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Legnano | 21 luglio 2021, 06:30

Defibrillatore donato dai Lions a Legnano: 25 volte grazie

Intervista al presidente Mirco Juronovich dell’associazione 60000vite. Dopo l’incidente di Eriksen durante la partita di calcio Danimarca Finlandia agli Europei si è riacceso il dibattito

La donazione dei Lions

La donazione dei Lions

A Legnano donato un ulteriore defibrillatore al nuovo Maniero di Santambrogio, grazie al contributo dei Lions club Legnano Castello “Le Robinie”.

Va avanti il progetto di rendere la città ancora più sicura con il 25° defibrillatore pubblico, mentre complessivamente sono presenti oltre 90 in edifici pubblici e privati in tutto il territorio legnanese.

L’associazione 60000vite è impegnata in questi anni nel portare avanti una campagna di sensibilizzazione per contrastare il fenomeno della morte cardiaca improvvisa, attraverso la diffusione della cultura dell’emergenza e della Defibrillazione precoce. Oggi ne abbiamo parlato con Mirco Juronovich presidente dell’Associazione 60000vite, che ci ha raccontato le iniziative in corso e gli ultimi sviluppi sulla riforma della legge 120 del 2001. Come nasce la vostra associazione nella città di Legnano?L’idea di contrastare l’impattante fenomeno dell’arresto cardiaco improvviso con le sue 60.000 vittime/anno in Italia, nasce dalla presa di coscienza che le possibilità di sopravvivenza del soggetto colpito si esauriscono nei primi 5 minuti dalla perdita di coscienza della persona colpita e dalla fisiologica impossibilità di un intervento tanto tempestivo del sistema 118. L’episodio scatenante è stata la morte di Marco Bandera, studente legnanese accasciatosi sul parquet della palestra dell’istituto “Bernocchi” nel marzo 2001: da lì le ricerche in rete e i contatti con la dottoressa Daniela Aschieri, presidente dell’associazione Progetto Vita di Piacenza, prima realtà europea ad aver attivato un progetto di defibrillazione pubblica.

Ci parla della sua esperienza personale sul progetto legnanese?

Grazie al fondamentale appoggio del sodalizio piacentino, abbiamo costituito un centro di formazione e con i fondi raccolti dall’organizzazione di uno spettacolo messo in scena nel 2011 dalla compagnia dialettale di San Vittore Olona, abbiamo acquistato i primi manichini e apparecchi per l’addestramento. L’anno successivo, nel 2012, grazie ad uno musical tenutosi al teatro Galleria di Legnano, abbiamo potuto donare i primi due defibrillatori rispettivamente ai Vigili del Fuoco e al Comando di Polizia Locale. Da allora, grazie alla collaborazione di amministrazioni comunali, aziende e privati cittadini, abbiamo costituito una rete di circa 350 defibrillatori su quasi tutti i comuni dell’Alto Milanese, la cui collocazione è facilmente identificabile tramite l’app gratuita “Progetto Vita”.

Come si può   sostenere l'associazione?  E come si può farne parte?

Si può sostenere l’attività di diffusione capillare dei defibrillatori e di formazione dei cittadini, effettuando una donazione con bonifico bancario e con carta di credito collegandosi al nostro sito http://www.sessantamilavite.it/ oppure inviare una mail a info@sessantamilavite.it per chi volesse collaborare personalmente alle nostre attività. Spesso si parla dell’importanza del defibrillatore nei luoghi pubblici (scuole, palestre). 

La città di Legnano come ha risposto ai vostri appelli? Quanti ce ne sono sul territorio?

Con la città di Legnano, particolarmente sensibile alla tematica, abbiamo avuto importanti collaborazioni che hanno portato alla dotazione del DAE in tutti gli impianti sportivi e all’installazione di 12 postazioni pubbliche, delle 25 allestite, in luoghi strategici della città: attualmente gli apparecchi presenti sul territorio sono ben 94 distribuiti tra Forze dell’Ordine, istituti scolastici, aziende, palestre, condomini e abitazioni private.

Dopo l’incidente di Eriksen durante la partita di calcio Danimarca Finlandia agli Europei, si è riacceso il dibattito sul questo aspetto. Secondo lei quali sono gli interventi che la politica dovrebbe attuare?

Uno degli scopi principali della rete nazionale "Progetto Vita", di cui fa parte 60milavitadasalvare, è quello di riformare la legge 120 del 2001, che ha introdotto la possibilità di utilizzo del defibrillatore anche ai comuni cittadini, con un testo che introducesse le pratiche che a Piacenza hanno consentito di quadruplicare la sopravvivenza dei soggetti colpiti da un arresto cardiaco: liberalizzare l’utilizzo del defibrillatore, slegandolo dall’attuale obbligo formativo, diffondere capillarmente la presenza dei defibrillatori e realizzare delle campagne formative nazionali per portare a conoscenza della popolazione le dimensioni di questa "strage silenziosa" e le metodiche immediatamente attuabili per ridurre drasticamente il numero delle vittime. Il risultato della nostra battaglia è stata l’approvazione di un disegno di legge (n. 1441), licenziato dall’aula della Camera il 30 luglio del 2019 ma ancora in attesa di approvazione definitiva. 

Raffaele Specchia

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