi non vivi senza tèma"  (non si può vivere senza rispetto) e Giuseppino si riferisce al rispetto per le persone, per la natura, per la convivenza... educazione, insomma.

E sapete come si conclude la "tiritera?" (per Giuseppino significa la... chiacchierata), col bicchierino alzato, gli occhi vispi e luminosi al "suono" di "a lassàl voei" (a lasciarlo vuoto) e ovviamente si intende quale soggetto, il "bicchierino" il cui contenuto (oggi) è l'Asperula ...grappa "morbida" del Trentino.

Gianluigi Marcora

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