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Salute | 23 luglio 2021, 09:50

«In ospedale moderatamente ottimisti: siamo pronti, da metà settembre riapriamo tutto il possibile»

Il direttore sanitario dell'Asst Valle Olona Claudio Arici analizza la situazione Covid e i prossimi passi. Su cui grava però anche l'assenza di medici. Con un pensiero sull'ospedale nuovo di Busto e Gallarate: «Favorisce la multidisciplinarità, non farlo sarebbe un'occasione persa»

Il direttore sanitario dell'Asst Valle Olona Claudio Arici

Il direttore sanitario dell'Asst Valle Olona Claudio Arici

È un'estate in cui si respira un moderato ottimismo nei nostri ospedali, rispetto allo scorso anno. All'Asst Valle Olona, ridotti i posti Covid, spiega il direttore sanitario Claudio Arici, «si sta pianificando per garantire da metà settembre tutto quello che nei limiti delle risorse è possibile riaprire. È evidente che se poi succede qualcosa di inatteso...». 

La differenza si chiama preparazione di fronte a un virus meno misterioso. Legata alla flessibilità, alla capacità di reagire. Insomma, si è pronti. Nonostante tutti i problemi, a partire dal personale che davvero ha dato tutto e molto di più quest'anno: ci sono anche mille giorni di ferie, arretrati, in alcuni reparti. Poi la carenza di figure chiave, soprattutto in campo medico, che caratterizza la sanità. Con garbo, e senza entrare certo nel dibattito politico, il dottor Arici cita inoltre la questione del nuovo ospedale di Busto Gallarate. Non farlo, dice, «sarebbe una questione persa».

Covid, oltre i numeri

Adesso lo sguardo non può che posarsi ancora qui, sul Covid. Massima prudenza da mantenere ancora, tuttavia «sono abbastanza fiducioso - spiega il dottor Arici - Anche dal punto di vista della gestione del malato, siamo più confidenti su chi ricoverare chi no. Poi questa variante delta può avere una maggiore capacità di infettare, ma una forza minore, come sembra di poter dedurre attualmente. E sul piano della terapia in più qualcosina in più abbiamo».  

Un quarto, non indifferente, è il vaccino, con il suo effetto protettivo. Una sola cosa - negativa - è certa: possiamo stare più tranquilli, non perché il virus abbia smesso di circolare, né lo farà fino all'alta incidenza di vaccinazione.

«Ma fino a mercoledì a Busto avevamo 11 posti letto Covid alle Malattie infettive, ora sono ridotti a 8 e ne sono occupati 3» ricostruisce il direttore sanitario.

In questo anno e mezzo, l'impatto dell'emergenza sulla riduzione dei servizi è stato «devastante». Anche perché occorreva garantire un minore affollamento. A parità di orari degli ambulatori, oggi si fanno poco più della metà delle prestazioni rispetto al 2019. Per l'effetto delle norme, al netto della mascherina al chiuso e nelle condizioni di mancato distanziamento, che vanno riguardate.

Senza tregua

«Devastante» è stato anche l'impatto sugli operatori negli ospedali. Tutto scorre come un film, anche la volontà di autoformarsi addirittura in altre specialità per essere ancora più efficaci nella battaglia, o il ritorno dei medici in pensione: lo dimostra anche il caso delle vaccinazioni. 

Adesso si cerca di offrire respiro anche con le ferie, ci sono arretrati pesanti, anche fino a mille giorni in un reparto.

Ciò si inserisce nello stesso quadro del 2019, prepandemia. «Alcuni settori sono in difficoltà - ribadisce il dottor Arici - Nonostante la quantità esorbitante di bandi, mancano anestesisti, ma anche psichiatri, pediatri, ginecologi: per questi ultimi, sono arrivate richieste urgenti da due Asst lombarde per fare una convenzione che possa alleviare la situazione. Ce li si "ruba", questi professionisti, perché non ci sono, semplicemente. 

Per quanto riguarda gli infermieri, si hanno difficoltà, pur con minore criticità. 

Lo sforzo nei prossimi mesi comunque sarà ripristinare il livello di servizi preCovid. La pianificazione è in corso proprio in questa direzione.

Nuovo ospedale

L'estate è però rovente, sul fronte del dibattito dell'ospedale nuovo di Busto e Gallarate. Lungi dall'entrare nel terreno politico, il direttore sanitario afferma: «Sarebbe un'occasione persa per questo territorio non puntarci. Io vengo da un posto dove c'era un ospedale poliblocco e siamo arrivati a una nuova realtà: quello che mi ha cambiato la vita, è favorire in modo assoluto l'incontro tra le persone. Oggi la medicina è multidisciplinarità e la struttura di un ospedale deve facilitare che le persone si parlino, ripeto».

I modelli strutturali sono o quelli come Bergamo (piastra con torri) o a raggiera.  

Vale per i professionisti, come per i pazienti. Anche sulla presunta riduzione dei posti letto, Arici vuole fare una precisazione. «Ci si concentra su questo - osserva - Invece è una variabile che non conta niente. Oggi l'obiettivo è ridurli, perché si cerca di curare a casa. Se i posti letto sono pieni, manca la capacità di seguire a casa adeguatamente le persone. L'architettura è studiata per pensare in modo diverso».

Marilena Lualdi

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