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Busto Arsizio | 10 giugno 2021, 07:00

La cultura indossa anche la toga per Busto

Lo studio legale A&A - realtà nazionale con radici bustocche - inaugura una mostra del Festival fotografico europeo che svela la schiavitù ancora esistente. L'avvocato Gianluca Albè: «Ci crediamo e pensiamo che sia virtuoso per tutta la comunità»

Gianluca Albè e Chiara Greco nello studio A&A di Busto

Gianluca Albè e Chiara Greco nello studio A&A di Busto

La cultura con la sua bellezza e i suoi messaggi di riscatto indossa anche la toga. Lo Studio legale A&A – realtà con radici bustocche e rami in Italia fino a Roma -  giovedì 10 giugno alle 18.30 inaugura nella sua sede di via Cellini un'importante tappa del Festival fotografico europeo. 

Una tappa del suo lungo percorso in ambito culturale, sociale e anche ambientale. Del resto, qui si delinea un triangolo virtuoso che si disegna in nome della cultura. Vicino allo studio c'è la Cristina Moregola Gallery e così la Fondazione Bandera per l'Arte, entrambe in via Costa.

L'impegno dello studio, che ha sostenuto diverse iniziative culturali anche quest'anno, è iniziato peraltro anni fa. Questa ad esempio è la quarta mostra con il Festival.

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Si lavora in sinergia, dando spazio anche alla solidarietà. Ci si prende cura anche dell'ambiente, sia con eventi come quello che si replicherà il prossimo settembre, sia con modifiche quotidiane nello stile di vita, dall'uso della bici ad altri gesti che migliorano la vita propria e di tutti. Oggi la fotografia, settimana scorsa la musica classica.

Tutto questo è cresciuto, insieme allo studio: «Fondato da mio padre Giorgio - spiega l'avvocato Gianluca Albè, accanto alla responsabile comunicazione ed eventi Chiara Greco - Poi da studio singolo ci siamo trasformati in associazione professionale, allargandoci sul territorio, prima in Lombardia poi siamo arrivati a Roma con una fusione e un rebranding». Poi un'altra tappa, a Bologna. 

Crescere insieme

Diffusi in Italia, ma con le radici solidamente a Busto, appunto: oggi A&A è uno studio con una trentina di persone, dove si ama formare talenti.

La responsabilità sociale è ormai un segno di riconoscimento, che oltre a fare il bene del territorio lo fa anche della squadra: «Sì, sono iniziative che fanno gruppo». Primo passo, lo studio, ma sempre più coinvolti anche i professionisti di altri studi.

In questo lungo cammino, irrompe il Covid. E la tentazione di tagliare gli investimenti sulla cultura? «No - risponde l'avvocato Albè - L'anno scorso abbiamo deciso di non tagliarli. Così ecco anche questo occasione della mostra di Luca Catalano Gonzaga. Fotogiornalismo, che mette in luce come ci sia ancora la schiavitù».

La mostra

Così ecco un doloroso e consapevole viaggio in Mauritania, che si potrà affrontare in via Cellini 22 dal 10 al 27 giugno (apertura al pubblico il sabato e la domenica ore 15-18.30 Dal lunedì al venerdì su appuntamento telefonando allo 0331 639176. Ingresso libero)

Le immagini svelano il Paese che ha il più alto tasso di popolazione schiava al mondo: tra le 140 e le 160mila persone su un totale di meno di 4 milioni di abitanti. Sono dati riportati dal Global Slavery Index 2013. Adulti e bambini considerati proprietà esclusiva di un padrone il quale esercita pieno potere sulla loro vita e quella dei loro discendenti, si spiega: così schiavi si nasce e si muore.

Lo studio A&A è storicamente impegnato anche nelle altre città, dal Fuorisalone a Milano fino alla capitale. A Roma, ad esempio, si sono tenuti di recente due corsi di formazione rivolti a presidenti di musei, fondazioni, in piena pandemia: l'iniziativa digitale è andata a ruba in un paio d'ore.

Ma è ancora più bello sostenere la cultura "in casa", dove tutto è cominciato: «Noi ci crediamo e pensiamo che sia virtuoso per tutta la comunità».

Marilena Lualdi

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