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Busto Arsizio | 07 giugno 2021, 14:33

«Don Lolo, un vivo che guarda al futuro»

Don Isidoro Meschi nasceva il 7 giugno 1945. Il ricordo di monsignor Livetti: lui sceglieva i ragazzi

Monignor Livetti con don Isidoro. Il 7 giugno don Lolo avrebbe compiuto gli anni (foto da donisidoro.it)

Monignor Livetti con don Isidoro. Il 7 giugno don Lolo avrebbe compiuto gli anni (foto da donisidoro.it)

«Don Isidoro? Non è un morto che appartiene al passato. È un vivo che guarda al futuro». Monsignor Claudio Livetti, prevosto a Busto dalla seconda metà degli anni Ottanta al 2008, don Lolo lo conosceva come pochi. Lo stimava e gli voleva bene. Oggi, 7 giugno, don Isidoro avrebbe compiuto 76 anni. Ma, come noto, nel 1991 una coltellata lo portò via.

«Mi ricordo di lui fin da quando era ragazzino – fa presente Livetti – così come ricordo che non potei partecipare alla sua ordinazione, in duomo. Mi dispiacque immensamente». Ma la storia di don Lolo e don Claudio è fatta più di impegno e di collaborazione che di assenze. Proprio a partire dall’ordinazione. «Che avvenne nel 1969 – puntualizza monsignore – dunque in piena contestazione. Un periodo complesso, fatto di sfide. Undici dei sacerdoti ordinati quell’anno abbandonarono il ministero». Non don Isidoro, ovviamente. «Divenne vicerettore del seminario – ricostruisce Livetti, che allora guidava l’istituzione di Venegono – e ho capito presto che la disciplina non era il suo forte. Lui se la imponeva, ma quando aveva un dubbio, se stare dalla mia parte o da quella dei ragazzi, sceglieva quasi sempre i ragazzi».

E proprio nel rapporto con i più giovani don Claudio vide un talento di don Isidoro che, pur ampiamente riconosciuto, oggi finisce un po’ nell’ombra a causa di altre qualità. Perché tutti ricordano la fede incrollabile, lo stile di vita sobrio (a dir poco!), la passione per lo sport, l’impegno nel mondo dell’informazione e nella lotta alla tossicodipendenza. «Ma lui era anche un grande insegnante» aggiunge Livetti. E gli studenti del liceo classico, quelli che con lui seguivano “l’ora di religione” o se lo trovavano in classe per coprire l’assenza di qualche docente, questa dote la conoscevano bene.

Inevitabile ricordare anche la terribile giornata di San Valentino, quella del 1991. E il rosario per don Lolo, in San Giuseppe, quando perfino un sacerdote con la tempra di monsignor Livetti a un certo punto si fermò. E chiese ai fedeli di continuare, per un tratto, senza di lui. «Il suo fu un martirio» il giudizio di monsignore. Anche se nelle sue parole non si coglie il minimo rancore verso Maurizio, l’amico fragile di don Isidoro che sferrò la coltellata e morì a sua volta, di lì a poco, in carcere. Monsignore, allora, mobilitò alcune parrocchiane affinché stessero vicino alla mamma dell’omicida, di una persona probabilmente più confusa che votata al delitto.

Come ricordare, oggi, don Lolo, nel giorno del suo compleanno? Monsignore uno spunto lo offre. Ha a che fare con i fiori: «Per la sua prima messa, la mamma, Irene, sull’altare li volle bianchi e rossi. Simboli di speranza e carità». Due colori, un carisma, uno sguardo tra presente e futuro.  

Stefano Tosi

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