Ieri... oggi, è già domani | 30 luglio 2021, 06:00

"ciapa quai " - accalappia quaglie

Quindi, il "ciapa quai" di cui sopra è semplicemente allusivo. Nel Dialetto Bustocco, lo si usa nel giudicare colui che non è intraprendente, che è un perditempo, che è frivolo, insignificante

"ciapa quai " - accalappia quaglie

Sono contro la caccia ed io l'ho manifestato a più riprese. Adesso poi che con la "caccia" c'è troppo da ridire, ancora più, il mio dissenso è totale. Conosco le attenuanti dei cacciatori .... c'è da tutelare l'equilibrio della natura ....c'è da salvaguardare il posto di lavoro di tante persone .... c'è che ...."se non lo faccio io, lo farà un altro" ....tutto opinabile; tuttavia io, sono contrario alla caccia e ai ....suoi derivati....trappole, reti, "bocconi amari".

Quindi, il "ciapa quai" di cui sopra è semplicemente allusivo. Nel Dialetto Bustocco, lo si usa nel giudicare colui che non è intraprendente, che è un perditempo, che è frivolo, insignificante. Cosa c'entra il "ciapa quai" con la caccia, l'ho spiegato, ma sinceramente non è che impazzisco per la trovata nella parlata.

Un ricordo sulla "caccia" ce l'ho. L'ho rivitalizzato, proprio per dimostrare come e quando è nata la mia repulsione per questo (chiamato sport) che proprio sport non è.

Ero ragazzo e mio cugino Pier Giorgio aveva la passione (passione? boh) della caccia. Coi suoi amici Goffredo, il Dino "barbelòn", ul Tugnettu "bigiotto" e qualche altro, Pier Giorgio passava al setaccio i boschi circostanti, in cerca della selvaggina. Un giorno a due o tre ragazzi (io compreso) chiesero di "fare il batèn" e io non sapevo cosa fosse il "batèn". Ci promisero qualche "palanca" (moneta derivante dal Ligure) e noi accettammo.

Ci spiegarono dopo, cosa volesse dire fare il "batèn"e lo mettemmo in pratica. Noi tre o quattro ragazzi entravamo nel bosco "armati" di un bastone e di una canna di bambù e dovevamo con colpi nella  boscaglia, snidare uccelli, lepri, scoiattoli e ....farfalle per farli ....fuggire.

Ai margini del bosco, i cacciatori (tre, quattro, a volte sette o otto) mettevano in azione le doppiette e, alla fine ....riempivano il carniere. Non mi vergogno a dire che piansi, quel giorno. Che restituii i soldi ricevuti dal "branco" e che tornai a casa quasi schifato per avere accettato il ... compenso. Provai pietà per la carneficina e lo scempio nel bosco e giurai, maledettamente giurai di non avere null'altro a che fare con caccia e cacciatori.

Ho pure ascoltato "certi discorsi" sulle "trasferte" del gruppo. Una meta "prestigiosa" era la Croazia....poi l'Oltrepo Pavese, persino la Toscana ....la spedizione era nella fattispecie per la caccia, mentre c'era un ....corollario che mi faceva stupire e che indignava alquanto. Insomma, con la "scusa" della caccia, c'era chi si portava la donna appresso e chi .... non l'aveva, la donna e se la trovava in loco. Anche chi, mischiava la "passione" pensando che ...caccia e donna fosse la stessa ...dimensione.

Le trasferte erano sempre impostate sul fatto che la Croazia era lontana, l'Oltrepo Pavese, una meta da gustare appieno, la Toscana, assai faticosa, ma erano luoghi con tante "prede" da portare a casa. La caccia era anche questo: un pretesto per "soddisfare" il ....piacere di uccidere (animali s'intende) e pure il piacere carnale che, con l'amore aveva nulla a che spartire.

Ora, (forse) il "batèn" non si usa più. E per la prima volta riesco a stupire Giusepèn che per la caccia non nutriva simpatia, ma nemmeno era a conoscenza del ....reale accaduto.

Gianluigi Marcora

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