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Territorio | 09 maggio 2021, 12:50

Seconda giornata a Samarate: l’arcivescovo Delpini ha celebrato messa a Cascina Elisa

Nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, l’abbraccio alla comunità. E una constatazione: «I cristiani sono antipatici». Nelle sue parole, il valore della testimonianza e della speranza

Il dono dell'arcivescovo alla parrocchia: una candela da accendere in occasione delle preghiere per le vocazioni

Il dono dell'arcivescovo alla parrocchia: una candela da accendere in occasione delle preghiere per le vocazioni

La domenica samaratese di Mario Delpini è iniziata nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. «La più piccola e la più recente, dotata però, di una sua identità e di una sua presenza» ha spiegato il parroco, don Nicola Ippolito, poco dopo avere accolto l’arcivescovo di Milano, all’inizio della messa in una chiesa ottimamente organizzata per rispettare le misure anti Covid. Don Ippolito ha espresso la gioia sua e dei fedeli per la visita, ricordando l’invito speciale alla celebrazione eucaristica rivolto alla Caritas della Comunità pastorale. Per dare il segno di una Chiesa che esce e che si fa incontro, «…soprattutto ai più poveri».

L’arcivescovo ha ringraziato a sua volta, lodando quanti, a partire, appunto, dalla Caritas, hanno dovuto moltiplicare l’impegno a favore della comunità a causa della situazione sanitaria. Nell’omelia, Delpini ha parlato della visita pastorale come dell’occasione, anche per le parrocchie più piccole, di ribadire che loro fanno parte «…della grande Chiesa. Non esistono chiese che stanno per conto loro. Questa apertura, questo sentirsi dentro un cammino di popolo che non si ferma, continua la testimonianza degli apostoli e dei discepoli».

Poi il commento sulle letture: il confronto tra San Paolo e re Agrippa dagli Atti degli apostoli, la prima lettera di San Paolo ai Corinzi sulle apparizioni di Gesù e sulla Grazia di Dio, l’intenso passo del Vangelo nel quale Giovanni prevede: «Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio». «Questa Parola di Dio – ha sintetizzato l’arcivescovo – converge nel dirci che i cristiani sono antipatici. I cristiani suscitano reazioni che arrivano alla violenza». Di qui una riflessione sulla conversione di Saulo/Paolo, sulle persecuzioni di ieri e di oggi, sui cristiani che sono apprezzato strumento di “soccorso sociale” ma che vengono mal tollerati quando parlano di fede. E sul valore della testimonianza, fondata «su una vita coerente e su una parola argomentata». Fondamentale, infine, quello che Delpini ha definito il “linguaggio della gioia”, collegandolo indissolubilmente alla speranza che deve, anche nei momenti più duri, caratterizzare il cristiano. Su tutti, il messaggio più forte, due sole parole: «Gesù vive».

termine della messa, l’arcivescovo ha lasciato alla parrocchia tre apprezzati doni: una candela rossa dalla fiamma vivace, da accendere in occasione delle preghiere per le vocazioni, immaginette per i ragazzi dell’iniziazione cristiana, la regola di vita per i nonni. Un abbraccio, un incoraggiamento a una piccola parrocchia, parte viva di una grande Chiesa.

Le altre tappe della giornata: dopo la messa delle 11 a Samarate, incontro con il Consiglio pastorale nel primo pomeriggio e, in chiesa, a San Macario, con le famiglie dei ragazzi dell’iniziazione cristiana. Lì, messa alle 16.

Stefano Tosi

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