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Busto Arsizio | 11 maggio 2021, 08:12

Busto, un anno senza il “Pres” Vincenzo De Bernardi

Un anno fa oggi, se ne andava all’improvviso Vincenzo De Bernardi: fu per vent’anni presidente degli arbitri di Busto Arsizio. Sarà per sempre il “Pres”

Un anno fa l'addio a Vincenzo De Bernardi, riferimento per gli arbitri bustocchi

Un anno fa l'addio a Vincenzo De Bernardi, riferimento per gli arbitri bustocchi

Un anno fa oggi, se ne andava all’improvviso Vincenzo De Bernardi: fu per vent’anni presidente degli arbitri di Busto Arsizio. Sarà per sempre il “Pres”.

De Bernardi è stato arbitro e designatore. Poi, dal 1992 al 2012, ha guidato la sezione bustocca dell’Aia, che nel 1997 si è stabilita nell'attuale sede di via Espinasse. Un trasferimento non semplice, concretizzatosi grazie anche alla grande caparbietà di Vincenzo (nelle foto sotto con il figlio Diego e i presidenti che l'hanno preceduto).

In seguito è stato vicepresidente e consigliere della sezione. Di più: è stato un riferimento, soprattutto per i più giovani, a cui non ha mai fatto mancare consigli e insegnamenti.

La sua notorietà (oltre all’impegno in ambito sportivo, era conosciuto in città anche come istruttore di guida) non basta a giustificare i tantissimi messaggi che, esattamente un anno fa, hanno raggiunto i suoi cari (la moglie Tina e i figli Claudio, Anna e Diego).
Quel travolgente mare di affetto si spiega soltanto con le qualità umane che chiunque abbia conosciuto Vincenzo ricorda bene.

Il figlio Diego, a sua volta allenatore di calcio, ricorda di aver ricevuto «centinaia e centinaia di messaggi di condoglianze». Il mondo dei tifosi della Pro Patria gli è stato particolarmente vicino: «A distanza di un anno, ci tengo a ringraziare gli ultras. Ricordo con piacere l’omaggio di Lele Magni e di Pierangelo Folla, con lo striscione in suo onore. E anche quello di Francesco Attolini, ex arbitro, sempre vicino a papà».

Tanti i fischietti che per Vincenzo erano quasi dei figli: «Io ne ero piacevolmente geloso – racconta Diego De Bernardi –. Papà insegnava l’arte dell’arbitraggio, che riguardava quello che accadeva dentro ma anche fuori dal campo. Vale a dire che per lui bisognava sempre comportarsi bene, “da signori”. Su questo era intransigente. Per me era motivo di orgoglio vedere che tanti ragazzi gli erano vicini anche dopo l’esperienza sui campi».

La sua passione per l’arbitraggio era totale. Il suo carattere – deciso e affettuoso al tempo stesso – gli consentiva di far comprendere e “accettare” le scelte dei suoi ragazzi anche a calciatori e allenatori sempre pronti, dopo il fischio finale, a prendersela con la “giacchetta nera”.

«Nonostante avesse giocato a calcio e adorasse questo sport – rivela Diego – quando andavamo allo stadio a vedere il Milan, mentre io cercavo di prevedere le mosse dell’allenatore, lui si concentrava sulle scelte del direttore di gara. La divisa dell’arbitro era la sua seconda pelle».

E Diego svela che, anche poche ore prima di andarsene, Vincenzo De Bernardi, come fanno i tifosi con le maglie dei propri calciatori preferiti, indossava la giacchetta dell’arbitro.
D’altra parte, quella giacchetta il “Pres” non se l’era mai tolta.

Nemmeno oggi. Nemmeno lassù.

Riccardo Canetta

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