Ieri... oggi, è già domani | 28 maggio 2021, 06:00

"ul crocu" (lo sporco)

Il tutto finiva con la morale "s'à va turnu ben netu, par rispetu par ti e pàa sucietò" (si circola ben puliti, per rispetto a te e per la società)

"ul crocu" (lo sporco)

La parola antica "ul crocu" me l'ha fatta ricordare Giusepèn; al telefono, di prima mattina. E mi ha pure fornito certe bizzarre "conseguenze" ad opera delle rispettive mamme, mia compresa.

Parlare dello sporco (crocu) oggi, sembra riduttivo. Una volta però, in poche famiglie c'erano i servizi in casa e la doccia era solo per ricchi. In casa mia (ad esempio) ci si lavava nel bagnino e qualche anno dopo, quando riuscimmo a "farci" la lavanderia, fu installata una vasca da bagno.

Da ragazzo, però si era alle prese col "bagnino"e le strade tutt'attorno non erano asfaltate. La polvere si sollevava anche al passaggio delle biciclette...figurarsi coi carrettoni trainati dai cavalli e dalle corse pazze di ragazzi, nei giochi.

Quando a sera si rientrava in casa, l'ordine perentorio di mamma era "lavàs e ...tia via'l crocu" (lavati e togli dal corpo lo sporco). Quel "crocu" si annidava dappertutto; sulle ginocchia, in particolare, ma pure dietro alle orecchie, madide di sudore misto a polvere e alla terra che (chissà perchè) si intrufolava dappertutto.

Tra noi ragazzi si discuteva del "trattamento" delle rispettive mamme. Il "refrain" era simile in ogni casa e si sviluppava una specie di "dialogo a comando" con la mamma a "sezionare" il corpo e a comandare dove non ci si lavava affatto. La schermaglia si sviluppava più o meno così: "lavàs pulidu" (lavati bene)...."ul musòn, al va fregò....te edi non ca l'è vonciu anca mò?" (il viso va strofinato per bene...non ti accorgi che è tuttora sporco?) - poi si passava ai particolari "i uegi....i uegi, sacranòn i van lavài dentar e foeua" (le orecchie, sacripante, vanno lavate all'interno e fuori) - poi " suta aa spala, frega, frega" (le ascelle, strofina strofina) - "mo lava pulido i pèe, t'a racumandu i ginogi" (adesso lava per bene i piedi -con i piedi, erano implicite le gambe, sino alla coscia che toccava l'inguine- ti raccomando le ginocchia).

Qui occorre specificare il motivo della ....raccomandazione. Le ginocchia, per loro natura, hanno le rughe dell'articolazione. Lavarle superficialmente mostravano la loro pulizia, quando si era in piedi. La mamma però mi faceva sedere sullo sgabello e mi mostrava il "crocu" dentro le pieghe del ginocchio e lì cominciava l'ammonimento "frega pulidu, grata, fa pasò 'l saon, tia via 'l corcu" (strofina bene, con forza, strofina, fai passare il sapone e tira via lo sporco".

Tutto ciò, detto, non certo dolcemente e, all'occorrenza, per il "lavoro incompiuto o fatto male"la mamma ci metteva del suo, interveniva. C'erano poi le parti intime da lavare e qui, quando mamma "si è accorta" che non ero più un bambino, ma che ero cresciuto (prima faceva lei), mi "lasciava fare" senza controllo. Usciva dalla cucina (per la verità, la cucina era un solo locale con "tramezza" per un terzo, appunto la cucina e due terzi, adibito a sala) e mamma faceva sentire la sua voce dalla ...sala. "A t'à sentu non a fregò....lava pulidu 'l cu.... e davanti .... tia in drè a pèl e lava tuscossi ....te capì?" (non ti sento a strofinare, lava per bene il sedere e, "davanti" tira indietro la pelle e lava tutto....hai capito?) C'era (allora) il pudore e per essere chiari si utilizzava il "sottinteso" e si aggiungeva "hai capito" come a dire "so che hai capito, ma vedi di capire e di farmi capire, di lavarti per intero".

Come s'è visto, il Bustocco cambia il genere delle parti del corpo. Ad esempio dice "i uegi" al maschile, mentre le orecchie sono al femminile. Così pure "i ginogi" per le ginocchia, ma pure "i màn" per le mani. Poi abbiamo installato la vasca da bagno. Le "raccomandazioni" di mamma non sono cessate, ma "pur crescendo" prima del bagno in vasca, mamma usava dire "ma racumandu eh"(mi raccomando, eh) per il lavaggio fatto bene, nell'integrale, poi a fine "lavaggio" ...."t'è metu su ul burutalco e 'l prufum?" (hai messo il borotalco e il profumo?).

Il tutto finiva con la morale "s'à va turnu ben netu, par rispetu par ti e pàa sucietò" (si circola ben puliti, per rispetto a te e per la società). Ovvio che prima di ogni "lavata" mamma aveva già provveduto al cambio della biancheria fresca di bucato e stirata ben bene.

"Ciau Giusepèn ...un di o l'oal a egnu a truati" (Ciao Giuseppino, un giorno o l'altro verrò a trovarti). "T'à speciu" (ti aspetto) e la telefonata finisce coi soliti cordialissimi saluti.

Gianluigi Marcora

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