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Cronaca | 14 giugno 2021, 07:00

Anni 78 e non ancora vaccinata. La sua colpa? Aver rifiutato, da disabile, Astrazeneca

Ecco la storia di un’anziana della nostra provincia, raccontata dalla figlia Antonella: «La mia famiglia sta vivendo una situazione disarmante. Dal primo no ricevuto da una dottoressa all’hub di Rancio Valcuvia è iniziata un’odissea che non si è ancora conclusa. E mia madre, alla sua età e con le sue patologie, rimane in pericolo»

Anni 78 e non ancora vaccinata. La sua colpa? Aver rifiutato, da disabile, Astrazeneca

La pandemia di Sars-Cov-2 è anche una storia di incertezza, effetto collaterale che non conosce distinzioni e non ha nemmeno bisogno dell’insorgere effettivo della malattia per manifestarsi: in questi sedici mesi ha colto praticamente tutti. 

Incertezza davanti alle evoluzioni di un fenomeno passato in rapida sequenza da sconosciuto a condizionante “compagno” di vita. Incertezza derivante da una quantità esorbitante di informazioni, nozioni e regole, sensibili di costruire convinzioni ma anche di sgretolarle poco dopo, disorientando così il nostro agire. Incertezza nell’azionare i propri diritti, costretti entro una nuova normalità che si cerca responsabilmente di ottemperare ma che, spesso e volentieri, mette diverse persone davanti all’assurdo.

Un assurdo come quello che vede una signora della provincia di Varese che, a 78 anni di età, disabile grave e affetta da una serie di patologie, quindi tra i soggetti potenzialmente esposti agli effetti più seri del virus, non è ancora stata vaccinata contro il Covid. La sua “colpa”? Aver rifiutato il siero Astrazeneca, convinta di esserne in diritto in base alle indicazioni delle autorità sanitarie.

A raccontare un’odissea condita da disagi (logistici e psicologici), preoccupazioni e incomprensioni è la figlia della donna, Antonella Gavin: «La mia famiglia è di fronte a un incubo, a una situazione disarmante. Tutto è iniziato il 7 maggio, a Rancio Valcuvia, centro vaccinale dove ho portato mia mamma dopo averla iscritta sul portale regionale di prenotazione come “disabile grave”, ai sensi della legge 104/1992. Ero certa che sarebbe stata vaccinata con un vaccino diverso da Astrazeneca, espressamente sconsigliato dalle direttive nazionali per individui nella condizione in cui versa mia madre. E tale convinzione era stata anche suffragata dal nostro medico di base. Invece non è andata così…».

Madre e figlia si presentano infatti davanti alla dottoressa incaricata della somministrazione con in dote il verbale che accerta la condizione di disabilità grave dell’anziana e con un elenco stilato dal medico di base illustrante tutte le sue malattie e le sue numerose intolleranze, forti anche di ciò che avevano letto e che effettivamente si può ritrovare nelle tabelle del Ministero della Salute: per persone con “disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva, psichica)” in quanto categorizzate come “estremamente vulnerabili” è “raccomandato preferenzialmente l’utilizzo di vaccini a mRNA”. Il medico davanti a loro, però, ha altre intenzioni: «Ci ha detto che per mia madre il vaccino di Vaxzevria sarebbe andato bene comunque. Alle nostre obiezioni, la risposta è stata irremovibile: sono io che so come valutare la situazione e sono io che decido, per me lo può fare».

Non mancavano alternative, quel giorno, a Rancio: «Con noi c’era anche un nostro zio, che soffre della sindrome di Down. Anche a lui avrebbero voluto fare Astrazeneca, poi si sono ricreduti e lo hanno dirottato nella sala dove somministravano Pfizer. Per mia madre, invece, non hanno cambiato idea. A quel punto lei si è rifiutata di riceverlo e loro hanno verbalizzato il rifiuto: solo dopo altre mie insistenze hanno aggiunto sul verbale che mia madre rifiutava Astrazeneca, non di vaccinarsi del tutto».

La storia, purtroppo è appena all’inizio: «Dopo questo episodio ho riscritto mia mamma sulla piattaforma, trovando appuntamento questa volta ad Angera, il 9 giugno, ovvero più di un mese dopo. Qui altra sorpresa: vaccino Pfizer non disponibile. Il responsabile della struttura vaccinale ci dirotta ancora una volta su Astrazeneca, dicendoci, ad aumentare il nostro disorientamento e a farci sentire ancora più vittime di una beffa: se foste venuti ieri, avremmo avuto sia Moderna che Pfizer…».

Frastornate e sconcertate, le due donne provano nello stesso giorno a raggiungere la Schiranna, dove sapevano che avrebbero trovato le alternative sperate. Ma anche qui, nisba: «Non vi possiamo ricevere, ci hanno detto, perché sua madre è iscritta ad Angera. A quel punto ho provato subito ad annullare tale iscrizione e a farne un’altra al volo per quell’hub vaccinale e per quel giorno, ma non è stato possibile».

All’apice di una giornata di rifiuti e nella quale la 78enne è stata trascinata - alla sua età, nella sua condizione e con un caldo opprimente - da una parte all’altra della provincia e senza esito, ecco la decisione di rivolgersi a Cittadinanza Attiva, movimento civico che tutela i diritti dei cittadini: «Sono stati molto gentili e disponibili, hanno preso in carico il nostro caso e sono andati ad Angera a verificare se si potesse sbloccare la situazione in tempi rapidi. Anche a loro, però, è andata male: l’unica strada che abbiamo ora è la re-iscrizione sul portale regionale, ancora una volta…».

Le conclusioni sono amare, innanzitutto perché partono da una realtà incontestabile: «Mia madre, alla sua età e con le sue malattie, non è ancora stata vaccinata. E quindi è a rischio. Io mi chiedo che senso abbiano le raccomandazioni delle autorità sanitarie se poi tutto avviene in questo modo e dipende dalla fortuna. So benissimo che sono i medici vaccinatori ad avere l’ultima parola e la responsabilità su quale vaccino somministrare, ma la contrarietà che abbiamo manifestato davanti ad Astrazeneca non era e non è campata per aria, bensì frutto di quello che è stato comunicato dalle autorità sanitarie e, come tale, riportato dai giornali. Sono stata accusata di essere contraria ad Astrazeneca in generale, ma non è assolutamente vero: io stessa, in qualità di caregiver di mia madre, mi sono sottoposta a quel vaccino, e non mi sono fatta alcun problema!».

Il lieto fine è ancora lontano. L’incertezza, invece, ha colpito ancora.

Fabio Gandini

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