Ieri... oggi, è già domani | 27 luglio 2021, 06:00

"bruscu " - sgarbato

Ecco, la battuta: "Te se pissè bruscu d'un peaòn sut'a se". La traduzione è "sei più acido, sgarbato di un peperone sottaceto"

"bruscu " - sgarbato

Non è che "bruscu" significhi solo "sgarbato", me nella battuta che segue (e che mi ha inviato l'amico Luigi Pinciroli), si nota la bellezza del Dialetto Bustocco che "colora" talune espressioni. Ecco, la battuta: "te se pissè bruscu d'un peaòn sut'a se"... la traduzione è "sei più acido, sgarbato di un peperone sottaceto". Ve l'immaginate? un peperone, piccante di suo, messo sotto aceto o in salamoia, diventa più piccante che mai. Dire a una persona una frase così, vuole dire... quanto sei sgarbato.

L'ho riferita a Giusepèn che da intenditore del Dialetto Bustocco ha voluto precisare che ciò lo si diceva a Borsano sia nei tempi in cui Borsano era Comune autonomo sia dopo l'annessione del Comune stesso a Busto Arsizio....quindi, chi avesse dei "modi di dire" del Dialetto "da strada" (quello Bustocco, s'intende) li mandi al giornale con riferimento alla rubrica del Dialetto.

Già che ci siamo, vediamo qualche sfaccettature del "bruscu". Si usava "bruscu" per i sottaceti; non uno solo, ma per tutte le verdure utilizzate a contorno, dopo una speciale lavorazione. Tipico il comando dei carrettieri all'Osteria: "dami 'n salamèn da cavòl cunt'ul bruscu" (portami un salamino di cavallo con i sottaceti) e ciò si usava, quando chi lavorava in giro, ci si fermava per uno spuntino "a ustàia" (all'osteria). Nei tempi andati (non troppo lontani), l'Osteria era il luogo semplice dove si mesceva il vino e dove si guastavano "piatti semplici" della Cucina Bustocca.

Non sto qui a elencarli... non li conosco tutti; quindi rimando il Lettore al "Magistero dei Bruscitti" o agli scritti della Famiglia Bustocca che sulla Cucina Bustocca hanno scritto fior di libri.

Tornano in mente aneddoti e abitudini di quell'epoca che va dal dopoguerra agli anni '60 (e giù di lì). Normalmente, alle ore 18.00 di ogni sera, si sentivano suonare le sirene del "fine lavoro". Gli operai sulle loro biciclette, raggiungevano una delle tante Osterie cittadine, per un incontro con gli amici, per una sana chiacchierata. L'Osteria non aveva bibite o aperitivi che si trovano oggi, ma servivano solo vino. Tanto è vero che a chiunque entrava là dentro, non gli si chiedeva cosa volesse, ma si attendeva la richiesta che era "dami'n biceu" o "dama'n 'na taza" (dammene un bicchiere o dammene una tazza)... ovviamente di vino, la cui qualità era sicuramente modesta e non era passata sotto il giudizio del... sommellier.

Ricordo mio padre che partecipava all'incontro pre-serale cogli amici e quel "bicchiere di vino" costituiva il cesello di una pacata discussione, di uno scambio di opinioni (su tutto), su quel che ciascuno aveva da comunicare agli altri.

Mia zia Angioletta che con lo zio Enea gestiva la Trattoria dell'Angelo in Busto Arsizio, Corso Italia, angolo via Castelfidardo, una sera mi manda a chiamare e mi dice un po' preoccupata: "ul to pà, ca l'è ul me fradèl, da 'n po' da sii al vedeu non... un dì l'ù cuò e gu di... 'Ngiuletu, tu fei caicossa? a edu ca t'è se fermi pu pà'l buceu....e lù al m'à dì .....non 'Ngiuleta, sun dre risparmiò... ul me fioeu l'à a diplumassi e a ou regalaghi a pena stilugrafica... una Aurora e a 30 franchi a oelta... riesu a toela". Discorso-dialogo che mi fa accapponare la pelle. Dunque:

"Tuo padre, che è mio fratello, da un po' di sere, non lo vedevo ..... un giorno l'ho curato e gli ho detto... Angioletto, ti ho fatto qualcosa?... noto che non ti fermi più per il bicchiere di vino... e lui mi ha risposto... mio figlio deve diplomarsi e voglio regalargli la penna stilografica... una Aurora e a 30 lire alla volta... riesco a comprarla". Notare il "30 franchi" per dire "30 lire", ma ciò che mi commuove è che... mio padre rinunciava all'incontro cogli amici per risparmiare le 30 lire... quella Aurora era per me una... reliquia che ho nel cuore col rispetto e l'amore che devo tuttora a mio padre!

Gianluigi Marcora

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