Ieri... oggi, è già domani | 23 giugno 2021, 06:00

"San Giuàn" (San Giovanni)

E' il Patrono di Busto Arsizio. San Giovanni, per noi è "Natale"....un momento magico da vivere e da assaporare nel migliore dei modi.

"San Giuàn"  (San Giovanni)

E' il Patrono di Busto Arsizio. San Giovanni, per noi è "Natale"....un momento magico da vivere e da assaporare nel migliore dei modi. Brillano gli occhi, a Giusepèn che ricorda i momenti andati; quando non c'erano ferie, nemmeno i riposi dai campi, dalla fabbrica, dal bisogno di relax. Alla Festa del Patrono, però, tutti fermi, tutti a godere di quel giorno che passava in fretta, tra misticismo e tradizione.

Giusepèn tira in ballo un proverbio che analizza benissimo il mese di giugno. "Giugn e Lui, a tera l'à bui" (giugno e luglio, la terra bolle) per significare la grandiosità del caldo. Non è che la terra diventava un passaggio tra i carboni bollenti, ma il caldo si faceva sentire "lù senteàn anca i sturni" (lo avvertivano anche i sordi). Eppoi , catechizza Giusepèn "s'andèa in giri in pe'n tera" (si andava in giro a piedi nudi) ....anche se "pe'n tera" si può tradurre in "piedi per terra".

All'epoca, si risparmiava anche con le ....suole delle scarpe, sino a farsi crescere sotto i piedi, specie sul tallone, una crosta di pelle dura che facevi fatica a ....tagliarla. A piedi nudi si giocava addirittura a calcio, sino a spappolarsi le dita....sino a sbucciarsi i piedi, per poi ricorrere alle cure di mamma. Fatto è -è sempre Giusepèn a parlare- "t'e pudèi non giugò al furball cunt'i zucrauni" (non potevi giocare a calcio calzando gli zoccoli) e, l'alternativa al non gioco era la non partecipazione alla partita di pallone.

A pensarci bene "pensò pulidu" gli unici due giochi di squadra erano proprio questi: ciclismo e calcio. "I custeàn pocu e t'è pudèi sta 'n cumpagnia" (costavano poco e potevi stare in compagnia). Nemmeno a parlarne di tennis o golf ...."roba da sciui" (roba da ricchi) e qualcuno si cimentava con la boxe, ma era dura "ciapà e picò" (prendere e picchiare) anche per non farsi male. Allora "ghèà 'l balòn cunt'àa strenga....l'ea da cuàm, ma t'è duei pumpàl e cusil par douè giuga" (c'era il pallone con la stringa....era di cuoio, ma dovevi pomparlo e cucirlo per potere giocare). Anche in questo campo, i moderni palloni hanno avuto un'impennata di progresso.

Niente più camera d'aria, niente più stringa, ma semplicemente una valvolina a cui immettere aria. Non è per dire, ma quando si giocava coi "baluni cunt'àa strenga" correvi il rischio di colpire il pallone di testa e potevi farti male oltre a ....mancare un goal.

A San Giovanni, però anche il gioco poteva ....attendere. "Tuci a cumpieta e tuci a uratori" (tutti al raccoglimento e tutti all'Oratorio). Chi latitava veniva segnalato e a sera, a casa c'erano .... "pianti e stridor di denti".

Adesso, la Patronale ha un iter tutto differente dall'epoca del Giusepèn. C'è chi se ne approfitta per una gita "fuori porta", chi sbriga a casa certi lavori in sospeso e chi.... riceve le Benemerenze in cerimonia pubblica. Amministrazione comunale e Amministrazione religiosa contribuiscono a unire il sacro e il profano ricordando chi ha fornito alla città un contributo di Bene che è ....bene ricordare. A tutti i Giovanni, ai Gianni, ai Vanni, ai Giannino e alle Giovanna, Vanna (coi loro diminutivi), gli auguri più sinceri di Buon Onomastico. Busto Arsizio li onora e Busto Arsizio, va onorata!

 

 

Gianluigi Marcora

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