Ieri... oggi, è già domani | 15 luglio 2021, 06:00

"i suanòm" - i soprannomi

Mi vengono in mente due soprannomi di amici comuni; "ul Pedèla" e "ul Pineta"

"i suanòm"  - i soprannomi

Mi spiega, Giusepèn che a Busto Arsizio, forse per distinguerci....forse per vezzo, ma pure per.... necessità, si sono inventati "i suanòm", vale a dire, i soprannomi. "Inscì l'èa pissè facil capissi" (così era più facile capirsi), distinguersi, individuarci, senza troppi giri di parole. Mi vengono in mente due soprannomi di amici comuni; "ul Pedèla" e "ul Pineta". Il primo qualifica Antonio Tosi, mentre il secondo, si riferisce ad Alfredo Solbiati....due amanti del Dialetto Bustocco e delle Tradizioni Bustocche, entrambi impegnati nel "sociale" e che difendono Busto Arsizio, dagli "attacchi" del modernismo. Tosi e Solbiati, sono preziosi "alleati" nel ....tenere d'occhio la città, criticandola quando necessita, ma amandola a più non posso.

Il soprannome dedicato alla mia famiglia è quello dei "farasciti" (lavoratori del ferro), ma la mia conoscenza si limita a quanto m'ha riferito il babbo. Non so andare oltre. Mia madre, Reguzzoni Pierina fa parte dei "gaibùla", ma non so specificare ne il significato, ne da nove deriva quel nome. Dentro quel "gaibùla" c'era nonno Angelo ('ngiuloeau) detto "rusciu"(riccio) per i suoi capelli ricci. Altri soprannomi che mi tornano in mente, così a vanvera, c'è "ul Pidrèn bagattu", "ul Pidrèn briù", "ul cinquatrèn", "a peamusòna", "ul cardanèn" "ul saputtu", "ul mangistrasci", "ul ligasabia", "un farè".... e qui si possono aggiungere anche i soprannomi che si riferiscono al "mestiere" dei rispettivi titolari...."ul legnamè", "ul sartu", "ul spiziè, "un vedriè", "ul murnè", "ul latè", "ul strascè" ....tenete conto che ho buttato giù alla rinfusa, tanti soprannomi, ma sicuramente ce ne sono altri che ciascun Lettore potrebbe suggerirmi per dare alla casistica dei soprannomi, una vasta ....notorietà. Poi, potremmo commentarli!

Ne aggiungo un altro di soprannome. Riguarda la provenienza di mio suocero, Castiglioni Renzo detto "ul Bisbèn ul vedratu". Quel "Bisbèn"si riferisce alla provenienza del padre di mio suocero, Gerolamo, atleta e uno dei fondatori della Ginnastica Pro Patria; il"monte Bisbino" situato vicino al confine con la Svizzera, mentre "vedratu" palesemente è riferito al mestiere di vetraio (quindi, "vedriè e vedratu" sono dei sinonimi.

Altri soprannomi, "ul bulòn", "i casciacàn", "i salsamentài", "ul sagiamerda", "a fanvalza", "ul baiòn", "ul pesattu", "ul bagattu", "a spurtinetta", "ul ligasabia" .... approfondiremo il discorso, "colorandolo"della fantasia della gente che ha creato sia i nomi sia i soprannomi.

Giusepèn, quasi mi provoca, nel mettermi di fronte alla "culundròga"e ci aggiunge con ironia dei suoi "occhietti furbi"..... "t'èl se sa lè?". Al mio si (so che lui sa) mi lascia spazio per la doverosa spiegazione. La "culundròga" è l'aquilone ...genere femminile in Bustocco e maschile in italiano. Il "sai cos'è" è palese; la spiegazione merita un approfondimento.

La "culundròga" si costruiva in casa. Ogni padre, lo insegnava ai figli, ma si divertiva pure lui a creare (proprio così, creare un prototipo da commisurare con quello degli altri). Si acquistavano due fogli di carta velina (ce n'erano di tutti i colori....dal bianco, al rosso; dal giallo al verde ....), le bacchette di legno tenero. un gomitolo di corda finissima, colla e si aggiungeva... l'inventiva.

Per creare una "culundròga"....competitiva, si prendeva una bacchetta di legno soffice (lunghezza un metro più o meno) e la si arcuava a farla diventare un... archetto; poi si prendeva un'altra bacchetta e si realizzava, la base dell'archetto citato che costituiva il "telaio" della "culundròga". Il foglio colorato di carta velina, lo si stendeva come a farlo sembrare un rombo e si incollava il tutto. Quindi, si procedeva al corollario, creando una coda nel lato più orizzontale del "quadrato-rombo" e, ai lati si creavano degli anelli, coi ritagli della carta velina. Poi, al centro del "volatile" si attaccava il filo di corda-fine e ....l'aereo era pronto per la..competizione. Ne parleremo in un'altra circostanza ....quanti occhi a osservare il cielo....quante speranze per quell'aquilone che svettava nell'infinito....quanti schiamazzi, gioia di insieme, stupore a vedere il proprio prototipo, ammirato e pure criticato nel novero dei partecipanti al gioco. Giusepèn annuisce. Ha tanto da dire e da commentare. Gli brillano gli occhi.

Gianluigi Marcora

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