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Territorio | 14 giugno 2021, 11:29

Avis: «Donatori in aumento, donazioni in calo, generosità immutata»

Con Luca Basile, neo presidente provinciale dell'associazione, numeri e dinamiche dell'era Coronavirus, nella Giornata mondiale dei donatori

Luca Basile, recentemente eletto alla guida di Avis Provincia di Varese (foto dal sito Avis provinciale)

Luca Basile, recentemente eletto alla guida di Avis Provincia di Varese (foto dal sito Avis provinciale)

È cassanese il nuovo presidente Avis della Provincia di Varese, Luca Basile. Il 14 giugno, data di nascita del biologo Karl Landsteiner, scopritore del sistema AB0 e coscopritore del fattore Rh, è la “Giornata mondiale dei donatori di sangue”. Occasione ideale per fare il punto su quanto recentemente vissuto dall’Associazione, tra pandemia e progressivo ritorno alla normalità. Il neo presidente, 50 anni, esperto di logistica in una ditta che produce software, donatore dal 1996, consigliere e poi presidente della sezione cassanese, è nel Consiglio provinciale da sei anni. E non si sottrae.

Intanto qualche indicazione sulla realtà che dovrà guidare: ad Avis provinciale fanno riferimento 43 associaioni comunali. In tutto, circa 24mila donatori e 700 dirigenti. Che cosa accomuna tutte queste persone? «Credo  – riflette Basile – il concetto di dono. La nostra è una realtà atipica. Abbiamo, ovviamente, una intensa vita associativa. Ma il gesto del donatore resta, per sua natura, singolo e intimo. Certo, poi scatta un meccanismo che porta dalla sfera personale alla responsabilità verso gli altri».

Altro punto irrinunciabile per Avis è la gratuità della donazione. Bastano veloci ricerche in rete per rendersi conto che questo principio non è del tutto scontato, anche in Paesi insospettabili o comunque economicamente solidi. E così ci si imbatte in una sorta di museo degli orrori, tra indigenti che si fanno letteralmente vampirizzare per avere delle entrate e tariffe che salgono se il donatore, forse sarebbe meglio dire “venditore”, ha sviluppato gli anticorpi contro il Covid-19. «I problemi etici posti da queste pratiche – commenta il presidente provinciale – sono evidenti e profondi».

E la pandemia? Nel periodo segnato dal Coronavirus, Avis ha retto. Il numero di donatori, in particolare, è cresciuto, passando dai 23.900 circa del 2019 ai quasi 24.300 del 2020. Un dato, per certi versi, sorprendente, se si considera la diffidenza da parte di molti nel raggiungere i luoghi deputati e le difficoltà negli spostamenti (va detto, però, che anche nella fase peggiore del contagio  la donazione del sangue rientrava tra i motivi per cui era lecito uscire di casa).

«È invece diminuito – fa presente Basile – il numero delle donazioni. Nel 2020 ce ne sono state circa 4mila in meno rispetto all’anno prima. Un dato contraddittorio solo in apparenza. Sul nostro territorio lavoriamo con il sistema del reintegro scorte. Dunque il numero delle trasfusioni dipende, in buona sostanza, dalla richiesta di sangue da parte delle Asst. E questa è diminuita rispetto al passato». Come mai? «Più persone chiuse in casa, date le restrizioni alla circolazione, significano meno incidenti stradali. Questo è stato certamente uno dei fattori. Nel complesso, comunque, possiamo dire che Avis ha retto e che, anzi, ha qualche dato rassicurante per guardare alla piena ripresa delle attività».

Il motore di una generosità discreta quanto preziosa non ha smesso di marciare.

Gli eventi della “Giornata mondiale dei donatori di sangue” si protrarranno fino a domani, 15 giugno. L’elenco di quelli locali e nazionali è disponibile sul sito di Avis provinciale.

Stefano Tosi

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