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Cronaca | 26 maggio 2021, 08:25

«Oggi l’abbiamo aggiustata, domani si vedrà». Quella frase sul Mottarone venti ore prima del disastro

Il racconto di Nello, 46enne artigiano edile di Paesana, che sabato pomeriggio, nemmeno a 24 ore dal disastro, era sul Mottarone insieme alla moglie. Il ritardo di un’ora nella corsa di ritorno a valle causa lavori. Terminata la manutenzione, il dialogo tra meccanici e operatore dell’impianto

«Oggi l’abbiamo aggiustata, domani si vedrà». Quella frase sul Mottarone venti ore prima del disastro

In cima al Mottarone, nemmeno 24 ore prima della tragedia. È la storia di Nello, artigiano edile 47enne, e di sua moglie. I due vivono da tempo a Paesana, in Valle Po, in provincia di Cuneo. Sabato 22 maggio, quando erano da poco passate le 16, si trovavano a Stresa.

E da qui hanno preso la funivia per raggiungere la vetta del Mottarone. La stessa funivia sulla quale, per cause ancora in via di accertamento, intorno alle 12 del giorno dopo, vale a dire una ventina di ore più tardi, si è registrato il cedimento della fune trainante, con il malfunzionamento del freno di una cabina, precipitata ad altissima velocità verso valle, prima di cadere al suolo.

Nel disastro hanno perso la vita 14 persone: gli occupanti della cabina erano 15. Sono morti dodici adulti e due bambini, mentre Eitan, il bambino di 5 anni, unico superstite del disastro, è tuttora ricoverato in serie condizioni al Regina Margherita di Torino.

Nello ha rivissuto quei momenti raccontandoli all’agenzia di stampa La Presse: «Sabato 22 maggio nel pomeriggio, poco dopo le 16, abbiamo preso la funivia da Stresa e siamo saliti al Mottarone. Per le 17 avevamo la corsa di ritorno, ma il ragazzo che gestiva l’impianto ci ha detto che ci sarebbe stato un ritardo perché stavano facendo dei lavori».

L’attesa in cima al Mottarone, prima di poter tornare a valle a bordo di una delle cabine della funivia Stresa-Alpino-Mottarone, si protrae per circa un’ora.

«Inizialmente – continua il racconto di Nello a La Presse – ci hanno detto che saremmo scesi per le 17.20, quando ci siamo presentati alla partenza ci hanno comunicato che bisognava ancora aspettare. Mentre eravamo lì ad aspettare di poter scendere sentivamo che stavano facendo dei lavori, chiaramente non so dove stessero intervenendo ma si sentivano delle martellate. Alla fine ci hanno fatto partire alle 17.55».

Nello e la moglie possono tornare a valle. Insieme a loro, in cabina, i meccanici che hanno lavorato sull’impianto. «Siamo scesi con i due meccanici che avevano fatto i lavori e che portavano giù un rullo, come una specie di cerchione zincato delle macchine, ma senza gomma».

Prima di salire in cabina per la corsa di ritorno, una frase che colpisce la loro attenzione: «Prima di salire a bordo hanno detto al ragazzo dell’impianto, ‘Oggi l’abbiamo aggiustata, domani si vedrà’, e discutevano di un cuscinetto che non erano riusciti a togliere».

Nemmeno 24 ore dopo, uno scenario devastante: «Quando con mia moglie abbiamo sentito la notizia siamo rimasti senza parole». 

Toccherà ora alla Procura della Repubblica appurare se vi sia un nesso tra quei lavori, quel cuscinetto di cui si è parlato, e l’immane tragedia che ha scosso l’Italia intera.

Nicolò Bertola da TargatoCn.it

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