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Attualità | 20 giugno 2021, 09:39

Il Tar dà ragione a Mascetti: «La Rai fornisca i documenti della puntata di Report»

La vicenda si riferisce alla puntate del 27 novembre scorso dal titolo "Vassalli, valvassori e valvassini"

Il Tar dà ragione a Mascetti: «La Rai fornisca i documenti della puntata di Report»

Il Tar del Lazio accoglie il ricorso presentato dall'avvocato varesino Andrea Mascetti a proposito della puntata di Report andata in onda il 27 novembre scorso dal titolo "Vassalli, valvassori e valvassini". Lo stesso Tar ha ritenuto in parte accoglibile la richiesta di accesso agli atti e chiede alla Rai di fornire l’accesso alla documentazione raccolta dai giornalisti alla base del servizio. Ecco la nota sulla sentenza numero 7333 dello scorso 18 giugno.

Con sentenza n. 7333 del 18 giugno 2021 il TAR Lazio ha accolto parzialmente il ricorso proposto dall’avv. Andrea Mascetti (con gli avv.ti Paola Balzarini e Nicolò Boscarini) contro la RAI S.p.a. (con gli avv.ti Prof. Massimo Luciani, Piermassimo Chirulli e Patrizio Ivo D’Andrea) e nei confronti dei giornalisti Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci al fine di ottenere l’accesso alla documentazione raccolta dai giornalisti del servizio pubblico per confezionare un episodio della trasmissione “Report” che ha riguardato direttamente la vita personale e professionale del ricorrente.

In particolare, il TAR ha affermato il principio per cui la rappresentazione di notizie operata all’interno di un servizio trasmesso nel corso di un programma di inchiesta giornalistica in onda su una rete RAI non può configurarsi come attività distinta da quella di “informazione pubblica” riconducibile nell’ambito della nozione di servizio pubblico radiotelevisivo affidato in gestione alla medesima Società, mentre l’attività consistente nella rappresentazione di notizie non può ritenersi disgiunta da quella preparatoria, volta all’acquisizione, alla raccolta e all’elaborazione delle notizie poi oggetto di rappresentazione.

Di conseguenza, il TAR ha ritenuto in parte accoglibile la richiesta di accesso agli atti, seppur limitatamente alle richieste informative rivolte in via scritta dalla redazione del programma a enti di natura pubblica in merito all’eventuale conferimento di incarichi ovvero di consulenze in favore del ricorrente, unitamente ai riscontri forniti dai suddetti enti.

Per l’effetto, l’accesso agli atti come appena individuati dovrà essere consentito al ricorrente entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione (se anteriore) della sentenza.

Peraltro, è bene precisare che la sentenza non incide in alcun modo sulla segretezza delle fonti giornalistiche, in quanto la documentazione ostensibile risulta circoscritta – per espressa indicazione del TAR – all’attività di interlocuzione intercorsa con enti pubblici, che evidentemente non vantano un diritto all’anonimato.

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