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Varese | 06 maggio 2021, 19:00

Festa di San Vittore, sabato in Basilica la messa con l'antico rito del faro

A celebrare la messa in memoria del patrono di Varese sarà il prevosto della città, monsignor Luigi Panighetti. Al termine sarà conferita la Girometta d’oro da parte della Famiglia Bosina

Festa di San Vittore, sabato in Basilica la messa con l'antico rito del faro

I due giorni di celebrazioni saranno aperti dalla messa coi vesperi di venerdì 7 maggio alle 18.30, mentre sabato 8 le funzioni dedicate al santo martire saranno alle 8.30, 10 e solenne alle 11.

«La celebrazione di quest’anno fa seguito a quella dello scorso anno vissuta in basilica alla presenza delle sole Autorità in rappresentanza dell’intera cittadinanza – dice monsignor Luigi Panighetti – Questa volta torniamo a vivere la patronale con i fedeli tra i banchi della chiesa riappropriandoci di una tradizione che non è mancata nemmeno nei giorni più bui della pandemia. Avremo l’occasione di chiedere a San Vittore di intercedere per la nostra Città, perché guidi il nostro cammino col suo esempio di dedizione e devozione. E sarà anche occasione per il suffragio di coloro che hanno perso la vita e sofferto a causa della malattia e per le loro famiglie».

Come da tradizione secolare l’inizio della celebrazione delle 11 sarà sottolineato da uno dei riti più suggestivi della liturgia ambrosiana, il rito del Faro, che prevede l’accensione di un pallone di bambagia da parte del sacerdote a memoria del sacrificio del santo che ha donato la propria vita in nome della fede. Al termine della solenne messa sarà conferita la Girometta d’oro da parte della Famiglia Bosina.  

LA VICENDA DEL MARTIRE SOLDATO
Nato in Mauritania nel terzo secolo, Vittore entrò nelle milizie romane. Era di stanza a Milano all’epoca della persecuzione di Massimiano. Nel 303, con altri due soldati, Nabore e Felice, pur affermando la propria fedeltà all'imperatore abbandonò la vita militare per non tradire la propria fede. Dopo l’arresto, le torture e la condanna a morte, riuscì a scappare. La fuga fu breve: venne arrestato e decapitato. Secondo tradizione, il suo corpo rimare insepolto finchè, cessata la persecuzione, le spoglie furono riportate a Milano e deposte in un dignitoso ed elegante sepolcro. Primo e qualificato testimone della devozione a San Vittore è S. Ambrogio, che l’ha celebrato nei suoi inni e volle deporre accanto al sepolcro del martire il corpo del suo amatissimo fratello Satiro (tratto in parte dalla Liturgia Ambrosiana delle Ore III Volume).  

Redazione

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