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Storie | 22 luglio 2021, 09:00

«Io innamorato di Legnano, la racconto con la fotografia»

Francesco Morello esce «di notte, all'alba o al tramonto, quando piove o ancor meglio quando nevica». Il Palio: «In tutti i suoi protagonisti c'è fierezza, orgoglio e appartenenza: io ho il solo compito di catturare il momento giusto»

Alcuni scatti di Francesco Morello su Legnano

Alcuni scatti di Francesco Morello su Legnano

Legnano rappresenta un fiore all’occhiello dell’alto milanese per la sua attrattività culturale. Oltre che per il Palio, la città si distingue per bellezze come il Castello Visconteo, il Bosco di Legnano (Parco Castello), piazza San Magno, Palazzo Malinverni solo per citarne alcune. Chi si trasferisce a Legnano per lavoro può non cogliere gli straordinari valori di questa città. Ma come spesso accade navigando su social si scoprono alcune cose, che non si ha il tempo di vedere oppure la fortuna di conoscere qualcuno che te le racconti. Tra i narratori di Legnano, scopriamo Francesco Morello che si è innamorato della città e la insegue nei suoi angoli e nei suoi momenti “riservati”, quasi intimi.  

Chi è Francesco Morello? 

Arrivai qui a Legnano nel 1998 e da allora, questa città, non ho più smesso d'amarla. Lavoro nel mondo fotografico dal 2016 occupandomi principalmente di reportage, eventi e cerimonie private.  

Come nasce la voglia di fotografare la città di Legnano?

In realtà tutto nasce con la folgorazione per la fotografia, in generale. Era il 2012: mi trovavo in montagna con la mia famiglia e dinanzi a me v'era un paesaggio meraviglioso (le Cascate del Toce)! In quel momento qualcosa di magico scattò e dissi tra me e me: «Vorrei iniziare a fare qualche bella foto perché certi spettacoli naturali vanno immortalati a dovere». All'epoca non conoscevo nemmeno la differenza tra una compatta ed una reflex; per me, la Fotografia, era un campo del tutto inesplorato. Poco tempo dopo mi ritrovai a fare il primo corso di fotografia e da lì non mi sono più fermato. Legnano è diventata fin da subito il mio "campo da battaglia"; ogni occasione era buona per uscire e fotografare qualsiasi angolo della mia città. Vivere in un luogo così suggestivo mi ha aiutato sicuramente a sviluppare la mia passione e migliorarmi di anno in anno. 

Cosa vuoi trasmettere con le tue foto?

Mi piace enfatizzare la realtà: soprattutto nelle foto paesaggistiche, ricerco sempre uno spunto originale che possa poi stupire l'osservatore di turno. La realtà, in senso stretto, non mi interessa. Perlomeno non quando scatto questo tipo di immagini. Far vedere, per esempio, piazza San Magno alle 2 del pomeriggio non mi restituirebbe nulla a livello emozionale. Sarebbe banale, scontata, già vista e rivista mille volte. Uscire di notte, all'alba o al tramonto, quando piove o ancor meglio quando nevica: sono tutti elementi che ti permettono di ottenere fotografie "diverse" e originali. Poi, ovviamente, c'è sempre la tecnica fotografica acquisita negli anni e anche quel tocco in più del cosiddetto "occhio fotografico" che spesso nasce dal caso, dall'intuito e perché no, dalla fortuna di quell'istante.  

Come vivi il Palio di Legnano?

Il Palio è un mondo a parte: ho iniziato ad occuparmene nel 2016. Una volta dentro, vieni rapito dagli eventi, dal trasporto emotivo di tutti i contradaioli. Ho il vantaggio di non essere legato (sentimentalmente) a nessuna contrada quindi riesco a godermi tutto lo spettacolo da perfetto osservatore. Ed è straordinaria la passione che avvolge questa città, ognuno per i propri colori. In tutti i suoi protagonisti c'è fierezza, orgoglio e appartenenza: io ho il solo compito di catturare il momento giusto. E in questi primi 5 anni, è andata bene. E poi, sotto l'aspetto squisitamente fotografico, il Palio è un enorme contenitore di spunti; basti pensare alla sfilata storica per le vie della Città. Tra oltre mille figuranti, abiti medievali, animali e oggettistica varia anche il più disastroso dei fotografi porterebbe a casa qualche buona immagine! 

Quali sono gli scatti che ti hanno emozionato di più?

Difficile individuare degli scatti in particolare; ad alcuni sono legato perché (magari) mi ricordano i miei primi passi nel mondo fotografico. Altre immagini le ritengo importanti per via della loro bellezza estetica/tecnica. Sotto questi aspetti, molte fotografie della mia città, la fanno da padrone! Un paio di libri su Roberto Vecchioni e Francesco De Gregori (miei miti musicali) sono corredati da alcuni miei scatti "live" e per forza di cose sono molto legato ad essi. Tuttavia, l'importanza da attribuire ai miei scatti la soppeso sempre con le emozioni che mi restituiscono le persone con le quali ho il piacere di collaborare. Nel momento in cui consegno un lavoro o anche delle singole immagini vengo spesso gratificato dalle loro reazioni e dalla loro gratitudine per aver, magari, restituito/catturato una loro emozione. L'empatia umana, in quello che faccio, è fondamentale per la riuscita di un progetto.

Raffaele Specchia

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