Ieri... oggi, è già domani | 23 maggio 2021, 06:00

"va ca ...t'à mazzu" (va che ...ti uccido)

Per carità, mettiamolo subito in evidenza. Non c'è alcuna minaccia omicida e nessuna ....istigazione a uccidere.

"va ca ...t'à mazzu" (va che ...ti uccido)

Per carità, mettiamolo subito in evidenza. Non c'è alcuna minaccia omicida e nessuna ....istigazione a uccidere. E' semplicemente un "detto antico" della Lingua Bustocca....con quella "u" finale sul verbo, di marca Ligure (da cui discendiamo noi Bustocchi).

La frase era in uso, soprattutto fra la gente rurale che, alle parole, non attribuiva il giusto risalto. Tuttavia, con una frase rabberciata con ....soggetto e verbo (senza complemento di specificazione), faceva comprendere la gravità di un atto o d'un'azione compiuta. Quella frase, mamma ....me l'avrà ripetuta a (quantifichiamo) tre volte alla settimana....segno che in quelle "tre volte" l'avevo esasperata, "tiàa fòa di strasci" che letteralmente significa "tirata fuori dagli stracci", ma nel giusto significato.....esasperata.

Non sono mai accorsi i Carabinieri per un supposto "omicidio" e dopo avere sbollito la rabbia, mamma mi .... strattonava i riccioli e nemmeno pensava al "t'à mazzu", ma era per dirmi "cerca di capire che stai facendo delle corbellerie". E....si maturava!

A dirla tutta intera, non era solo quella frase minacciosa a incutere paura. Erano gli esempi a far capire che a fonte di una "grave frase" c'era immediatamente la .... certezza della pena. Mai m'è venuto in mente di chiamare il Telefono Azzurro (anche perchè, all'epoca, non c'era) per quel "t'à mazzu".... sapevo che la "pena" consisteva in qualche "sberlutòn" (ceffone) e due o tre strizzate di riccioli che (allora) erano copiosi e mamma sapeva che a strizzarmeli, era per me una specie di "tallone d'Achille" tanto che la sentivo commentare con un "al vegn a dre mèn berèn" (mi segue come una pecorella).

C'è un aneddoto da mettere in evidenza. Talvolta, mamma, dopo la mia "performance"che vuol significare qui, "marachella"....tentava di prendermi in velocità....io scappavo, lei mi inseguiva. Solo che difficilmente riusciva ad acchiapparmi. Tuttavia -lei- aveva escogitato un sistema che le era sembrato infallibile e che misurava la mia ....intelligenza.

Dopo una rincorsa forsennata e inutile, mamma mi urlava  ..."tan pasi in pù c'à te me fe fò....in sberli in pu ca te ciapi"..... caspita, qui la situazione si faceva grama. La minaccia era "tanti passi in più che mi costringi a fare, sono sberle in più che prenderai". Ecco allora il mio calcolo. Invece di far fare a mamma "passi in più" retrocedo io ...così, meno passi, meno sberle.

E' o non è .....intelligenza? Si, lo è!

E mamma mi prendeva fra le sue mani forti da contadina....una piccola strattonata ai riccioli, magari una sberla non proprio violenta, poi .....mi stringeva a sè con entrambi le mani e sovente ripeteva "can l'è ca t'è maùi e ca t'è fe giudizi" (quando maturerai e farai giudizio) e non ci metteva il punto interrogativo. Capivo che era una ....preghiera alla Madonna per darmi una mano a coltivare le ....cellule grigie e....farle maturare. E dentro l'abbraccio di mamma, ci stavo bene, alla grande e .... qualche volta avevo quasi bisogno d'una marachella per avere l'abbraccio....sapevo come andava a finire!

Gianluigi Marcora

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