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Politica | 14 maggio 2021, 19:32

Zanzi: «Licenziato con una telefonata. Ora aspetto le motivazioni ufficiali»

Il vice sindaco non si spiega l’improvvisa decisione: «L’atteggiamento di Varese 2.0 è sempre stato lo stesso, coerente con le nostre idee. Probabilmente siamo diventati scomodi in questa fase»

Zanzi: «Licenziato con una telefonata. Ora aspetto le motivazioni ufficiali»

Per la seconda volta Daniele Zanzi fa le valigie e viene allontanato da Palazzo Estense da chi lo aveva investito di un ruolo pubblico. La prima volta fu nel 2012 e in quell’occasione la giunta Fontana gli revocò la presidenza della commissione paesaggio con un’accusa che fu chiarita nelle opportune sedi, dimostrando l’assoluta correttezza del suo operato. Modus operandi che aveva colpito Davide Galimberti e lo aveva spinto a volerlo nella coalizione che poi lo ha portato a vincere le elezioni.

Un contributo elettorale importante quello arrivato da Varese 2.0, che era valso a Zanzi la nomina a vice sindaco, il braccio destro del sindaco. Un “matrimonio” forse un po’ frettoloso, senza conoscersi troppo bene, che aveva mostrato segni di crisi fin da subito, da quando in famiglia era entrata la Lega Civica, oggi Italia Viva, e Stefano Malerba era stato nominato presidente del consiglio comunale. Un’alleanza politica, per usare i termini corretti, legittima ma molto lontana dal mondo civico di Varese 2.0.

E che questo licenziamento (leggi QUI) abbia finalità e retroscena politici lo crede anche Zanzi. «Altrimenti non me lo spiego. Sono stato avvertito della decisione con una telefonata, come usavano fare i gentiluomini che badano alle forme e poco alla sostanza. Si è parlato di divergenze, ma noi siamo sempre stati coerenti con le nostre idee, a volte in accordo e a volte in disaccordo con le altre componenti di maggioranza, ma in linea con il civismo che abbiamo sempre rappresentato. Siamo stati usati in maniera strumentale per avere una vernice di civismo che ora è saltata. Probabilmente siamo diventati scomodi in questa fase».

C’è delusione e amarezza nelle parole di Zanzi, «ma penso di aver seminato qualcosa, di aver mostrato un altro modo di fare politica, senza paraculismi. In fondo anche i varesini, sostenendoci, hanno dimostrato di essere stanchi di questo modo di proporre le cose e dei giochi delle parti. Noi non siamo avvezzi a fare ricatti e ad accettarli e questo forse spaventa la politica». Non ultima, la formale richiesta a Varese 2.0 di adesione alla coalizione di centro sinistra che sosterrà la ricandidatura di Galimberti a sindaco. «Che, attenzione, non abbiamo mai rifiutato. Abbiamo chiesto chi ne avrebbe fatto parte, visto che c’è chi va e chi viene in continuazione, e su quali presupposti e ancora stiamo aspettando delle risposte. A scatola chiusa non possiamo accettare niente».

Da questa esperienza Zanzi ne esce comunque a testa alta. «Ho imparato tanto e ne esco arricchito personalmente, con soddisfazione: si chiude una porta si apre un portone. Ho sempre vissuto di mio, non ho mai dovuto ringraziare nessuno per quello che ho e sarà sempre così. Mi dispiace solo per domani, per la consegna del premio dedicato a Salvatore Furia a cui tengo moltissimo. Ci sarò da cittadino».

Valentina Fumagalli

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