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Storie | 26 luglio 2021, 07:20

I matrimoni ai tempi della pandemia: ciascuno con il suo sì alla vita

La vicesindaco Manuela Maffioli ripercorre questo anno in cui le nozze sono state un simbolo e un'esperienza preziosi, anche con gli spettatori in videochiamata Whatsapp. E che emozione quando si torna a celebrare in una villa speciale di Busto

Villa Tosi accoglie un matrimonio e la sua magia

Villa Tosi accoglie un matrimonio e la sua magia

I matrimoni ai tempi della pandemia, che hanno ripreso il loro corso, ciascuno a modo proprio. Con il sì alla vita che era più forte di tutto, che superava anche le distanze o il disagio delle limitazioni imposte dalla pandemia.

Lo ricorda in un post delicato la vicesindaco di Busto Arsizio Manuela Maffioli, con uno spaccato commovente di quello che è accaduto in questo anno e mezzo. Spinto anche dall'essere tornata a celebrare in una cornice speciale come Villa Tosi.

«Ho sempre sposato - racconta - Anche in questo ultimo anno. Quando le norme lo hanno consentito e ci sono state delle richieste, sono sempre stata disponibile.Con tutti gli accorgimenti necessari, ci sono stata per chi osava sfidare la pandemia affermando il proprio sentimento, per chi vi contrapponeva la vita, per chi non ha pensato di rinunciare o di aspettare».

Così la sala giunta veniva «trasformata nella sala della speranza». Per coloro che hanno celebrato le nozze, ne veniva sicuramente un'energia importante. «Al di là del tavolo, ricevevo più di quanto davo - racconta ancora - Ho celebrato matrimoni con 4 persone, sposi e testimoni. Matrimoni in cui gli affetti erano dietro un display, in videochiamata WhatsApp. Una volta la cerimonia è cominciata con 15 minuti di ritardo: tanto è durato il video mostrato ai futuri sposi con gli auguri di tutti gli amici, i parenti, da ovunque in Italia e all'estero».

Bastava il suono, per commuoversi, o lo sguardo dietro ogni mascherina.

Anche adesso la commozione scorre: «Ora che i parenti e gli amici, seduti a distanza e con mascherina, possono essere in presenza. Ora che la luce filtra forte dalle finestre. Ma le spose non rinunciano a tenere stretto il bouquet tra le mani, aggrappate. E gli sposi, ancora, chiedono se possono levarsi la mascherina per una foto e per il bacio di rito. Me ne ricordo tanti, dei "miei" sposi. E, quando ci penso, spero siano felici».

Poi la luce, sottolinea ancora Maffioli: «Era sempre così buio... Almeno così mi arrivava. Ma in Sala Giunta ci sono due enormi lampadari: accesi entrambi, è come avere il sole nella stanza».

La forza di quest'esperienza ha brillato ancora di più ieri, per la vicesindaco, in Villa Ottolini Tosi. «L'immagine di candore e bellezza ha rinnovato la potenza emotiva di una funzione apparentemente secondaria, ma per me di grande responsabilità. E nutrimento» conclude. 

Un ritratto sussurrato, che ci fa sentire come continui a scorrere l'umanità, anche attraverso le cerimonie che gli sposi hanno voluto mantenere, vivere, condividere come si poteva. E ci sembra di vedere le mani di tutte queste sposine, aggrappate al bouquet e alla vita, in fondo anche per tutti noi.

Ma. Lu.

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