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Politica | 21 giugno 2021, 11:20

La Varese di Galimberti riparte dalla Schiranna: «Fra cinque anni vi consegnerò una città ancora più solida»

Davanti al centro vaccinale, luogo simbolo della pandemia che ha caratterizzato la seconda parte del suo governo, il sindaco ha rilanciato la sua candidatura, ripercorrendo anche l'avventura che si sta per concludere. «I giorni più difficili? Quelli del Covid e l'incendio del Campo dei fiori. Non ero certo di ricandidarmi, ma ho deciso con la mia famiglia: voglio continuare a lavorare per la città che amo. Le cattiverie? Si sono ridimensionate da sole»

La Varese di Galimberti riparte dalla Schiranna: «Fra cinque anni vi consegnerò una città ancora più solida»

Il 21 giugno 2016 Davide Galimberti prendeva possesso dello scranno più alto di Palazzo Estense, diventando sindaco di Varese e spezzando così un dominio - a tratti parso immutabile - dell’avversa parte politica, una dinastia caratterizzante gli ultimi lustri della vita cittadina. 

Il 21 giugno 2021, ovvero oggi, 1825 giorni dopo quella data, Davide Galimberti si è presentato alla Schiranna per rilanciare ancora una volta la sua ricandidatura.

In mezzo, cinque anni di governo. Trascorsi in un lampo, prima a gestire una normalità che lui e la sua squadra pretendevano diversa rispetto al passato, poi ad affrontare un’emergenza che ha condizionato il suo agire come quello di tutti i suoi omologhi.

E allora il nuovo passo in avanti non poteva che essere annunciato da un luogo iconico di ciò che lui e i varesini sono stati costretti a vivere: «Siamo qui - ha detto  - perché alle mie spalle c’è il centro vaccinale che ha caratterizzato l’attività amministrativa dell’ultimo anno e mezzo del Comune di Varese ed è un simbolo di speranza e ripartenza».

«La mia è stata un’esperienza amministrativa iniziata con una grande voglia da parte della città di cambiare, uscire dall’immobilismo - ha iniziato a raccontare il primo cittadino - Governare Varese mi ha arricchito professionalmente e umanamente per il contatto avuto con tante persone. In questi anni il nostro capoluogo ha visto l’avvio di una serie di interventi attesi da tempo, che hanno comportato soprattutto il potenziamento dei servizi e delle impiantistiche legate a sport e scuole. La nostra attività non è stata fatta di slogan, ma di fatti concreti: me lo dimostra il fatto che spesso incontro persone che mi dicono “sono pentito di non averti votato nel 2016 e lo farò alle prossime elezioni…"»

«Ma oggi - ha subito aggiunto - non è una giornata per fare elenco delle cose fatte e di quelle in corso di realizzazione. Ci sarà tempo per quello. Voglio invece raccontare le emozioni di questi cinque anni…».

E allora via a un flusso di coscienza che guarda ai sentimenti, a ciò che c’è ogni giorno dietro a una scelta o a un dilemma ma che solo alla fine un sindaco può confessare. A partire dai ringraziamenti: «Ringrazio la mia famiglia, innanzitutto: questi sono stati cinque anni più difficili per loro che per me, soprattutto per il carico di sacrifici che ha dovuto sopportare mia moglie in virtù della mia assenza. Poi ringrazio la mia squadra, la giunta, il consiglio e i tanti sostenitori che in diversi momenti mi hanno dato suggerimenti, proposte e idee per l’azione amministrativa. Anche i cittadini, in particolare durante i colloqui che ho avuto con loro nei “giovedì del sindaco”. Lo ribadisco: sono momenti che mi hanno arricchito. Infine l’ultimo grazie va agli uffici amministrativi, che ho provato a riorganizzare proprio all’inizio del mio mandato: senza il loro supporto tanti interventi avrebbero avuto tempistiche diverse».

I giorni più brutti. E quelli più belli: «Sono stati tanti i giorni difficili. Quelli legati alla pandemia, in primis: all’inizio, quando c’era il timore che ciò che accadeva nel resto della Lombardia e in particolare a Codogno arrivasse da noi e tutte le volte in cui mi sono rapportato con persone che hanno perso un loro familiare o un loro caro. E poi quando c’è stato l’incendio al Campo dei Fiori, perché rischiava la vita un simbolo del nostro territorio. Diversi sono stati anche i momenti belli: dal 21 giugno 2016, quando c’è stata la mia proclamazione ufficiale, per la grande responsabilità che mi ha investito e le aspettative che la mia vittoria aveva generato,a tutti i giorni in cui abbiamo raggiunto successi insperati».

La scelta di ricandidarsi non è stata scontata: «Visto che sono stati cinque anni particolarmente intensi e chi vive l’amministrazione sa bene che le mie giornate partono alle cinque del mattino e finiscono dopo mezzanotte, ci sono stati dei momenti in cui qualche interrogativo sulla ricandidatura me lo sono posto, anche perché ho sempre pensato che quella di sindaco sia solo una parentesi della mia vita, una messa in gioco per la città che amo. Dopo un confronto con i miei familiari e una serie di valutazioni, abbiamo però insieme deciso di proseguire e arrivare nel 2026: ho il desiderio di portare a termine tutte le iniziative in corso e dedicarmi ancora a Varese».

A questo punto diventa inevitabile un passaggio sulla politica, sia quella che ora sta al suo fianco, sia quella avversa. Con la spiegazione anche di alcune scelte: «Non voglio inserirmi nel dibattito degli altri schieramenti, ma è indubbio che oggi il centro-destra varesino sia in difficoltà come non mai. Per quanto riguarda il centro-sinistra è indubbio che ci siano stati diversi cambiamenti, a livello nazionale e locale. Ma proprio perché ora dobbiamo pensare a un futuro che sarà diverso rispetto al primo mandato, anche gli elementi di partenza non possono che essere differenti, e la nuova coalizione ne ha dovuto tenere conto. È stato quindi fondamentale approntare un progetto che unisse il maggior numero di forze politiche (con la new entry del Movimento 5 Stelle ndr) e civiche. A Varese non comanda l’appartenenza politica, ma il bene della città».

«Il 21 giugno 2026 vogliamo consegnare una Varese libera dalla pandemia, che avrà consolidato le trasformazioni oggi già in corso - anche attraverso le somme che arriveranno dal Recovery Plan rispetto al quale abbiamo già consegnato diversi progetti - e che si ancora più solida dal punto di vista economico e sociale»

E le cattiverie, inevitabile contraltare di chiunque prenda il potere? Ecco la chiosa di Galimberti: «Di solito non rispondo, non ho tempo di farlo. Anche perché le cattiverie sono come le falsità, hanno le gambe corte e si ridimensionano da sole…»

Fabio Gandini

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