Ieri... oggi, è già domani | 01 agosto 2021, 06:00

"ul raùstu " - il ferragosto

"Candu ghèa non i fei e a lauà sand'ea non" (quando non c'erano le ferie e a lavorare non si andava). Poi s'è introdotta la Festa e il 15 di agosto, "ul raùstu" era considerato festivo come a Natale.

"ul raùstu "  - il ferragosto

Con Giuseppino si parla del ferragosto; "ul raùstu" per antonomasia. "Candu ghèa non i fei e a lauà sand'ea non" (quando non c'erano le ferie e a lavorare non si andava).  Poi s'è introdotta la Festa e il 15 di agosto, "ul raùstu" era considerato festivo come a Natale.

Gli dico che è andato in uso quel detto che dice "agosto, moglie mia non ti conosco". Giusepèn "bolla" quel detto di ...."modernismo screanzato" (dice proprio così, in italiano). Il sapore della festa di Ferragosto era tutt'altra cosa rispetto alla mondanità. E sciorina molti esempi, compresi taluni che io stesso ho vissuto e che posso comprendere meglio, secondo le spiegazioni del caro Giuseppino.

"A bunùa ghea pronti i caretòn caegoi da tuscossi e da fioeu in legrìa ....andèam al Sacar Monti da Varesi e i dòn i preparèan ul disnò al scepu" (di buonora -prime luci dell'alba- erano pronti i carri -trainati dai cavalli- caricati di tutto e da ragazzi allegri....andavamo al Sacro Monte di Varese e le donne preparavano il desinare da consumare al ceppo -vicino alle Tre Croci). Quelli si, erano feste, del tutto fuori da ogni tipo di folclore cittadino. C'era di tutto: dai canti sull'erba, alle tovaglie sparse per la campagna, con sopra ogni tipo di vivanda che si consumava in compagnia. Il vino sgorgava dai fiaschi come da una fonte. Ciascuno portava "di proprio" e si consumava tutti insieme le rispettive specialità. Nulla si buttava, ma a fare quattro conti era più quello che si riportava a casa, di quanto si era mangiato sull'erba.

Certo che, il ritorno a casa era molto, ma molto differente dall'andata. Si commentava (sin quando si poteva) la festa trascorsa, il gioco dei bimbi, il panorama vissuto, la scalata del monte attraverso la visita delle cappelle e il rincorrersi sui prati; compresi gli schiamazzi per l'inusuale. Poi, incombeva il silenzio per la fatica e piano piano, sui carretti, si addormentavano tutti.

Tutti, compresi i "guidatori". Ogni cavallo conosceva la strada e ogni carretto raggiungeva la propria abitazione. Mentre le mamme provvedevano a riportare le vettovaglie in casa, ogni padre accudiva il cavallo....stremato per la doppia fatica (andata e ritorno) e per l'approssimativo riposo dei momenti di sosta. I figli....uno a uno, li si portava a letto e, per quel giorno, nemmeno ci si curava di farli lavare. "Ul raùstu l'èn'dèi" (il ferragosto è andato) e si ritornava ai lavori abituali.... in fabbrica e nei campi.

Il detto "agustu, ul su al vo'n dul buscu" (agosto, il sole va nel bosco) catechizzava la riduzione di luce della giornata. Col "sole che va nel bosco" si capiva quanto era importante la luce e si constatava che di lì a poco, ricominciavano le scuole e il periodo della vacanza, volgeva al termine. Le mamme ammonivano per i "compiti delle vacanze" non svolti e i ragazzi non erano sazi dei giochi non svolti.

Giusepèn tira in ballo aneddoti e storie su Agosto e mi faceva comprendere che.... dopo tutto, quella vita semplice e non spensierata, un pizzico di nostalgia la doveva suscitare. Poi, un accenno al modernismo ....hanno introdotto il cosiddetto tempo libero, le ferie aggiunte, i "ponti" e il fascino di quell'unico giorno di festa è davvero sparito. Si pensava subito "àa fèa da San Rocu" (alla fiera di San Rocco -16 agosto) che si svolgeva a Magenta o a Oleggio ed era il giorno del "mercato delle vacche" cosiddetto....anche se, lungo le strade, si svolgeva la compra-vendita degli animali; ogni animale....animale da cortile e animali da stalla. Poi, lavoro e lavoro .... in fabbrica e nei campi ...vita grama di fatiche e di rinunce, ma anche vita di semplicità...che si notava sulle rughe di ogni viso, a partire dal mondo bambino.

 

Gianluigi Marcora

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