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Legnano | 10 maggio 2021, 20:30

Felice di essere Musazzi. E di far rivivere i teatri

A Legnano l'emozionante serata dedicata al libro del cofondatore, attore e regista dei Legnanesi in occasione dei 100 anni: «Dedicato all'uomo, alla sua modernità, alla memoria». La gioia di poter accogliere questo evento al "Tirinnanzi" e la scoperta: la Teresa "insegnata" anche in America

L'avvio e diverse tappe della serata con Max Pisu

L'avvio e diverse tappe della serata con Max Pisu

Una serata emozionante, in cui si sono svelati particolari anche sconosciuti su Felice Musazzi, in occasione dei 100 anni dalla nascita. La "felicità" di essere Musazzi è risuonata dal libro agli interventi ad esso dedicati, ma traendo ulteriore energia dal fatto di poter celebrare finalmente un evento in presenza in teatro. Al "Tirinnanzi" di Legnano questo connubio è stato più volte rimarcato, a partire da Max Pisu che ha tessuto la fitta trama della serata, con tanti personaggi. 

E sarebbe stato felice anche lui, Felice, che ha fatto ridere diverse generazioni, ma soprattutto ha permesso loro di ri-conoscersi, riconoscere le proprie radici contadine e operaie, di "ritrovarsi" nei cortili da cui provenivano, di portare quell'identità orgogliosa e al contempo umile della provincia, che lontano dal proprio mondo si smarrisce.

Al centro il libro, curato dal Comitato per il Centenario, che si avvale della prefazione del critico Maurizio Porro, dei testi dei giornalisti Cristina Masetti e Luca Nazari, di Alberto Bentoglio, direttore del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi Di Milano, di Nicholas Vitaliano, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Milano e di Alessio Francesco Palmieri Marinoni, docente di Storia del Costume Teatrale. Sul palco anche il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Scazzosi, che ha voluto sostenere l'opera.  (LEGGI QUI) Tra collegamenti e presenze dirette sono uscite tante suggestioni, tante informazioni. 

Tra i più intensi, l'intervento della figlia Sandra, che ha raccontato il papà anche severo e il ruolo fondamentale di mamma Mariuccia, 99 anni. Perché se la compagnia dei Legnanesi ha avuto il grande successo capace di attraversare il tempo, è perché dietro c'era un lavoro di squadra, di famiglia. Un'impresa familiare: «Papà mi ha sgridato la sera prima del mio matrimonio perché sono rientrata tardi... e poi è venuto anche lui in viaggio di nozze con Barlocco».

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Dalla Famiglia Legnanese con Gianfranco Bononi che conobbe Musazzi, alla Fondazione comunitaria Ticino Olona con Salvatore Forte che ha messo a fuoco il valore della solidarietà dei cortili, valore che  risuona più importante che mai per la nostra epoca scossa dalla pandemia.

Il sindaco Lorenzo Radice ha sottolineato: «Questo è un momento speciale, doppiamente perché riapriamo questo teatro». 

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Con lui anche l'assessore alla Cultura Guido Bragato, tra i giovani che non hanno potuto conoscere Musazzi, ma il valore della sua opera e l'aver saputo portare ben oltre i confini legnanesi quel senso di comunità, sì.

L'orgoglio della provincia e il saper essere avanti, come ha sottolineato Antonella Clerici, moderni, tutti, compresa la moglie che gli sistemava gli abiti e lavava i reggiseni della Teresa.

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Si viaggia dal passato con Enrico Barlocco che ricorda Felice e lo zio Antonio.

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E gli attuali interpreti dei Legnanesi, a partire da Antonio Provasio, la "Teresa" di oggi.

Non è mancato un collegamento da Cleveland, con il professor Luigi Ferri. Che parla dei "Legnanesi" anche ai suoi studenti negli Stati Uniti, fiero di poter trasmettere l'identità nazionale con queste opere, che lui si riguarda spesso e volentieri. 

La Teresa come don Camillo e Peppone e anche - per arrivare ai tempi nostri - come Montalbano, perché hanno in comune la pertinenza al luogo di cui sono originari e quando si allontanano, o ci provano, è un fallimento. La Teresa materia universitaria, chissà come sarebbe piaciuto questo a Felice Musazzi, che si rapportava a Strehler e Fellini ma si rammaricava di non aver potuto studiare: proprio per questo amava sempre regalare ai suoi nipoti dei libri.

Marilena Lualdi

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