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Politica | 03 giugno 2021, 14:37

Porfidio porta le pecore davanti alla procura di Busto

Un gregge di cartone è l’ultima provocazione del leader della Voce della Città: una protesta contro la cura del verde vicino alla lapide per i magistrati assassinati da lui donata alla città. E non si tratta del primo “monumento” al centro delle lamentele dell’ex consigliere che, dopo oltre 50 anni, sta pensando di lasciare Busto

La protesta inscenata da Audio Porfidio

La protesta inscenata da Audio Porfidio

Pecore (di cartone) che brucano l’erba dell’aiuola davanti alla procura di Busto Arsizio. È l’ultima provocazione di Audio Porfidio: il leader del movimento La Voce della Città ha inscenato una protesta per chiedere una maggiore cura del verde vicino alla lapide in memoria dei magistrati uccisi dalla criminalità da lui donata alla città. E non si tratta del primo “monumento” al centro delle lamentele dell’ex consigliere comunale che, dopo oltre 50 anni, sta pensando di lasciare Busto.

Pecore al pascolo

«Quando l’avevo “adottata” e me ne occupavo io, l’aiuola davanti a procura e tribunale era la più bella della città – afferma Porfidio –. Ci ho speso tanti soldi, perché mi sembrava doveroso che un luogo così importante venisse valorizzato». Nell’ottobre del 2010, si tenne l’inaugurazione del monumento fatto realizzare proprio da Porfidio – dedicato ai magistrati assassinati dalla criminalità – alla presenza delle autorità civili e militari della città.

L’ex consigliere comunale tiene molto a questo manufatto: «L’avevo donato alla città per rendere omaggio a persone coraggiose cadute mentre facevano il proprio dovere – racconta –. E ora me lo ritrovo in mezzo alle erbacce, per nulla valorizzato».

Ecco allora l’idea di posizionare per qualche istante un piccolo gregge per “curare” l’erba.

Dal monumento ai Caduti al cubo tricolore

I monumenti cittadini sono stati spesso al centro delle polemiche di Porfidio. Infinita la querelle per quello ai Caduti spostato da piazza Vittorio Emanuele a piazza Trento Trieste. Un trasferimento mai accettato dal leader della Voce della Città, che aveva anche promosso un referendum in proposito.

A distanza di molti anni, Porfidio continua a giudicare inappropriata l’attuale collocazione: «Il monumento è diventato una rotatoria. Prima era un simbolo e un punto di riferimento della piazza che tutti chiamavano “Tre cu” e non certo per sfregio».

E poi c’è il manufatto per i 150 dell’Unità d’Italia che l’ex consigliere donò alla città. Inizialmente posizionato in piazza Garibaldi, dopo alcune polemiche il cubo tricolore venne trasferito su una rotonda di viale Sicilia. Uno spostamento che lo non ha mai convinto fino in fondo.

Addio a Busto?

«I monumenti si legano a sentimenti importanti e si rifanno a valori preziosi – osserva–. Per questo mi dispiace che non vengano curati come si deve».

Con le elezioni in programma quest’anno, l’idea è quella di tornare in campo con La Voce della Città per provare a cambiare le cose? «In realtà sto pensando di andare via – risponde a sorpresa Porfidio –. La città è molto diversa da quella che mi accolse, dandomi tantissimo, nel 1967. Io ho cercato di ricambiare, ho fatto tante battaglie per la pulizia e la sicurezza e alla fine mi sono spesso preso del rompiscatole. Sono deluso, perché col passare degli anni ho visto peggiorare la città in cui avrei voluto trascorrere la vecchiaia. Ora sto seriamente valutando di andare altrove».

R.C.

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