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Sociale | 23 maggio 2021, 22:21

«Io amo volare oltre la disabilità. Anzi ho portato a spasso Samantha Cristoforetti»

Alessandro Paleri ha raccontato alle Cuffie colorate come non si sia mai arreso: è pilota del "We fly! Team"

«Io amo volare oltre la disabilità. Anzi ho portato a spasso Samantha Cristoforetti»

Questa sera, ospite delle Cuffie colorate è stato Alessandro Paleri, pilota del “We fly! Team” che ha raccontato di come ha iniziato a volare nonostante la sua disabilità. Paleri è diventato tetraplegico in seguito a un tuffo in piscina non andato a buon fine, ma nonostante questo non si è arreso.

Si è laureato al Politecnico di Milano, in ingegneria aerospaziale e, avendo iniziato a volare prima della laurea, ha deciso di portare come oggetto di tesi proprio il progetto di sviluppare un comando per disabile che fosse più versatile e non specifico per ogni macchina: cioè con una base uguale per tutti e poi delle specifiche tecniche da inserire in seguito. 

Il “We fly! Team” è l’unica pattuglia aerea, al mondo, in cui due dei tre piloti sono disabili. Oltre alle classiche esibizioni, quattro o cinque giorni all’anno, organizzano l’evento “pilota per un giorno”, dando la possibilità alle persone diversamente abili, di passare la giornata con loro e addirittura di poter volare. Si legge sul loro sito «Questi eventi rappresentano, soprattutto, un modo per mostrare, attraverso il volo e lo sport, che in ogni fase della vita la disabilità può essere vissuta come un'opportunità piuttosto che come un limite e che, con passione, sacrificio e tanta determinazione, tutti i sogni, anche quelli all'apparenza più irraggiungibili, possono trasformarsi in realtà» ha spiegato. Grazie ai loro sponsor, la partecipazione è completamente gratuita. 

Emozionante il racconto di come, la bandiera del “We Fly! Team” sia arrivata nello spazio «a una manifestazione, dove facevamo volare le persone, ho “portato a spasso” una pilota dell’aeronautica militare: Samantha Cristoforetti. A quei tempi volava con i caccia e non aveva ancora l’idea di diventare astronauta. Dopo quell’esperienza, siamo diventati amici, a lei piaceva molto quello che facevamo».

Ha poi proseguito: «A un certo punto Samantha, ha deciso di intraprendere la carriera da astronauta, noi ovviamente l’abbiamo sostenuta e incoraggiata. Dopo un po’ di anni di addestramento, l’hanno chiamata; dopo un anno e mezzo sarebbe andata nello spazio. A quel punto, ci ha detto che le sarebbe piaciuto portare qualcosa di nostro».

Da qui, l’idea della bandiera: «Inizi a pensare alle cose più stupide: un pupazzo, una foto, un quadretto… Poi a un certo punto si è accesa la lampadina e abbiamo deciso di realizzare una bandiera (che adesso hanno in comodato d’uso essendo proprietà della Nasa), essendo che siamo un po’ una bandiera per chi ha voglia di mettersi in gioco. Insieme ad un nostro amico (che si occupa di tutte le grafiche), l’abbiamo realizzata. È stata proposta, è piaciuta e Samantha l’ha portata su per poi riportarcela. Adesso ce l’abbiamo chiusa in cassaforte». 

Michela Scandroglio

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