Ieri... oggi, è già domani | 21 luglio 2021, 06:00

"t'àl chi" - eccolo

Lo si vede che Giusepèn è gentile, per i suoi occhi vispi, mai lamentosi, sempre col sorriso a portata di mano... quasi a dirti che tu sei prezioso agli occhi suoi

"t'àl chi" - eccolo

Lo trovo in giro, in giardino, Giusepèn che mi accoglie con un semplicissimo "t'àl chi" (eccolo), quasi fosse una sorpresa o un caso sporadico! Lo si vede che Giusepèn è gentile, per i suoi occhi vispi, mai lamentosi, sempre col sorriso a portata di mano....quasi a dirti che ...tu sei prezioso agli occhi suoi.

Gli vedo, tuttavia, un pizzico di riflessione ....come a ricordare momenti andati, storie di vita, vissuta, speranze agognate, forse disilluse, ma mai abbandonate. Giusepèn parla della sua vita. Di ciò che ha "commesso" e di quanto avrebbe voluto avere, per via dei suoi sacri principi.

Mi parla addirittura della morosa "ga parlèau" (le parlavo) e già da qui, si deduce che una volta era quasi proibito dire "mùusa" (morosa) o cose giù di lì. "Parlarsi" voleva significare, avere un rapporto più di confidenziale con l'altra persona. Significava impegno, serio e accurato. Mai un rapporto di amicizia o di ....stretta conoscenza. "Ghèan, in lua, i gendarmi ca t'à cuèan .... a paia tacà'l foegu, la brusa" (c'erano, allora, i gendarmi -chiunque potesse controllare- che ti curavano.... la paglia vicina al fuoco, brucia). E non a caso, i rapporti pre-matrimoniali erano aboliti sia per "i tusàn" (le ragazze) sia "par i masci" (per i maschi). Giusepèn, tuttavia ricorda quanti "confetti erano bucati" e me lo spiega in dialetto. "Sbùsi" (bucati) per chi non sapeva aspettare il matrimonio, il rapporto d'amore fra una coppia.

Non va oltre, Giusepèn dai luoghi comuni. Sa che tante ragazze rimanevano zitelle, con un figlio a carico e quante coppie "scoppiavano" per ignoranza. Lo giudica, Giusepèn, per via del tempo, la colpa (pensate un po', la "colpa") era della ragazza che non sapeva resistere .... e che l'uomo è "cacciatore". Manifesto a Giusepèn il mio sdegno per quelle situazioni baldracche che venivano a crearsi, per pura ignoranza e per "colpe" che non erano affatto "colpe".

Addirittura gli ricordo un pezzo di Storia, quando al nostro Re (Vittorio Emanuele II°) gli fu appioppato il termine "gradisca" che le ragazze prosperose della campagna, si offrivano al Re sia per piacere sia pure per trovare un tornaconto in caso di gravidanza.

A quanto si legge, Vittorio Emanuele II° dimostrava di ....gradire, poi, anche la Storia entra nel gossip e Giusepèn non ne vuole sentire parlare. Però, una verità, Giusepèn la accalora. "U lengiù ca ghèa pisse fioeu nassui fòa dul matrimoni prima, da quanti gan nassi mo" (ho letto che c'erano più figli nati fuori dal matrimonio, allora, di quanti ne nascono ora) e gli do ragione. E' vero, altro che ....gradisca!

Si parla ora di semina e di raccolti; di tempo bizzoso "non da chi" (non nelle nostre parti) e di quanto è fortunata la città di Busto Arsizio, "visina a tuscossi, ma luntana da tuci i pericul" che è Busto Arsizio (vicina a tutto -fiumi laghi monti mare- ma lontana da ogni pericolo).

"Al fà coldu....t'è bèi 'na spumadora?" (fa caldo....bevi una Spumador?) e mi fa ricordare quella bibita, dal colore della Coca Cola, ma dal sapore e dal costo decisamente differenti. Del resto, la Spumador (che fanno a Lomazzo) è rimasta intatta alle sue origini e si mantiene sul mercato. Vuol dire che è buona e gradevole e che costituisce una bevanda che "scoedi à sedi" (soddisfa la sete) e "l'è bona" (è buona, gradevole). Poi se la ride...."dighi a Coca Cola e a Spumador che a reclame l'à sa paga" (dì a Coca Cola e a Spumador che la pubblicità si paga)  ....quel "reclame" è tipico della lingua francese ....solita storia per i francesismi, importati da noi, dai Liguri....nostri padri.

Ciau Giusepèn, in gamba eh (ciao Giuseppino, stai bene, mi raccomando) e ci salutiamo con tanta reciproca tenerezza!

Gianluigi Marcora

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